Intervento di De Vecchi
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Intervento di De Vecchi1

De Vecchi osserva che la difesa del Regio Esercito, assunta da De Bono, è potuta sembrare insufficiente, per la stessa profonda commozione con cui il Maresciallo ha protestato contro l’affermazione di Mussolini doversi attribuire l’infausta sorte delle nostre armi alla mala voglia dei soldati. L’oratore respinge fermamente la tesi mussoliniana. Asserisce che un certo disorientamento della gioventù italiana di fronte a una guerra non sentita, perché priva di idealità, deriva dall’educazione ricevuta. Ricorda che un tale argomento è stato da lui stesso trattato più volte, precedentemente, con Mussolini e nel Gran Consiglio, come anche Balbo ebbe a dichiararsi nel medesimo ordine di idee, nell’ultima seduta dello stesso Gran Consiglio. Cita in prova del cattivo indirizzo formativo delle giovani camicie nere lo spettacolo frequente dei grappoli umani appesi agli autocarri fra urli e canti screanzati, come se quelle volgari parodie dei reparti d’assalto potessero influire utilmente per una preparazione spirituale delle nuove leve ai cimenti e ai sacrifici di una guerra. Afferma che tutta l’intonazione data da Starace a quella azione è stata sostanzialmente di disciplina soltanto esteriore e di effettivo disordine morale. Aggiunge che tuttavia in guerra, lì dove i comandi militari hanno funzionato, la gioventù si è rifatta un’anima con facilità e rapidità sorprendenti, così da offrire splendidi esempi d’eroismo, certamente non meno luminosi dei tanti che ammirammo durante la guerra 1915-18. Non è [pagina manoscritta numerata] 2 dunque vero che gli Italiani non si siano voluti battere.

Egli sostiene che nella presente guerra si è trattato più che mai di una questione di quadri. Se chi comandava difettava di spirito militare, come potevano dimostrarlo i gregari? Anche nelle nomine dei generali è stata attuata molte volte una selezione alla rovescia, perché la Commissione suprema di avanzamento si è trovata spesso di fronte a proposte di promozioni o di rimozioni suggerite da criteri politici, ossia per motivi che non avevano nulla a vedere con l’apprezzamento delle capacità militari.

Conclude ripetendo che, dove sono stati destinati capi male scelti, i gregari non hanno fatto buona prova, mentre egli è ben sicuro dello strenuo valore di questi nei molti casi nei quali i capi hanno corrisposto alle gravi esigenze della situazione bellica.

Note


  1. Un foglio manoscritto con molte correzioni e cancellature, scritto su entrambe le facciate. ↩