Discorso di Mussolini
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INTERVENTI DI ALCUNI MEMBRI DEL GRAN CONSIGLIO1

Discorso di Mussolini2

Mussolini ricorda come la riunione del Gran Consiglio abbia avuto origine3. La convocazione gli è stata chiesta da4 alcuni camerati, che erano stati accompagnati dal Segretario del Partito per ricevere istruzioni circa i rapporti provinciali di cui era stata data notizia alla stampa. Egli accogliendo tale richiesta, si ripromise di fare nella seduta una particolareggiata e documentata relazione sulla situazione militare. La delega per parte del Re5, del comando supremo delle Forze Armate nacque ad iniziativa del Maresciallo Badoglio. A conforto di questa affermazione esibisce i documenti in data 3 maggio 1940 ed una successiva circolare inviata circa 30 giorni dopo. Con essa egli dava comunicazione che assumeva il comando supremo delle Forze Armate6.

Senonché “io sono”, egli afferma, “l’uomo più disobbedito d’Italia”. C’è stata una trasgressione sistematica dei suoi concetti e delle sue direttive. Inoltre7, da parte dei suoi collaboratori, nel settore militare gli sono state spesso riferite8 cose inesatte. Aggiunge testualmente: “Questa è una guerra nella quale la menzogna è all’ordine del giorno”.

Egli sa che gli si attribuiscono molte responsabilità; ma, in sostanza, egli non ha [2] mai diretto la guerra; ha sopra tutto presieduto all’organizzazione logistica di essa9. Soltanto una battaglia, afferma d’aver diretto, in assenza del Maresciallo Cavallero: quella10 di Pantelleria.

L’attuale11 conflitto si può dividere in due nette fasi: una prima, a noi favorevole, che termina con il fallimento dell’“offensiva Rommel”. “Tale fallimento si deve agli affondamenti eseguiti12 dai sommergibili nemici a danno di nostro naviglio mercantile, sia nel golfo di Taranto, sia in aperto Mediterraneo. Le perdite più esiziali sono quelle relative alle petroliere.

La seconda fase, della quale l’iniziativa passa decisamente al nemico, ha inizio il 23 ottobre. Da questo periodo in poi, salvo le eccezioni relative alle iniziative della guerra sottomarina, i nemici continuano a conseguire successi”. A proposito della guerra sottomarina, pone in rilievo come attualmente siano stati escogitati, da parte delle nazioni alleate, particolari sistemi di difesa. “A loro volta i tedeschi stanno studiando sistemi di contromisura”.

Accenna quindi alle nostre ritirate, dall’Egitto alla Tripolitania, fino alla perdita di Tripoli. Fa presente come egli avesse più volte invitato il Maresciallo Cavallero, dopo il fallimento dell’iniziativa di El Alamein, a ripristinare le posizioni difensive sul vecchio confine libico-egiziano13. [prima pagina manoscritta numerata] 2 Egli sa che si fanno risalire a lui molte responsabilità; ma, in sostanza, egli non ha mai comandato le operazioni belliche: ha esplicato quasi esclusivamente un’azione di coordinamento nel campo logistico. Soltanto una battaglia ha diretto, in assenza del Maresciallo Cavallero: quella aeronavale di Pantelleria.

Circa la successione degli avvenimenti, dalla ritirata di El Alamein allo sgombro di gran parte della Sicilia, dichiara che la situazione dell’Africa Settentrionale sarebbe stata ben diversa, qualora fosse stata consentita l’occupazione della Tunisia, allorché fu stipulato l’armistizio con la Francia.

Il fallimento dell’offensiva Rommel è stato cagionato principalmente dagli affondamenti eseguiti dai sommergibili nemici a danno di nostro naviglio mercantile, sia nel golfo di Taranto, sia in aperto Mediterraneo. Le perdite più esiziali furono quelle delle petroliere.

Dal fallimento di quella offensiva, e precisamente dal 23 ottobre, comincia una nuova fase del conflitto, con la quale l’iniziativa passa decisamente al nemico. Da allora, salvo le eccezioni costituite dalle imprese della guerra sottomarina, i nemici continuano a conseguire successi. A proposito della guerra sottomarina, pone in rilievo come attualmente siano stati escogitati, da parte avversaria, nuovi apparati di difesa. A loro volta i germanici stanno studiando sistemi di contromisura. [seconda pagina manoscritta numerata] 3 Il Duce accenna quindi alla nostra ritirata dall’Egitto alla Tripolitania. Fa presente come egli avesse più volte invitato il maresciallo Cavallero, dopo lo scacco di El Alamein, a ripristinare le posizioni difensive sul vecchio confine libico-egiziano. Ma il generale Rommel [pagina dattiloscritta numerata 3, corretto sopra a mano] 4 non ne volle sapere, sostenendo che anche le posizioni che i germanici occupavano presso El Alamein erano difendibili14. Al contrario, “dovemmo ritirarci precipitosamente per la preponderanza delle forze nemiche. Per fortuna le perdite di uomini e di materiale furono limitate”.

Successivamente il Duce15 aveva dato disposizioni affinché si resistesse verso l’altopiano di Homs, la cui posizione geografica avrebbe permesso di difendere Tripoli. “Qui scoppiò16 il dissidio fra Bastico e Römmel, che vedeva sempre la manovra avvolgente di carri nemici. Egli si ritirò con le sue forze verso la Tunisia, e di conseguenza perdemmo anche Tripoli”.

Esprimendo il suo pensiero su Rommel, il Duce lo qualifica un combattente17 coraggioso, sempre nella prima linea con i suoi soldati. Riconosce18 che è pure un grande tattico, ma che, dal punto di vista strategico, non ha nulla da insegnare ai nostri generali. Insiste sull’intrepidezza19 di Rommel e sul suo sistema di comando, molto diverso da quello adottato dal Maresciallo Graziani, il quale20 aveva stabilito il suo quartiere generale a 450 km dalle linee, ed osserva che, quando egli, Mussolini21, si recò in Libia e fece spostare di 50 km in avanti il quartiere generale, fu considerato un temerario.

“In quei giorni avveniva intanto un altro fatto storico di capitale importanza: lo sbarco delle truppe anglo-americane in Africa Settentrionale. Dovemmo quindi fronteggiarle in22 Tunisia, ove incontrammo sempre più serie difficoltà”. Constata che le truppe [pagina dattiloscritta numerata 4, corretto sopra a mano] 5 italiane in Tunisia si sono battute veramente bene, mentre altrettanto non si può dire per ciò che è accaduto altrove23.

Il Duce parla poi della caduta di Pantelleria24. Dopo aver messo in evidenza ch’egli aveva “inventato” quell’isola, fa la storia dei contrasti che sorsero fra lui e i suoi collaboratori militari per le opere di fortificazione da attuare colà25: soprattutto il generale Valle, sottosegretario all’aeronautica, non condivideva il pensiero di lui. “Tuttavia Pantelleria fu munita di tutti i mezzi moderni per ospitare in caverne gli aerei e perché fosse in grado di difendersi. Era una isola assolutamente ‘inespugnabile’26, e lo dimostrano le pochissime perdite che si ebbero in un mese: due morti civili e 58 morti militari”. Da un rapporto dell’ammiraglio27 Jachino si apprende che i 58 morti militari si devono ridurre a 38. “Io ebbi durante i bombardamenti navali ed aerei dell’isola, dall’ammiraglio Pavese, che era comandante della piazzaforte, prima due telegrammi nei quali assicurava che l’Isola affrontava fermamente28 i bombardamenti e si difendeva. Alle 3 del mattino di pochi giorni dopo, ebbi un altro telegramma con il quale, lo stesso ammiraglio, mi segnalava che non avrebbe più potuto resistere, e chiedeva di essere autorizzato alla resa”29. Il Duce30 dichiara di averla autorizzata, perché soltanto due uomini al mondo possono oggi dare disposizione ai loro soldati e al loro popolo di morire sul posto: questi sono Stalin e il Mikado. Confessa con dolore che egli avrebbe visto volentieri diventare Pantelleria la Stalingrado del Mediterraneo31; ma questo suo desiderio non si è realizzato. L’esperienza ha dimostrato che, per un divario inevitabile fra la mentalità marinara e quella dei combattenti terrestri, gli ammiragli non possono tenere il comando a [pagina dattiloscritta numerata 5, corretto sopra a mano] 6 terra. Ciò che è accaduto poi ad Augusta ne è la conferma32.

Passa poi ad esaminare la situazione della Sicilia. Per essa33 non si erano prospettate eccessive preoccupazioni; asserisce che, tuttavia egli non era tranquillo, tanto che aveva stabilito di recarsi colà; ma il viaggio dovette essere rinviato per ragioni di salute34. La difesa, assegnata a divisioni costiere composte di soldati e ufficiali isolani35, non poteva dare serio affidamento. Egli aveva proposto di sostituire tutti gli ufficiali siciliani con altrettanti padani; l’ordine non fu eseguito, forse perché ne mancò il tempo36. “In Sicilia al momento dell’invasione vi erano circa 230 mila uomini del R. Esercito, più reparti di Marina, più reparti di Aviazione, più forze armate germaniche. Erano oltre 300 mila uomini che si trovavano nell’isola. Lo Stato Maggiore era convinto che in 48 ore l’aggressione all’Isola sarebbe stata respinta: contro tale previsione stanno i fatti e, purtroppo, 70 mila prigionieri, fra i quali 5 generali e 2 ammiragli.

Bisogna riconosce37- [pagina dattiloscritta numerata] 6 re che vi è stato uno sbandamento terribile: prima i marinai abbandonarono i loro posti, poi gli avieri poi i soldati; soprattutto quelli dell’isola si toglievano la divisa ed in abito borghese raggiungevano le loro località; talvolta si davano al saccheggio. «Che volete che ci faccia io, quando gli italiani non si vogliono battere?38». Nell’attuale situazione la nuova linea potrebbe essere favorevole per la nostra resistenza, ma, a questo punto, egli vuole riferirsi ancora una volta ad un triste episodio: la caduta di Augusta.

«Augusta è stata presa intatta, l’ammiraglio Leonardi ha fatto saltare la piazzaforte, quand’ancora non si delineava il pericolo. Il nemico ha parlato della ripresa di Augusta: non vi è stata alcuna ripresa, perché Augusta non era mai caduta; il nemico ha avuto le più facili comodità per l’occupazione». Mette anche in evidenza come, nel complesso, la popolazione si sia portata bene; dichiara che ne hanno approfittato solo degli antifascisti che si sono prodigati nel rendere servizio all’avversario. «Allo stato attuale, secondo anche le dichiarazioni del generale Guzzoni, sulla nuova linea che comprende che comprende Sanfratello, Bronte, Randazzo e Acireale, è possibile una strenua resistenza”.

Quanto alla Sardegna, egli dichiara che ivi la truppa è composta di circa 160 mila uomini. “Secondo le previsioni dello Stato Maggiore non è pensabile uno sbarco in Sardegna, e neppure è prevedibile, sempre per dichiarazione dello stesso Stato Maggiore, un ulteriore sbarco nella penisola”.

A questo punto dà let- [pagina dattiloscritta numerata] 7 tura di quanto i germanici39 abbiano fornito all’Italia in materie prime e materiale bellico, e dà la dislocazione delle forze germaniche40 in Corsica, in Sardegna, in Sicilia, nel continente. Inoltre accenna come nell’ultimo colloquio avuto con Hitler questi abbia affermato che qualche altra divisione potrà essere inviata, e dà anche lettura di una lettera inviatagli dal Führer circa le ulteriori possibilità di aiuto da parte della Germania.

Da questo momento il DUCE pone al Gran Consiglio il dilemma: guerra o pace? Resa o resistenza ad oltranza? Constata che il popolo è deluso, ma disciplinato; e fa una lunga dissertazione sulla impopolarità di tutte le guerre. Tratta in modo particolare della conquista dell’Impero e, fra l’altro, dà lettura della lettera inviatagli dal Maresciallo Badoglio il 18 ottobre 1935 circa la presenza della flotta inglese nel Mediterraneo. Afferma che l’Inghilterra fa la guerra all’Italia non al fascismo; che non vi possono essere alternative di pace; che occorre guardarsi dalla politica dell’opportunismo, perché essa non potrebbe produrre nessun mutamento nella situazione41.

[pagina manoscritta numerata] 7 «Augusta, prosegue il Duce, è stata presa intatta. L’ammiraglio Leonardi ha fatto saltare la piazzaforte, quando ancora non si delineava il pericolo. Il nemico ha annunziato la ripresa di Augusta; ma non vi è stata alcuna ripresa, perché Augusta non era ancora stata espugnata, il che è succeduto con ogni facilità e comodità». In tutta la Sicilia è avvenuto un terribile sbandamento. Dietro quella unità [pagina manoscritta numerata] 8 costituita prevalentemente di Siciliani era il caos sociale prodotto dai bombardamenti, con la sospensione di tutti i servizi pubblici, con la distruzione di innumerevoli abitazioni, con la mancanza di viveri, e col conseguente errare qua e là di forse un milione e mezzo di persone, datesi alla campagna perché private improvvisamente di ogni risorsa.

Così è rimasta delusa la speranza che nella difesa del suolo della Patria potesse manifestarsi finalmente una resistenza efficace. È importante notare che la stessa propaganda inglese, la quale tende a valutare altamente gli avversari, perché ciò le giova tanto in caso di vittoria come in caso di sconfitta, e che già aveva ammesso lo strenuo valore della 1ª armata italiana nella battaglia di Tunisia, esprimeva la sua sorpresa per il vuoto di qualsiasi consistenza difensiva da parte nostra in Sicilia. È avvenuto uno sbandamento terribile: prima i marinai hanno abbandonato i loro posti, poi gli avieri, alla fine i soldati, soprattutto i nativi dell’Isola; costoro si toglievano l’uniforme e rivestiti alla peggio raggiungevano i loro paesi e talvolta si davano al saccheggio. Numerosi ufficiali in borghese si sono affollati ai traghetti dello stretto di Messina. Dei tanti che hanno abbandonato i loro posti, uno solo è stato fucilato, un capomanipolo della Milmart, per ordine dello stesso Duce. “Che volete che ci faccia io, quando gli Italiani non si vogliono battere?”

Tuttavia egli osserva che, nel complesso, la popolazione si è portata abbastanza bene. Comunque essa si accorgerà presto del peso dell’occupazione, anche per la requisizione di tutte le riserve di derrate. Dell’invasione hanno profittato solo quegli antifascisti che si [pagina manoscritta numerata] 9 sono prodigati nel rendere servizi agli invasori.

“Allo stato attuale, secondo quanto comunica il generale Guzzoni, sulla nuova linea che comprende Sanfratello, Bronte, Randazzo e Acireale, è possibile una seria resistenza”.

Quanto alla Sardegna, il Duce informa che ivi le nostre forze ammontano a circa 160 mila uomini. “Secondo le previsioni dello Stato Maggiore non è pensabile uno sbarco in Sardegna, e neppure un ulteriore sbarco nella Penisola”.

Espone poi i dati su tutto ciò che la Germania ha fornito all’Italia in materie prime e materiale bellico, e dà la dislocazione delle unità germaniche in Corsica, in Sardegna, in Sicilia e nel continente. Per di più accenna che nell’ultimo colloquio avuto con Hitler questi ha dichiarato che qualche altra divisione potrà essere inviata in Italia, e dà altresì lettura di una lettera inviatagli dal Führer circa maggiori possibilità di aiuto da parte della Germania.

Considerando i coefficienti del riuscito sbarco in Sicilia, taluno potrà domandare perché non fu effettuata una difesa sul mare. Il Duce obietta che in quel momento una sola nave da 35,000 tonnellate era disponibile alla Spezia. Le due corazzate “risuolate” [pagina manoscritta numerata] 10 saranno pronte a Taranto verso la fine di agosto. Se sarà tentato l’attacco alla Sardegna, avremo tre grandi navi da battaglia da impegnare nel combattimento.

A questo punto Mussolini pone al Gran Consiglio il dilemma: - guerra o pace? resa a discrezione o resistenza ad oltranza? Non vi è dubbio che mai alcuna guerra fu popolare, a cominciare da quelle del Risorgimento. Nella guerra 1915-18 vi furono 530,000 disertori, ciò che potrebbe fino a un certo punto dare ragione all’amnistia nittiana. Nella campagna etiopica avemmo pochi, troppo pochi morti; ad ogni modo è da ricordare il momento di depressione causata dall’episodio di Debenguinà. La guerra attuale, poi, ha ragioni e caratteri che non possono essere facilmente compresi dal popolo. Per giudicare la situazione attuale conviene tener presente che l’Inghilterra fa la guerra all’Italia, non al fascismo. Pertanto occorre guardarsi dalla politica dell’opportunismo dell’ultima ora, perché essa non potrebbe produrre nessun mutamento nella situazione.

Aperta la discussione, DE BONO, con voce commossa, protesta contro l’asserzione del Duce circa una diffusa contrarietà a combattere, attribuita ingiustamente ai soldati italiani, come causa delle disgraziate vicende [pagina manoscritta numerata] 11 di questa guerra. Si tratta invece di un complesso di cause molto diverse e non soltanto militari. Fra queste l’oratore indica la crisi degli alti comandi, determinata da una selezione spesso poco felice, come nel caso della promozione del generale C., che ha sorpreso e disgustato tutto l’Esercito. Formula poi alcune domande sull’efficienza delle forze attualmente disponibili, particolarmente aeree.

Note


  1. Archivio centrale dello Stato, Carte Federzoni, fasc.: «Gran Consiglio del fascismo».

    Il fascicolo riunisce i testi dei discorsi tenuti da alcuni membri del Gran Consiglio che votarono l’ordine del giorno Grandi, scritti e consegnati a Federzoni in data non precisabile, ad eccezione di quelli di Grandi e De Marsico che gli vennero inviati nel 1956, come attestano le lettere a cui sono allegati. ↩

  2. Testo di pp. 14, di cui 7 dattiloscritte inframezzate da 7 manoscritte, tutte scritte su una sola facciata e con numerose correzioni e integrazioni autografe di Federzoni, non sempre decifrabili. ↩

  3. Nel testo dattiloscritto: «DUCE spiega come la riunione del Gran Consiglio ebbe origine». ↩

  4. Aggiunto a mano. Nel testo la frase era “Alcuni camerati che erano stati accompagnati dal Segretario del Partito presso di lui per ricevere le direttive circa i rapporti provinciali di cui era stata data notizia alla stampa». Seguono parole cancellate non leggibili. ↩

  5. Nel testo la frase era: “Spiega l’origine del comando supremo delle Forze armate. Esso nacque ad iniziativa del Maresciallo Badoglio”. ↩

  6. A mano, di fianco: «(v. Bastone e Carota)». ↩

  7. Tutto il brano da “Senonché” è aggiunto a mano nel testo sopra a una frase cancellata: «Si sofferma ad illustrare alcune concezione circa la preparazione bellica e il potenziamento delle varie Forze Armate. Sottolinea come i suoi concetti e le sue direttive siano state sistematicamente disobbidite. Inoltre, mette in evidenza come». ↩

  8. Nel testo dattiloscritto: “da parte dei suoi collaboratori in questo settore gli fossero sempre riferite” . ↩

  9. Nel testo dattiloscritto: “Afferma che egli sa che gli si attribuiscono molte responsabilità ma che, in sostanza, egli non ha mai diretto la guerra”. Il seguito è aggiunto a penna. ↩

  10. Nel testo dattiloscritto segue la parola: “navale” cancellata. ↩

  11. Nel testo dattiloscritto: “Dopo altre considerazioni egli dice che l’attuale conflitto…” ↩

  12. Nel testo dattiloscritto: “perpretati”. ↩

  13. Seguono due righe cancellate: “(a questo punto precisa le linee che aveva disegnato, che però sono sfuggite nella relazione verbale)”. ↩

  14. Nel testo dattiloscritto: “Il generale Rommel non ne volle sapere affermando che anche le posizioni che essi occupavano presso El Alamein erano difendibili” ↩

  15. “il Duce “è inserito a mano ↩

  16. Nel testo dattiloscritto: ”nacque” ↩

  17. Nel testo dattiloscritto: “egli lo (parola illeggibile) un soldato” ↩

  18. Nel testo dattiloscritto: ”Afferma” ↩

  19. Nel testo dattiloscritto: “Insiste sul coraggio” ↩

  20. Corretto a mano sopra a “che” ↩

  21. Inserito a mano ↩

  22. Nel testo dattiloscritto: «Occuparci della Tunisia». ↩

  23. Nel testo dattiloscritto: “Vuole osservare come le truppe italiane in Tunisia si batterono veramente bene mentre altrettanto non si può dire per le vicende di quest’ultima battaglia» ↩

  24. Nel testo dattiloscritto: «Accenna quindi alla caduta di Pantelleria» ↩

  25. Nel testo dattiloscritto: «Dopo aver messo in evidenza ch’egli aveva “inventato” tale isola, fa la storia dei contrasti che ebbe con i suoi collaboratori militari per le opere di fortificazione da mettere in atto» ↩

  26. Nel testo dattiloscritto: «Imprendibile» ↩

  27. Nel testo dattiloscritto: «generale» ↩

  28. Nel testo dattiloscritto: «nei quali affermava che l’Isola affrontava coraggiosamente» ↩

  29. Nel testo dattiloscritto: «il comandante mi segnalava che non avrebbe più potuto resistere, e chiedeva la resa» ↩

  30. Nel testo dattiloscritto: «Egli» ↩

  31. Nel testo dattiloscritto: «Afferma, con dolore, che egli avrebbe visto volentieri che Pantelleria fosse diventata la Stalingrado del Mediterraneo». Le due righe che seguono sono aggiunte manoscritte. ↩

  32. Questa riga è aggiunta a mano. ↩

  33. Nel testo dattiloscritto: «Passa successivamente ad esaminare la situazione della Sicilia e della Sardegna. In un rapporto fattogli dal generale Ambrosio il 7 maggio si afferma che la Sardegna si può difendere benissimo e che non debbono esserci preoccupazioni eccessive per quest’isola. Anche per la Sicilia» ↩

  34. Nel testo dattiloscritto: «tantochè aveva stabilito un suo viaggio che dovette essere rinviato per ragioni di salute» ↩

  35. Nel testo dattiloscritto: «La Sicilia, difesa da divisioni costiere composte di soldati e ufficiali locali» ↩

  36. Nel testo dattiloscritto un intero periodo cancellato: «Inoltre egli afferma come la situazione anche per le truppe combattenti fosse resa più difficile dal caos esistente in Sicilia per la popolazione che sparsasi nelle campagne dopo i bombardamenti aerei, costituiva un notevole impedimento per i movimenti militari» ↩

  37. Le due parole sono cancellate. ↩

  38. Nel testo dattiloscritto: «I Tedeschi si sono battuti molto bene ma la popolazione civile si è sbandata» ↩

  39. Nel testo dattiloscritto: «tedeschi» ↩

  40. Nel testo dattiloscritto: «tedesche» ↩

  41. Nel testo dattiloscritto: «che occorre guardarsi dalla politica dell’opportunismo, perché essa non potrà procurare nessuna solidarietà» Seguono sei righe cancellate: «Prendono successivamente la parola i camerati De Bono, Farinacci, De Vecchi, Bottai, Grandi, Polverelli, Farinacci, Ciano, Farinacci, De Marsico, Federzoni, Bignardi, Bastianini, Biggini, Galbiati. Quindi il DUCE, sui vari argomenti e sulle osservazioni che sono state mosse dai camerati sopracitati, fa» ↩