第二章:9月8日的国家浩劫
Capitolo secondo: La catastrofe nazionale dell'8 settembre
9月15日,在墨索里尼与希特勒结束最后一次会谈后,德国广播电台播发了他签署的五道“政府每日训令”1。第一道训令“致全意大利忠诚同志”,宣告“自今日9月15日起”,他已重新担负起“意大利法西斯主义的最高领导职责”。第二道训令宣告任命亚历山德罗·帕沃利尼为国家法西斯党临时书记,“该党自即日起更名为法西斯共和党”。由此,意大利社会共和国(Rsi)的建立得到了间接预告;9月18日晚,墨索里尼在获释后的首次演说中,通过慕尼黑广播电台的麦克风亲自宣布了这一政权的成立2。约十天后,官方最终通报称,共和政府的第一次会议已于27日在罗卡代莱卡米纳泰举行。
这些公告所激起的社会反响,构成了一个首要的参照坐标,使我们得以超越对立的神话与陈词滥调,去探究在那些日子里意大利究竟发生了什么,9月8日究竟意味着什么,以及它究竟在多大程度上深刻影响了意大利人、影响了他们面对局势的态度以及对停战公告所作出的反应。
撇开人数有限但动机极其强烈的法西斯与反法西斯群体不谈(他们原本也没有等到9月15日才开始行动),完全可以说,对于绝大多数意大利人而言,相较于停战为其开启的物质与精神惨剧,这些宣告仅仅具有次要意义:停战宣告后德国人雷霆般的迅捷反应;国王及其家族、巴多格里奥、安布罗西奥及绝大部分军队最高统帅部成员仓皇逃离罗马(绝大多数人当即毫不含糊地将其定性为“逃跑”);驻扎在占领区领土上的军队被彻底遗弃、任其自生自灭;而本土军队则在毫无明确指令的情况下陷入瓦解,任凭德国人摆布宰割。在此种背景下,墨索里尼的重返政治舞台,在绝大多数意大利人最初看来几乎是一件无足轻重的小事。更何况在随后的数日里,许多人根本不相信这是真的(人们往往认为这位“领袖”不可能接受在德国人的刺刀尖上重返政权),甚至以为他早已身亡,不过是德国人借用其名号来制造混乱、收买党羽而已。即便是“领袖”在慕尼黑广播电台发表的演说,也未能彻底驱散这一疑虑——演说的语调与他往昔迥异,多处甚至显得萎靡低沉;一方面在叙述个人从被捕至获释的经历上过于私化,另一方面在政治上又显得极其软弱(将战败的全部责任一股脑归咎于国王的“背叛”、军方的背叛以及种种“包袱累赘”),加之其发言的嗓音,尤其是在开篇部分,听起来甚至根本不像他本人的声音,无论如何都让人联想到一个彻底垮掉、病入膏肓的虚弱之人3。以至于在彼时已由德军管制的若干报纸中,似乎也隐约透露出对其真实性的疑窦4。至于能立即预见到墨索里尼重返政治舞台和建立意大利社会共和国将带来何等严重后果的人,则寥寥无几。他们的人数,显然远少于一个月后因南方政府向德国宣战的消息而目瞪口呆、惊恐万状的人数。这一现象不足为奇。面对军队的彻底解体与德军反扑的迅雷不及掩耳,笼罩在整个国家心头的唯有惊骇与恐惧;在这两重情感面前,其余一切皆显得微不足道、无关紧要。不仅民众群体如此,一部分反法西斯力量亦复如是。正如意共驻博洛尼亚政治负责人朱塞佩·阿尔贝尔甘蒂在12月向党中央提交的报告中所写道的那样,不仅“军事将领的背叛”瓦解了群众的斗志,“群众对占领行径仅仅作出了消极反应”,而且“就连党本身也未能迅速而坚决地应对局势;不如说,党同样承受了这种消沉意志的压抑”5。
Il 15 settembre, dopo l'ultimo colloquio di Mussolini con Hitler, la radio tedesca trasmise cinque «ordini del giorno del governo» da lui firmati1. Il primo, «ai fedeli camerati di tutta Italia» rendeva noto che «a partire da oggi, 15 settembre», egli aveva riassunto «la suprema direzione del fascismo in Italia». Il secondo rendeva a sua volta nota la nomina di Alessandro Pavolini a segretario provvisorio del Pnf, «il quale assume d'ora innanzi la dizione di Partito repubblicano fascista». Veniva cosí indirettamente anticipata la costituzione della Rsi, che sarebbe stata annunciata personalmente da Mussolini la sera del 18 dai microfoni di radio Monaco nel corso del suo primo discorso postliberazione2. Una decina di giorni dopo infine veniva comunicato che il 27 aveva avuto luogo alla Rocca delle Caminate la prima riunione del governo repubblicano.
Le reazioni suscitate da questi annunci costituiscono un primo punto di riferimento per cercare di capire – al di là dai miti e dai luoghi comuni contrapposti – cosa realmente avvenne in Italia in quei giorni, cosa significò l'8 settembre e quanto esso incise sugli italiani, sul loro atteggiamento rispetto alla situazione e alle reazioni suscitate dall'armistizio.
A parte gruppi, limitati ma fortemente motivati, di fascisti e di antifascisti che, del resto, non avevano atteso il 15 settembre per mettersi in movimento, si può ben dire che per la maggioranza degli italiani questi annunci ebbero un valore secondario rispetto al dramma materiale e morale apertosi per essa con l'armistizio, la fulminea reazione tedesca al suo annuncio, la precipitosa partenza (subito dai piú definita senza mezzi termini fuga) da Roma del sovrano e della sua famiglia, di Badoglio, di Ambrosio e di gran parte dei vertici militari, l'abbandono al loro destino delle truppe dislocate nei territori d'occupazione e la dissoluzione di quelle in Italia, lasciate senza ordini precisi in balia dei tedeschi. In questo contesto il ritorno alla ribalta di Mussolini apparve sulle prime alla maggioranza degli italiani un fatto quasi secondario. E ciò tanto piú che per vari giorni molti non vi credettero (spesso non ritenendo possibile che il «duce» accettasse di tornare al potere sulle punte delle baionette tedesche), pensarono che egli fosse morto e che i tedeschi utilizzassero il suo nome per seminare confusione e cercare di guadagnarsi dei sostenitori. Una idea, questa, che non fu completamente dissipata neppure dal discorso del «duce» da radio Monaco, cosí diverso nel tono dai suoi soliti, qua e là addirittura dimesso, per un verso troppo personalizzato (nella parte dedicata alla sua vicenda dall'arresto alla liberazione), per un altro troppo debole politicamente (nell'attribuzione cioè di tutte le responsabilità della sconfitta al «tradimento» del re, dei militari e dei «pesi morti») e pronunciato con una voce che, specie all'inizio, non sembrava neppure la sua e che, comunque, faceva pensare ad un uomo irrimediabilmente prostrato e malato3. Al punto che persino da alcuni giornali, ormai sotto controllo tedesco, sembra trasparire qualche dubbio sulla sua autenticità4. Molto meno numerosi furono coloro che valutarono subito la gravità delle conseguenze che avrebbero avuto il ritorno di Mussolini sulla scena politica e la costituzione della Rsi. Certo meno numerosi di coloro che, invece, da lí a un mese, sarebbero rimasti sbigottiti ed atterriti alla notizia che il governo del sud aveva dichiarato guerra alla Germania. Né la cosa può meravigliare. Di fronte al completo sfascio dell'esercito e alla tempestività della reazione tedesca ciò che caratterizzava lo stato d'animo del paese erano lo sbigottimento e la paura; di fronte ad essi tutto il resto sembrava secondario, irrilevante. E non solo agli occhi delle masse, ma anche di una parte dell'antifascismo. Da un rapporto che il responsabile politico del Pci a Bologna, Giuseppe Alberganti, inviò nel dicembre alla direzione del partito si legge infatti non solo che «il tradimento dei capi militari» aveva demoralizzato le masse, «le quali non reagirono che passivamente all'occupazione», ma che «neppure il partito seppe reagire con prontezza e decisione alla situazione; si può dire invece che il partito subí questa depressione»5.
曾欢庆7月25日事变的大众抗议游行,仅对极少数人具有政治意义(即爱国与反法西斯诉求);对绝大多数人而言,这首先是一种解脱:数月来一直将战争视为梦魇的人们,在情感深处将墨索里尼的倒台本质上看作是战争的终结。在这样一种心理氛围下,巴多格里奥那句“战争继续”的声明,仅仅激起了一丝困惑的阴影:即便在统治精英阶层中,也极少有人真正意识到达成停战协议将给这个国家带来多么巨大的困境与极端严重的危险——这个国家正处于一个盟友的猜疑中心,该盟友早在墨索里尼被逐出政权前就已对其疑窦丛生,如今更认定其背叛已成定局;与此同时,这个国家还面对着一个敌人,三年来在战争中积聚的敌意与昔日传统的偏见及宿怨叠加在一起,正企图从意大利的投降中榨取一切可能的好处。然而在当时,热情压倒了困惑与疑虑,使绝大多数人坚信和平的到来只是数日之间的事情。7月28日佛罗伦萨市民的盛大狂欢极具代表性,当时坊间突然传出停战已经达成的谣传。深究起来,彼时在工业部门爆发的大规模罢工(尽管左翼政党尤其是共产党人极力介入并试图将其赋予政治色彩)在本质上也别无二致:这些罢工与其说是严格意义上的政治行动,毋宁说再次主要是由产业工人及其家庭日益严峻的生存处境所引发,与几个月前罢工的唯一实质区别在于,随着法西斯的倒台,通过罢工停工来争取提高薪资,同时也成为了一种呼吁和平的表达方式。
Le manifestazioni popolari che avevano salutato il 25 luglio solo per una minoranza avevano avuto un carattere politico: patriottico e antifascista; per la maggioranza erano state soprattutto un fatto liberatorio: l'espressione dello stato d'animo di chi da mesi viveva ormai la guerra come un incubo e percepiva la caduta di Mussolini essenzialmente come la fine della guerra. In questo clima psicologico l'affermazione di Badoglio «la guerra continua» non aveva costituito che un'ombra di sconcerto: pochi, anche a livello delle élites dirigenti, si erano resi conto veramente delle enormi difficoltà e dei pericoli gravissimi che la conclusione dell'armistizio avrebbe comportato per un paese al centro dei sospetti di un alleato che, già prima dell'estromissione di Mussolini, aveva guardato ad esso con diffidenza e che ora ne dava per scontato il tradimento, e di un nemico sul quale l'animosità maturata in tre anni di guerra si sommava al peso di vecchi, tradizionali pregiudizi e rancori e che voleva trarre dalla resa italiana tutti i vantaggi possibili. Sul momento l'entusiasmo aveva però avuto per i piú il sopravvento sullo sconcerto, sulla perplessità e fatto credere che la pace fosse questione di giorni. Significativa è a questo proposito l'imponente manifestazione di giubilo dei fiorentini, il 28 luglio, allorché si era improvvisamente diffusa la voce che era stato concluso l'armistizio. Né, a ben vedere, carattere sostanzialmente diverso aveva avuto – nonostante gli sforzi dei partiti di sinistra e specie dei comunisti di inserirvicisi e di politicizzarli – gran parte degli scioperi che si erano verificati nell'industria; questi infatti piú che politici in senso proprio erano stati ancora una volta provocati soprattutto dalle sempre piú precarie condizioni di vita delle maestranze e delle loro famiglie e l'unica differenza reale rispetto a quelli di alcuni mesi prima era stata costituita dal fatto che – caduto il fascismo – incrociare le braccia per ottenere miglioramenti salariali diventava anche un modo per chiedere la pace.
然而,伴随着数周过去和平仍杳无踪影,这一心态逐渐演变为一种以沮丧和士气低落为主的情绪,并化为对时局走向日益忧虑的观望与等待。促成这一转变的因素包括:盟军在7月25日后短暂停歇之后重新恢复的轰炸(尤其是对热那亚、都灵、米兰和罗马的大规模狂轰滥炸);诸多地区粮食供应困境的进一步加剧;军方在民众流露出不满情绪的最初征兆以及为防范共产党渗透时所采取的残酷镇压手段(频繁动用武器维持公共秩序);以及最后,对德军源源不断开入新部队所产生的巨大忧虑6。
A far evolvere questo stato d'animo in una sorta soprattutto di frustrazione e di demoralizzazione e in un senso di attesa sempre piú preoccupata degli eventi avevano però provveduto, insieme al trascorrere delle settimane senza che la pace arrivasse, la ripresa, dopo l'interruzione nei giorni immediatamente successivi al 25 luglio, dei bombardamenti alleati, particolarmente massicci su Genova, Torino, Milano e Roma, l'aggravarsi in molte zone delle difficoltà alimentari, la durezza con la quale l'esercito, ai primi segni di malumore popolare e per prevenire infiltrazioni comuniste, prese ad intervenire, facendo spesso uso delle armi, per assicurare l'ordine pubblico e, infine, la preoccupazione per il continuo afflusso di nuove forze tedesche6.
7月27日,一份专门分析法西斯倒台次日意大利局势及其可预见演变趋势的英国文件7将意大利公众舆论定义为“士气极度低落,以至于可以断定其民气已绝无振作之可能”。在主管意大利事务的盟军情报部门中,极少有评估能够如此现实主义地把握和理解意大利的社会实情。固然应当充分考虑到构成这一现实的各种特殊动因,但若客观审视巴多格里奥政府统治的四十五天期间占据主导地位的心态(在此期间,正如敏锐的观察家、斯特法尼通讯社社长罗伯托·苏斯特所言,时间拖得越久,唯一的真实期盼就唯有和平,“再也没有人看到任何翻盘乃至抵抗的希望,人人都拒绝再承受毫无意义的杀戮”8),人们便会清醒地认识到:一旦宣布停战协议达成,局势的急转直下只能进一步加剧意大利人、尤其是平民大众在根本上的消极被动,而这种被动正是该心态的外在体现。尽管在若干地区,消息传来时曾激起阵阵欢呼热浪(并非所有地方皆然,例如9月9日的都灵,“报纸以醒目大字登载投降消息”,但“人们看上去只顾自扫门前雪”,即便从麻木中回过神来,也只是为了去斥责某些叫嚷背叛、号召重拾战斗的法西斯分子9),但这些欢腾绝不应被误读。除了一部分人心中充斥着迷茫与耻辱感之外(皮埃罗·卡拉曼德雷在9月10日写道:“我惊异地发现,即便在平民草根之中,对停战的耻辱感竟也如此强烈”10),在绝大多数情况下,意大利人的心态主要由两种几乎毫无政治色彩的情感所主导。因为,即便我们完全可以说当时存在着一种近乎普遍的脱离法西斯倾向以及同样根深蒂固的反德敌意,但塞尔焦·科塔在论述时无疑是正确的——他指出,这种“反法西斯与反德的一致性……在群众中多半仍处于消极被动状态,并汇聚为一种对和平的普遍渴望;这种渴望固然极为广泛,且孕育着未来的无限潜能,但在彼时当下却依然处于惰性状态”11。
Il 27 luglio un documento inglese dedicato all'analisi della situazione italiana all'indomani della caduta del fascismo e alla sua prevedibile evoluzione7 aveva definito l'opinione pubblica «cosí demoralizzata che si può escludere che gli spiriti si risollevino». Pochissimi giudizi dei servizi alleati competenti per l'Italia appaiono improntati ad una conoscenza e comprensione della realtà italiana cosí realistica. Pur tenendo infatti in tutto il dovuto conto le varie motivazioni particolari che concorrevano a costituire questa realtà, se si esamina con attenzione e senza priorismi lo stato d'animo predominante nel corso dei quarantacinque giorni del governo Badoglio (durante i quali, piú tempo passava, piú, per dirla con un attento osservatore quale era il direttore dell'Agenzia Stefani Roberto Suster, l'unica vera aspirazione era quella alla pace e «nessuno vede piú alcuna possibilità di riscossa e neppure di resistenza e tutti si rifiutano di sottostare ad un massacro inutile»8) ci si rende conto che il precipitare della situazione, appena fu resa nota la conclusione dell'armistizio, non poteva che aggravare negli italiani e in particolare nelle masse popolari la passività di fondo nella quale si traduceva questo stato d'animo. Gli scoppi di entusiasmo che in alcune località (non in tutte, ché a Torino, per esempio, il 9 settembre, mentre «i giornali portavano in grossi titoli la resa», «la gente aveva l'aria di pensare ai fatti suoi» e se usciva dal torpore era per prendersela con qualche fascista che parlava di tradimento ed esortava a riprendere la lotta9) accolsero la notizia dell'armistizio non devono trarre in inganno. A parte coloro nei quali prevaleva un senso di smarrimento e di vergogna («rimango sorpreso di sentire come è potente anche nella gente umile la vergogna dell'armistizio» annotava il 10 settembre Piero Calamandrei10), nella stragrande maggioranza dei casi lo stato d'animo degli italiani era caratterizzato da due sentimenti che ben poco avevano di politico. Ché, se certamente si deve parlare di un pressoché generale distacco dal fascismo e di un'altrettanto radicata ostilità verso i tedeschi, ha indubbiamente ragione Sergio Cotta quando afferma che però l'«unanimità antifascista e antitedesca... restava piú che altro passiva nelle masse e sfociava in un desiderio di pace, capillarmente diffuso e gravido di potenzialità future, ma sul momento ancora inerte»11.
至于这些潜在力量在随后究竟以何种程度、何种形式转化为实际行动与积极立场,我们将在后文详述;眼下,为了理解9月8日之后该国的心理、道德(及政治)状况,以及这种心态对大众群体(乃至军队,盖因军队如雪融于日般的瓦解绝非仅仅归咎于高级指挥部和军官的作为)行为所造成的后果,我们认为关键在于阐明:那种渴盼彻底摆脱战争梦魇的愿望(无论人们认为这种愿望是多么幼稚、多么非理性,但作为一切庞大集体心态的通性,它非但不因非理性而减弱,反而愈显强烈),对此种心理状态施加了决定性的重压。然而,这种愿望——至此我们便触及了绝大多数意大利人在闻悉停战消息时最为显著的第二种情感——伴随着一种普遍弥漫的恐惧与不确定感12,不可避免地加剧了人们滑向消极被动、疏离政治事态以及只求自保的心理倾向。起初,这种情绪因一种混合着确信、希望与自欺的心态而有所缓解,人们以为英美军队即将在各地全面登陆,而正如德军最初的调动所暗示的那样,德国人正准备即便不完全撤出、也至少撤出意大利的大部领土;然而在极短的时间内,恐惧与不确定感便开始急剧增强并扩散蔓延。事实上,不到十天的时间便足以昭示事态正在朝着截然相反的方向发展:停战即便终结了战争的一个阶段(除西西里岛外,该阶段此前一直在本土以外进行),却开启了另一个阶段,且可能是一个更为惨烈的阶段。在这一新阶段中,极少有人感到自己必须表明阵营立场,更极少有人打算采取积极行动,绝大多数人唯一关心的只是个人生存以及在各方之间隐匿避祸,静待着随着盟军的到来(在人们眼中,盟军被想象得远比其实际情形更为强大而富有攻势13),那些渴盼已久的牺牲与危险的终结,以及和平的最终降临14。当时的三则记录极为生动地展现了这种心态——尤其是考虑到其作者在知识养成与思想文化上的深刻差异:第一则出自彼得罗·南尼日记,记载了罗马当时的景象;其余两则更具普遍性质,一则出自苏斯特日记,另一则出自博纳文图拉·泰基的日记(泰基是极少数在7月25日虽为法西斯倒台而欣喜,却因意大利陷入“政治与军事上的可怕悲剧境地”——“或许是数百年未遇之最险恶危局”——而深感窒息与痛苦的知识分子之一,他在9月8日之后所展现出的理解,虽得出了与法西斯分子不同的结论,却直面了国王与巴多格里奥因其行径导致意大利丧失名誉的深刻道德惨剧);再有一则出自安东妮塔·诺加拉的一封信函,她是曾在意大利复兴运动中扮演重要角色的自由派天主教传统的典型代表。
Se, in quale misura, in quali forme queste potenzialità si sarebbero tradotte successivamente in effettivi comportamenti e in prese di posizione attive vedremo piú avanti; per il momento, quello che ci pare importante per capire la condizione psicologica, morale (e politica) del paese all'indomani dell'8 settembre e le conseguenze di questo stato d'animo sul comportamento delle masse (e dell'esercito, ché la sua liquefazione come neve al sole non può essere spiegata solo con il comportamento dei comandi superiori e degli ufficiali) è mettere in chiaro il peso decisivo che su tale stato d'animo ebbe il desiderio – ingenuo e irrazionale quanto si vuole, ma, come tutti i grandi stati d'animo collettivi, non per questo meno potente – di uscire finalmente dall'incubo della guerra. Un desiderio – e arriviamo cosí al secondo dei due sentimenti che avevano maggiormente contraddistinto lo stato d'animo della stragrande maggioranza degli italiani alla notizia dell'armistizio – che si accompagnava però a un sentimento diffuso di paura e di incertezza12, che non poteva non accrescere la tendenza alla passività, ad estraniarsi dalle vicende politiche e a preoccuparsi solo di se stessi. Mitigato, all'inizio, da un misto di convinzione, di speranza e di autoillusione che gli anglo-americani stessero per sbarcare un po' dappertutto e che i tedeschi, come i loro primissimi movimenti lasciavano pensare, si accingessero a ritirarsi, se non da tutto, almeno da gran parte del paese, in pochissimo tempo questo sentimento aveva preso a rafforzarsi e ad estendersi. Meno di una decina di giorni era bastata infatti a rendere evidente che le cose si muovevano in tutt'altro senso: l'armistizio, se aveva posto fine ad una fase della guerra (combattuta, salvo che in Sicilia, fuori dal territorio nazionale), ne aveva aperta un'altra, probabilmente anche piú drammatica. Una nuova fase nella quale pochi sentivano di dover fare una scelta di campo e pochissimi intendevano impegnarsi in modo attivo, ché la gran maggioranza si preoccupava solo della propria sopravvivenza e di defilarsi rispetto a tutti, in attesa che con gli eserciti alleati (considerati assai piú forti e dinamici di quanto realmente fossero13) giungessero l'agognata fine dei sacrifici e dei pericoli e la pace14. Tre notazioni di quei giorni, la prima tratta dal diario di Pietro Nenni e riferentesi alla situazione a Roma, le altre, a carattere piú generale, tratte, una dal diario di Suster, l'altra dal diario di Bonaventura Tecchi, uno dei rarissimi intellettuali che già il 25 luglio, pur gioendo per la fine del fascismo, era stato preso da un senso d'angoscia per «la tremenda tragica posizione politica, militare» – «forse la piú difficile da secoli e secoli» – nella quale l'Italia si veniva a trovare e che dopo l'8 settembre mostri di comprendere – pur traendone conclusioni diverse da quelle che traevano i fascisti – il dramma morale dell'onore che con il loro comportamento il re e Badoglio avevano fatto perdere all'Italia; l'altra ancora da una lettera di Antonietta Nogara, una tipica rappresentante di quel cattolicesimo liberale che tanta parte aveva avuto nel risorgimento, rendono bene – specie se si pensa alla profonda diversità di formazione e di cultura dei loro autori – questo stato d'animo.
“罗马正在逐渐适应新的事态,”南尼在9月13日写道15,“因[罗马城向德国人]投降而激起的义愤也正在消退。人们依然热切期盼着英军登陆,谈论得如同就在眼前一般。正是这种对登陆的指望,以及对英美军队从南方推进的指望,成了人们的寄托,而非依靠我们自身。”
“驻扎在我们村镇的近卫步兵展现出了何等的一番景象啊!”泰基在9月10日至14日间于其位于上拉齐奥的乡间庄园“维尼奥洛”写道16,“我永生难忘。我真恨不得把自己的眼睛剜出来,免得看到这幅惨状。一支分崩离析的军队,没有长官,没有武器,没有纪律,如今只剩下一个念头:不再为任何人、因任何缘由打仗了——这是人类肉眼所能见到的最悲惨的景象之一……
我不停地同来自近处和远处的士兵们交谈。全都是千篇一律的陈述:遗弃武器,遗弃营地与营房(里面往往还留有数百名士兵),仅仅面对区区几个德国人的勒令便束手缴械。今晚我在镇上碰见一群近卫步兵:溃散无章,手无寸铁,肩上背着‘平民式’的包裹和提箱,喧嚣吵嚷。我把头扭向一边,不忍卒读。我们的军队如同阳光下的浓雾一般消散殆尽。而这一切——尽管我也在努力寻找其合理解释,有时甚至能体会到其现实权宜:溃散总比同德国人合作强——却让我满心悲怆……到处都能听见人们在抱怨缺乏有效武器。这是真的吗?这‘全部’都是事实吗?难道这就是足以解释这支军队骇人听闻的士气崩塌的充分理由吗?……真正让我痛心疾首、痛不欲生的是,不仅一切都输光了,而且首先输掉的是荣誉与尊严,是他人的尊重:所有人的尊重。如今,一场竞相鄙夷意大利人的狂潮已然拉开序幕。”
Roma – scriveva il 13 settembre Nenni15 – va adattandosi al nuovo stato delle cose. Anche lo sdegno sollevato dalla capitolazione [della città ai tedeschi] si dilegua. È sempre viva l'attesa di uno sbarco inglese di cui si parla come di cosa imminente. Ed è sullo sbarco che si conta e sull'avanzata degli anglo-americani dal sud, non in noi stessi.
Quale spettacolo dànno i granatieri di stanza al nostro paese! – annotava tra il 10 e il 14 settembre Tecchi al «Vignolo», la sua proprietà di campagna nell'Alto Lazio16 – Non potrò mai dimenticarlo. E vorrei strapparmi gli occhi per non vedere. Lo spettacolo di un esercito in rovina, senza capi, senza armi, senza disciplina, con una sola volontà ormai: non combattere piú per nessuno, per nessuna ragione – questo è uno dei piú miserandi spettacoli che occhio umano possa vedere...
Non faccio che parlare con militari, venuti da vicino e da lontano. Tutti la stessa storia: armi abbandonate, accampamenti e caserme abbandonate, spesso con centinaia di uomini dentro, davanti all'ingiunzione di un numero esiguo di tedeschi. Ho incontrato stasera una frotta di granatieri per il paese: sbandati, senza armi, con sacchi e valigie «borghesi» sulle spalle, schiamazzanti. Mi son voltato dall'altra parte, per non vedere. Il nostro esercito si è dissolto come nebbia al sole. E questo – benché anch'io cerchi di rendermene ragione e qualche volta ne intuisca l'opportunità: meglio dissolversi che cooperare con i tedeschi – mi riempie di dolore... Da ogni parte si ode lamentare la mancanza di armi efficienti. È vero? È «tutto» vero? Ed è un motivo sufficiente per spiegare lo spaventoso collasso morale dell'esercito?... Quello che mi fa impazzire di dolore è che non solo si sia perduto tutto ma, prima di tutto, l'onore, la stima: la stima di tutti. Ora è aperta la corsa a chi piú ci disprezza.
“平民人口、广大意大利群众的心理状态,”苏斯特在10月4日的日记中写道17,“正承受着最为严峻和令人心力交瘁的煎熬。意大利实际上已不复存在,人们被迫要么倒向德国人,要么倒向英美人,而绝大多数人觉得自己既不属于这一方,也不属于另一方。人们每天都更加清晰地感到自己坠入了一个无底深渊,如今已没有任何人力能将我们从中解救出来。意大利人陷入绝望四散奔逃,逃往山林,藏入地窖,用双手捂住眼睛,什么也不想知道,什么也不愿看见。这是一个陷入极度疲惫与衰竭的民族,他们瘫倒在地,团结一致地等待着命运——即便是最可怕的厄运——彻底降临。”
“我们为民众的冷漠逃避感到无比沮丧,”诺加拉于11月5日从其身处的科莫湖畔写给身在罗马的母亲的信中谈道18,“民众对一切都过分随遇而安,忘却了一切爱国情操:既无反抗之力,亦对一切漠然视之。这极大地打击了少数人的士气(这批人起初看似众多,但随后渐渐流失瓦解),他们曾付出巨大心血维系这簇火种;然而一遇初步险阻,一切便土崩瓦解,留给那寥寥无几者的唯有无尽的苦涩幻灭。”
若考察身处意大利的中立国观察家和记者对当时主导心态的描述,整个图景亦未发生实质改变。在瑞士《洛桑公报》(埃德蒙·R.,《年终对外评述》,1943年12月30日)基于自意大利抵瑞人员带来的见闻所作的年度总结中,将意大利民众描绘为“仿佛不知该向何方神圣祈求庇佑,意志消沉、麻木不仁、深陷苦难”,这堪称是所有此类描述中最具代表性的写照。
盟军在宣告停战之际所付诸实施的唯一具有实质规模的军事行动——然而该行动早在墨索里尼倒台后、艾森豪威尔知晓停战试探启动前便已决定——乃是在萨莱诺湾实施的登陆战役;但在战略层面上,该战役迅速被证明是一场挫败。登陆地点的选址使从卡拉布里亚向北撤退的德军完全无需承担退路被切断的风险,其一部兵力甚至得以抽调出来,用以加强遏制盟军滩头阵地的作战。在萨莱诺,尽管美军拥有压倒性的海空支援(美军恰恰唯有仰仗这些支援才未被赶下大海),其行动却表现得如此笨拙和审慎,以至于凯塞林原本因担忧萨莱诺登陆会伴随有在罗马周边及以北近邻区域的海空联合登陆,一度濒临执行德军最高统帅部(OKW)撤至亚平宁山脉甚至波河防线的既定指令,此时不仅得以彻底遏制敌军的纵深推进,更反夺战略主动权,为随后数月构筑南部战线奠定了基石(盟军直至次月初才攻占那不勒斯,在10月18日渡过沃尔图诺河后,更被迫在‘古斯塔夫防线’前受阻停滞直至次年5月),并同时占领了罗马,从而确保了德军与北方的战略交通命脉19。
Lo stato d'animo della popolazione, della grande massa degli italiani – annotava a sua volta il 4 ottobre Suster17 – viene sottoposto alla piú dura e sfibrante prova. L'Italia ha praticamente cessato di esistere e bisogna essere o per i tedeschi o per gli anglo-americani, mentre la stragrande maggioranza non sente di essere né per gli uni né per gli altri. Si ha ogni giorno la sensazione piú precisa di essere precipitati dentro un baratro senza fondo, dal quale ormai non esiste alcuna forza umana che possa trarci. E gli italiani scappano disperati, scappano sui monti, si nascondono nelle cantine, si coprono gli occhi con le mani, non vogliono piú sapere niente, vedere niente. È un popolo che, al colmo della stanchezza e dell'esaurimento, si getta a terra e attende unito che il destino, anche il piú terribile, si compia.
Siamo avviliti per l'assenteismo della popolazione – scriveva il 5 novembre dal lago di Como, dove si trovava, alla madre a Roma la Nogara18 – che troppo si adatta a tutto e dimentica ogni sentimento d'amor patrio: non ha piú la forza di reagire ed è indifferente a tutto. E questo demoralizza quei pochi (che prima sembravano tanti ma che a poco a poco si sono squagliati) che hanno fatto tanto per tener viva la fiamma: alle prime difficoltà si è sgretolato tutto e a quei pochi non è rimasta che un'amara delusione.
Né il quadro cambia sostanzialmente se ci si rifà all'immagine che dello stato d'animo predominante davano gli osservatori, i giornalisti neutrali in Italia. Valga per tutti la descrizione del popolo italiano «comme ne sachant plus à quel saint se vouer, découragé, apathique, profondément malheureux» che, sulla base delle notizie portate in Svizzera da coloro che venivano dall'Italia, la «Gazette de Lausanne» (Edm. R., L'anne 1943 au dehors) dette il 30 dicembre 1943 in sede di bilancio dell'anno che finiva.
L'unica consistente operazione militare messa in atto dagli Alleati in concomitanza con la proclamazione dell'armistizio – ma decisa subito dopo la caduta di Mussolini e prima che Eisenhower venisse a conoscenza dell'inizio dei sondaggi per esso – era stato lo sbarco nel golfo di Salerno, che si era però dimostrato subito, sotto il profilo strategico, un fallimento. La zona prescelta per lo sbarco aveva infatti consentito alle truppe tedesche, che dalla Calabria risalivano verso nord, di non correre il rischio di vedersi tagliare la strada della ritirata e una loro parte aveva potuto addirittura essere destinata a rafforzare quelle impegnate a contenere la testa di ponte. A Salerno poi, nonostante il massiccio appoggio aeronavale di cui disponevano (e solo grazie al quale non furono ributtati a mare), gli americani si erano mossi con tale inettitudine e cautela che Kesselring – che, temendo che a quello nel golfo di Salerno si accompagnassero altri sbarchi, dal mare e dal cielo, nelle zone vicine e immediatamente a nord di Roma, era stato all'inizio sul punto di attuare le disposizioni dell'OKW e di ritirarsi sugli Appennini se non addirittura sulla linea del Po – aveva potuto non solo bloccare la penetrazione nemica, ma prendere l'iniziativa strategica, gettare le basi di quello che sarebbe stato per mesi il fronte meridionale (gli Alleati avrebbero raggiunto Napoli solo all'inizio del mese successivo e, superato il Volturno il 18 ottobre, si sarebbero dovuti fermare a ridosso della «linea Gustav» sino al maggio dell'anno dopo) e, insieme, occupare Roma, garantendosi cosí le comunicazioni con il nord19.
在首都周边,意德双方的兵力对比表面上看完全偏向意方:六个意大利师对阵两个德国师。然而在不到三天的时间里,凯塞林便彻底掌控了这一局势。在罗马周边的若干地带以及罗马市区内部(特别是圣保罗门一带),虽然爆发了武装冲突,但意大利军队的主力并未投入交战并迅速瓦解;凯塞林得以凭借轻而易举的手段(包括威胁炸毁引水渠和轰炸市区)迫使其投降缴械。唯有一个师被保留并交由‘不设防城市’司令部指挥以维持公共秩序,该司令部由卡尔维·迪·贝尔戈洛将军执掌,他在形式上应当是该‘协议’(被冠以夸大其词的‘罗马协定’之名)的保证人20。
Attorno alla capitale il rapporto di forze tra italiani e tedeschi era apparentemente a tutto vantaggio dei primi: sei divisioni italiane contro due tedesche. In meno di tre giorni Kesselring era comunque venuto a capo anche di questa situazione. In alcune località vicine a Roma e nella stessa città (soprattutto a porta San Paolo) si erano avuti scontri armati; il grosso delle forze italiane non era stato però impiegato e si era dissolto e Kesselring aveva potuto facilmente ottenere (anche con la minaccia di distruggere gli acquedotti e di bombardare la città) la loro resa e il loro disarmo, con la sola eccezione di una divisione alla quale era stato demandato il servizio d'ordine pubblico alle dipendenze del comando della «Città aperta», assunto dal generale Calvi di Bergolo che dell'«accordo» (pomposamente denominato «patto di Roma») sarebbe dovuto essere formalmente il garante20.
9月9日清晨,国王、巴多格里奥以及主要军界要员对罗马的仓皇遗弃,其“幕后隐情”(亦不乏有人试图将其视为逃亡者与凯塞林之间达成的某种交易,然而对此毫无任何实据支持;因此更可能的情形是,凯塞林虽违背了希特勒的直接指令,但基于俘获维托里奥·埃马努埃莱三世对其自身可能带来的不利后果进行权衡,蓄意对向亚得里亚海沿岸行进的皇家车队视而不见,以此避免在意大利人尤其是意军内部激起反抗情绪与阻击战斗,从而免于在一个本已危机四伏的关头给自己平添额外困境),以及未对罗马组织防御的事件,众所周知一直以来都是激烈争论的焦点。这些争论——尤其是在战后初期炽热的政治气候中,以及在随后的一段岁月里——被赋予了完全政治化的色彩:赞成或反对君主制,赞成或反对整个政治阶层。相反,无论是从历史角度,还是关乎意大利及意大利人的形象与自我认同的若干重大问题,却几乎遭到忽视,并被轻率打发,甚至对提出这些问题的人施以政治和道德上的污名化。试想,盟军迫切希望将君主掌握在自己手中(因为在盟军看来,君主是卡斯特拉诺将军在卡西比莱所签署的‘简短’停战协定,以及巴多格里奥即将在马耳他签署的‘详细’停战协定的唯一真正担保人),这对‘佩斯卡拉出逃’产生了何等重大的分量;再者,维托里奥·埃马努埃莱三世通过其‘出逃’,是否为意大利保障了政府的法统连续性(不论其主观上是否自觉意识到,这又是另一个问题),而这种法统连续性是德国所未能建立的,否则在当时势必将被意大利社会共和国所篡夺。在这些问题中,唯有一项直接关涉我们论述的题旨;因此,即便仅出于篇幅限制的明显考虑,我们也仅聚焦于此:那便是未对罗马组织防御的问题。
1944年罗马解放后,曾设立了一个专门调查委员会,旨在查明整起事件的全貌、其前因后果与幕后内幕,以及直接或间接卷入其中的政客与军人的责任归属21。无须赘述诸多细节,且必须预先声明的是,当时及随后披露的材料并未解开其全部死结;但有一点是极其明确且无可辩驳的:整起事件性质极为浑浊,绝大多数身处旋涡核心的当事人的行为皆属难辞其咎,尽管其情节轻重各异。然而在历史研究领域,绝不能像人们有意或无意间几乎一贯所做的那样,将罗马未予组织防御单独视为一个在性质上截然不同且(因其所谓的严重后果)远比同期意大利各地发生的类似事件严重得多的特例。更遑论断言:假使罗马当时进行了坚守防御,整个军事战局的走向便会改观,英美盟军便会全力支持意大利军队抗击德国人,并由此为意大利带来截然不同的政治、道德与公民社会后果。
Il precipitoso abbandono di Roma, nelle prime ore del mattino del 9 settembre, da parte del re, di Badoglio e dei principali esponenti militari, i suoi «retroscena» (non è mancato chi ha voluto vedervi una specie di baratto tra i fuggiaschi e Kesselring, di cui non esiste però prova alcuna, sicché è assai piú probabile che Kesselring, contravvenendo agli ordini di Hitler, ma giudicando in base agli svantaggi che avrebbe potuto per lui avere la cattura di Vittorio Emanuele III, abbia volutamente ignorato l'autocolonna reale in marcia verso la costa adriatica, cosí da scongiurare il pericolo di provocare tra gli italiani e soprattutto nell'esercito un sollevamento degli animi e una resistenza che gli avrebbero procurato ulteriori difficoltà in un momento in cui già ne aveva tante) e la mancata difesa di Roma sono stati oggetto, come è ben noto, di accese polemiche che – soprattutto nel clima infuocato dell'immediato dopoguerra, ma anche successivamente – hanno avuto un valore tutto politico: pro e contro la monarchia, pro e contro un'intera classe politica. Questioni importanti, sia sotto il profilo storico sia per l'immagine e l'autoimmagine dell'Italia e degli italiani, sono state invece pressoché ignorate e liquidate con sufficienza, se non addirittura con la squalifica politica e morale di chi le ha prospettate. Si pensi a quanto peso abbia avuto sulla «fuga di Pescara» l'interesse degli Alleati di avere nelle proprie mani il sovrano, che per essi costituiva l'unico vero garante della firma apposta dal generale Castellano a Cassibile sotto l'armistizio «breve» e di quella che Badoglio doveva apporre a Malta sotto l'armistizio «lungo», e al problema se con la sua «fuga» Vittorio Emanuele III non abbia assicurato all'Italia – consapevolmente o no è un'altra questione ancora – una continuità di governo che la Germania non avrebbe avuto e che, sul momento, sarebbe stata altrimenti rivendicata dalla Rsi. Di tali questioni una sola attiene direttamente al nostro discorso; solo su essa dunque, anche per ovvi motivi di spazio, ci soffermiamo: quella della mancata difesa di Roma.
Nel 1944, dopo la liberazione di Roma, fu istituita una commissione d'inchiesta per far luce su tutta la vicenda, i suoi precedenti e i suoi retroscena, le responsabilità dei politici e dei militari che, direttamente o indirettamente, vi avevano avuto parte21. Senza entrare in particolari e premettendo che quanto allora e successivamente emerse non ha sciolto tutti i suoi nodi è bene sottolineare che una sola cosa è veramente chiara e incontestabile: la vicenda fu torbida e il comportamento della maggioranza di coloro che ne furono i protagonisti fu riprovevole, sia pure in misure diverse. In sede storica non è però possibile fare – come quasi sempre si è finito, consapevolmente o inconsapevolmente, per fare – della mancata difesa di Roma un caso sostanzialmente diverso e assai piú grave (per le sue asserite conseguenze) degli altri piú o meno simili che in quegli stessi giorni si verificarono in tutta Italia. E tanto meno si può affermare che se Roma fosse stata difesa l'andamento delle operazioni militari sarebbe stato diverso e gli anglo-americani avrebbero sostenuto l'esercito italiano contro i tedeschi, con tutte le conseguenze politiche, morali e civili che ne sarebbero potute derivare per l'Italia.
在美英官方档案公布、马里奥·托斯卡诺的专题研究问世、马泽蒂对盟军战役官方报告的剖析以及阿加·罗西所发掘的新史料呈现于世之后22,上述论调之空洞无稽,已根本无须过多驳斥。墨索里尼倒台消息传来之初,艾森豪威尔之所以反对对意大利强加无条件投降,根源在于其手中掌握的兵力资源极其有限,且明知其中一部分兵力必须抽调转入即将组建的进攻法国的登陆主力大军,因此他在实际上唯独关心的是尽快将意大利淘汰出战争,并能够在无需过度投入兵力、无需承受重大伤亡的前提下,迅速控制意大利领土上的若干战略要冲。为此,他甚至排除了让意大利军队积极协同对德作战的方案,担忧强加此种‘屈辱性’要求(例如交出舰队,且在他深信根据海军传统和军人道德舰队无论如何都会选择自行凿沉的情况下,这一要求实属多此一举)会为达成期盼已久的停战协议制造龃龉障碍。他最初的设想是,意大利人实质上只需设法同德国人达成某种协议,促使德军在至多一个月的时间内撤离意大利本土。然而,巴多格里奥政府与盟军建立联络的步调何其拖沓,谈判进程又何其迟缓,致使德军得以向意大利源源不断输送新的大军,这最终迫使艾森豪威尔不得不放弃了这一初衷。若再加上罗马军政首脑及其特使那种荒谬透顶、直言之往往令人不齿的卑劣行径(正如罗萨里奥·罗梅奥所评述的那样23:“在协同德国冒险押注直至胜利看似唾手可得之后,他们在第25个小时才仓促发现自己原来是反法西斯与反德的;他们在这一关头所暴露出的不仅是专业技术上的低劣,更是道德与智识上的极度匮乏,根本无法承担一场关乎整个人民命运的巨大冲突的严酷要求,而这场冲突决不可能通过师承18世纪密室外交风格的政治权谋手段来草草收场”),以及在此期间华盛顿、尤其是伦敦方面已将谈判大权牢牢攥在自己手中这一事实,便不难理解:意大利的‘军事协同’问题(主要是卡斯特拉诺将军竭力鼓吹的主张,他意图实现一种协商一致的阵营倒戈,实质上即结盟关系的转变,却浑然不知此种运作本身难如登天,无论如何都本应像格兰迪所设想的那样,在清洗墨索里尼的同一时刻独立自主地付诸推行)在盟军眼中已完全丧失了军事价值;相反,盟军关注的重心已转向停战的政治层面,尤其是与遭受过意大利侵略的各受害国抵抗运动的关系、同苏联的复杂关系,以及未来的战后国际新格局;此外,还有英美两国对意大利人所持有的极低评价、缺乏信任以及传统的根深蒂固的偏见(除开战时对外宣传调门不谈)。这一切均置于一个大背景之下——尤其是就军事层面而言,当时已有两点昭然若揭:德军即将全面占领意大利,而意大利军队无论在物质上还是在精神上都根本无力抵御德军的进击(甚至连卡斯特拉诺本人,自以为以此能促使盟军承诺即刻支援罗马周边意军,亦毫不隐瞒地坦陈这些部队根本无法坚守超过三十六个小时)。因此对盟军司令部而言,关键在于抢在德军占领前签署停战协议;为了实现这一目的,他们不惜采取一切手段,甚至准备同意大利人玩一场战略‘虚声恫吓’(bluff,艾森豪威尔在9月13日致马歇尔将军的信中即使用了该词)。
Sulla inconsistenza di questa affermazione, dopo la pubblicazione della documentazione americana e inglese, gli studi di Mario Toscano, l'analisi del Mazzetti delle relazioni ufficiali alleate sulle operazioni militari e i nuovi documenti portati alla luce dall'Aga Rossi22, non è neppure il caso di dilungarsi troppo. L'ostilità, subito dopo la notizia della caduta di Mussolini, di Eisenhower a imporre all'Italia la resa incondizionata era dipesa dal fatto che, disponendo di mezzi limitati e sapendo che una parte di essi sarebbe stata trasferita alla costituenda forza d'invasione della Francia, egli era in realtà interessato solo ad eliminare al piú presto l'Italia dalla guerra e a poter occupare rapidamente e senza eccessivo impegno di forze e pesanti perdite alcuni punti chiave del territorio italiano. A questo scopo egli aveva escluso una collaborazione attiva delle forze italiane contro i tedeschi temendo che una richiesta cosí «disonorevole» (come quella di consegnare la flotta, oltre tutto inutile, convinto com'era che questa, secondo l'etica e la tradizione marinare, si sarebbe comunque autoaffondata) potesse creare intralci alla conclusione dell'agognato armistizio. La sua idea iniziale era stata che gli italiani dovessero sostanzialmente limitarsi a trovare un accordo con i tedeschi in modo che questi evacuassero nel giro di un mese al massimo il territorio italiano. La lentezza con la quale il governo Badoglio si era messo in contatto con quelli alleati e si erano svolti i negoziati, permettendo ai tedeschi di far affluire nuove forze in Italia, aveva però costretto Eisenhower a rinunciare a questa idea. Se a ciò si aggiungono l'assurdo e, diciamolo pure, spesso miserabile comportamento dei vertici politici e militari di Roma e dei loro emissari (che, per dirla con Rosario Romeo23, «dopo aver corso l'avventura a fianco della Germania fino a quando il successo parve a portata di mano, si scoprirono antifascisti e antitedeschi alla venticinquesima ora, mostrarono in questa occasione di essere non solo tecnicamente ma anche moralmente e intellettualmente troppo inferiori alle esigenze di un conflitto che coinvolgeva il destino di interi popoli e non poteva essere chiuso con manovre ispirate allo stile della settecentesca politica di gabinetto») e il fatto che nel frattempo Washington e soprattutto Londra avevano preso nelle loro mani la gestione dei negoziati, è facile capire come la questione della «collaborazione» italiana (caldeggiata soprattutto dal generale Castellano che mirava ad un capovolgimento concordato di fronte e, in pratica, ad un cambio d'alleanza, senza rendersi conto che una simile operazione, difficilissima in sé e per sé, avrebbe dovuto in ogni caso essere tentata, come aveva pensato Grandi, autonomamente e contestualmente alla liquidazione di Mussolini) avesse per gli Alleati perso interesse sotto il profilo militare e avessero invece acquistato importanza, sia gli aspetti politici dell'armistizio, e in particolare le preoccupazioni relative ai rapporti con le resistenze dei paesi che avevano subito l'aggressione italiana e con l'Urss e, in prospettiva, il futuro nuovo assetto postbellico, sia la scarsa considerazione e fiducia e i tradizionali pregiudizi che – propaganda a parte – inglesi e americani nutrivano nei confronti degli italiani. Il tutto in un contesto – specie per quel che riguardava i militari – in cui due cose erano ormai chiare: che i tedeschi erano in procinto di occupare l'Italia e che l'esercito italiano non sarebbe stato in grado né materialmente né moralmente di far fronte al loro attacco (perfino Castellano, credendo di spingere in tal modo gli Alleati ad impegnarsi a sostenere subito le truppe attorno a Roma, non faceva mistero che queste non avrebbero potuto resistere piú di trentasei ore) sicché per il comando alleato quello che importava era arrivare all'armistizio prima che ciò avvenisse e, pur di riuscirvi, era disposto a tutto, anche a giocare al bluff (l'espressione è di Eisenhower in una lettera del 13 settembre al generale Marshall) con gli italiani.
进一步触及问题核心,绝不能忽视的是,在宣布停战前夕的关键数日与数小时内,意大利方面在泰勒将军秘密赴罗马使命期间所表现出的态度,以及9月8日早晨巴多格里奥要求暂缓公布停战声明、取消派遣原定协助保卫罗马免遭德军占领的空降师的电报送达阿尔及尔盟军总司令部,对进一步加深盟军的猜忌与鄙视起到了何等重大的作用。即便实事求是地讲,整个‘巨人二号行动’(即应意方请求在停战宣布后立即空投空降师,但遭到该师师长李奇微将军及其副手、即在9月8日前夕被派往罗马的泰勒将军本人坚决反对的空降计划)至今仍笼罩在重重迷雾之中,以至于完全不能排除该行动本身亦构成那场战略虚张声势(bluff)之一环的可能性24。
Né, per giungere al nocciolo del problema, va trascurato che a rafforzare la diffidenza e la disistima alleate avevano assai contribuito nei giorni e nelle ore immediatamente precedenti la proclamazione dell'armistizio l'atteggiamento italiano in occasione della missione del generale Taylor a Roma e l'arrivo, la mattina dell'8 settembre, al quartier generale di Algeri della richiesta di Badoglio di non procedere all'annuncio dell'armistizio e di annullare l'invio della divisione aviotrasportata che avrebbe dovuto contribuire a proteggere Roma dai tedeschi. E ciò anche se va detto, per la verità, che tutta la vicenda dell'«operazione Giant two» (l'invio cioè, appena reso noto l'armistizio, della divisione aviotrasportata, richiesto dagli italiani, ma visto negativamente dal generale Ridgway, comandante la divisione e dal suo vice, quello stesso generale Taylor inviato a Roma alla vigilia dell'8 settembre) è tutt'ora avvolta in molte ombre, tant'è che non si può escludere del tutto che facesse parte anch'essa del bluff24.
在我们所描绘的这般态势下,停战一旦生效,艾森豪威尔所能做的无非是设法驱使意大利军队尽可能多地牵制德军兵力,并在德军后方组织游击作战。然而,若指望他愿意抽调自身的一部分兵力用于防守罗马,则是极其难以置信的:彼时他在萨莱诺战局吃紧,急于夺取普利亚的机场群,亲眼目睹了意大利人在德军面前是何等‘孱弱而顺从’,且必然清醒地认识到,在缺乏实施大规模战役所需兵力的情况下,协助意大利人坚守罗马在军事上毫无意义,且几乎必然导致投入该行动的盟军部队全军覆没;因为一旦凯塞林被迫向北撤退,其在南部的部队势必经由罗马撤离,从而使德国第10集团军(其在第勒尼安海一侧集结了三个装甲师和两个摩托化步兵师的雄厚兵力)的狂暴冲击不可避免地席卷整座首都25。
归结而言,有一点必须予以明确澄清:未对罗马组织防御,与9月8日之后数日内意大利军队在全境走向全面瓦解的其余诸多事件相比,在本质上并无太大不同(在当时人们的感受中亦未被视为显著相异的特例)。若说罗马事件与其余事件存在某种差异,那也绝非在于交战双方兵力的‘悬殊’——意大利军队人数固然远多于敌军,但双方的战斗意志、训练水平以及各级将领的指挥素养却不可同日而语,更何况意军严重匮乏燃料,而德军装甲力量在战术质量上具有压倒性优势;在全国其余诸多地区,亦频繁出现规模庞大的整建制部队在人数处于绝对劣势的德军小部队面前被击溃瓦解、甚至未作丝毫抵抗尝试便俯首缴械的事例。若说罗马事件确有某种特殊之处,那毋宁在于,在这场风波以及随后‘不设防城市’的演变进程中,扮演角色的不仅有士气低落的军人和毫无原则、唯求自保的政客政客,亦有一批深受尊重、恪守忠诚的王党将领,诸如卡尔维·迪·贝尔戈洛将军、卡维利亚陆军元帅、塔翁·迪·雷韦尔海军元帅,以及从总体上看亦包括索里切将军在内;他们并未像许多人那样推卸一切责任、溜之大吉,而是无论是非对错,竭力以他们自认为最恰当的方式来应对残局,以求最大限度地庇护平民大众,并在力所能及的限度内,维护一支在其价值谱系中仍保留着若干荣誉准则的军队所应维系的尊严与形象26。
Nella situazione che abbiamo tratteggiato, entrato in vigore l'armistizio, ad Eisenhower non restava che cercare di spingere gli italiani ad impegnare il maggior numero di forze tedesche e, poi, a dar vita ad operazioni di guerriglia alle loro spalle. È però difficile credere che potesse essere disposto ad impegnare una parte delle proprie forze per difendere Roma, dato che si trovava in difficoltà a Salerno, era interessato a impadronirsi degli aeroporti pugliesi, vedeva quanto gli italiani erano «deboli e supini» di fronte ai tedeschi e non poteva certo non rendersi conto che, non disponendo delle forze necessarie per un'azione su vasta scala, aiutare gli italiani a tenere Roma non avrebbe avuto militarmente senso e avrebbe comportato quasi certamente il sacrificio delle forze alleate impegnate nell'operazione, dato che, se Kesselring fosse stato costretto a ritirarsi verso nord, le sue truppe al sud avrebbero dovuto necessariamente transitare per Roma, sicché sulla capitale si sarebbe inevitabilmente abbattuto l'urto della 10ª armata tedesca, forte sul versante tirrenico di tre divisioni corazzate e due motocorazzate25.
In conclusione, su una cosa è necessario essere ben chiari: la mancata difesa di Roma non costituí (e non fu allora sentita come tale) un episodio granché diverso dagli altri attraverso i quali in Italia si consumò nei giorni immediatamente successivi all'8 settembre la dissoluzione dell'esercito italiano. Rispetto a questi altri episodi, se la vicenda romana si differenziò in qualche modo non fu per la «sproporzione» delle forze contrapposte, ché se quelle italiane erano assai piú numerose, lo stato d'animo, il grado di addestramento e la capacità dei rispettivi capi erano diversissimi e, inoltre, quelle italiane scarseggiavano di combustibile e i corazzati tedeschi erano qualitativamente molto superiori; anche in altre località numerosi furono i casi di reparti, anche importanti, che di fronte a contingenti tedeschi assai inferiori si fecero sopraffare e si arresero senza neppure accennare un tentativo di difesa. Se in qualcosa la vicenda di Roma si differenziò, fu, se mai, per il fatto che in essa, e in quella successiva della «Città aperta», ebbero parte non solo militari sfiduciati, politicanti senza principî, preoccupati solo della propria sorte, ma anche figure di tutto rispetto e fedeli monarchici, quali il generale Calvi di Bergolo, il maresciallo Caviglia, il grande ammiraglio Thaon di Revel e, tutto sommato, anche il generale Sorice, che, invece di sfuggire ogni responsabilità e di eclissarsi come tanti altri, cercarono di gestire la situazione nel modo, giusto o sbagliato che fosse, che sembrò loro piú adeguato a salvaguardare il piú possibile la popolazione civile e, per quel che era possibile, quella che a loro sembrava dover essere l'immagine di un esercito che tra i suoi valori annoverava ancora in qualche misura anche quello dell'onore26.
总而言之,我们理应清醒地认识到一个事实:按照停战达成的既有方式,军队的瓦解乃是不可避免的。若将意大利本土所发生的一切,与希腊和南斯拉夫占领区所出现的局面作一番对比,是完全不切实际的——在占领区,部队面临的抉择要么是向德军投降并沦为俘虏,要么是奋起抵抗(而这唯有通过同当地游击队运动取得联络方可实现),且那里的部队战斗意志大体上远高于驻扎在意大利本土的部队27。
驻扎在本土的广大士兵——尤其是陆军官兵,盖因其他军种的事态发展大体上呈现出截然不同的态势28——经过三年的战争折磨,早已疲惫不堪、丧失信心、深感挫败,且深切共情于国内弥漫的主导心态;他们在停战中看到的,恰恰是自7月25日以来便翘首以盼的目标:战争的终结;在任何情况下——以‘战争继续’为旗号的那四十五天所带来的痛彻心扉的幻灭,使士兵们最害怕的莫过于由自己来为一切买单29——终结自身的‘军事职责’,更终结其作为军人的生存状态;他们脑海中所盘算的唯有如何避免再次作战的风险或沦为战俘的厄运。丢弃武器后,唯一的念头便是搞到一身平民便服以便隐匿潜行,并不择手段地设法返回原籍、回到自己的家中。若想真正探究在短短数日、甚至往往数小时之内,绝大部分陆军如何蜕变成为一盘散沙般的溃散官兵,人人一心只想回家,或者——对于原籍在南部本土和岛屿的官兵而言——只想找个避难之所,等待英美盟军的到来以便同家人团聚,那么决不能低估在彼时危急关头对许多人产生强烈心理暗示的若干因素:对自身相较于德军的决绝意志与强大力量所处于绝对劣势的清醒认识,伴随德军而来的残暴冷酷声名,以及——尤其在大中城市——行政机关当时普遍陷入混乱、甚至在某些场合被主管官员、公务员和办事人员弃职抛下的示范效应30。
Tirando le somme, è giusto prendere coscienza di un fatto: cosí come si era giunti all'armistizio, la dissoluzione dell'esercito era inevitabile. Un confronto tra quanto avvenne in Italia e ciò che si verificò nelle zone di occupazione, in Grecia e in Jugoslavia, dove l'alternativa era tra la resa ai tedeschi e, dunque, la prigionia, e la resistenza (realizzabile solo collegandosi con i locali movimenti partigiani) e dove lo spirito combattivo delle truppe era, in genere, piú elevato di quelle di stanza in Italia, è impossibile27.
Stanca, sfiduciata, frustrata da tre anni di guerra, profondamente partecipe dello stato d'animo predominante nel paese, la massa dei soldati di stanza in Italia e in particolare quelli dell'Esercito, ché nelle altre armi le cose si svolsero in genere in modo diverso28, vide nell'armistizio la realizzazione di ciò che si era atteso subito dal 25 luglio: la fine della guerra e in ogni caso – ché la cocente delusione dei quarantacinque giorni all'insegna della «guerra continua» le faceva temere piú di ogni altra cosa di essere quella che avrebbe fatto le spese di tutto29 – dei propri «doveri» e ancor piú della propria condizione militare e pensò solo a evitare il rischio di dover ancora combattere o di essere fatta prigioniera. Gettate le armi, l'unico pensiero fu di procurarsi un abito civile che permettesse di passare inosservati e di raggiungere con qualsiasi mezzo i propri paesi di origine, le proprie case. Né, se si vuol capire realmente come nel giro di pochissimi giorni, spesso di poche ore, la gran maggioranza dell'Esercito si trasformò in una massa di sbandati, desiderosi solo di tornare a casa o – quelli originari delle isole e del mezzogiorno – di trovare un rifugio e di attendere che l'arrivo degli anglo-americani permettesse anche a loro di ricongiungersi con i propri familiari, si deve sottovalutare la suggestione che in quei frangenti giocarono su molti la consapevolezza della propria inferiorità rispetto alla decisione e alla forza dei tedeschi e la fama di spietatezza che li accompagnava e l'esempio di quanto contemporaneamente avveniva – specie nei centri maggiori – in molte amministrazioni civili, piombate anch'esse nel caos e in certi casi abbandonate da dirigenti, funzionari e impiegati30.
然而亦必须补充指出的是,若将这场国家浩劫——不仅无法同1940年法国的崩溃相提并论,且至今仍在外邦人眼中极大程度上塑造着意大利的形象——仅仅归咎于士兵的行为,不仅是完全错误的,总归也是极不公正的。盖因在法国,1940年6月的崩溃一方面使该国极广阔的社会阶层在相当长一段时期内陷入了被动麻木状态(大体直至1942年深秋德国的胜利不再被视为理所当然之时),另一方面又在某些群体中重新唤醒并引爆了一整套非理性的心态以及从未真正熄灭的宿怨;而在意大利,战争岁月中的一系列事变、尤其是9月8日事变,对绝大多数意大利人而言意味着某种性质更为恶劣的灾难。借用萨尔瓦托雷·萨塔在《深渊求告》(De profundis)开篇所用的意象,那意味着‘祖国的死亡’,并伴随着民族作为一种对自身‘历史理性’保有自觉认知的伦理政治实体的归属纽带的彻底断裂。
在那些军官并未预先抱持‘无能为力’的宿命观念、亦非同样一心只想仓皇逃命的地方,凡是有军官出于国家荣誉感或职责观念、出于对国王和君主制的忠诚、抑或出于对德国人的仇恨(究竟源于何种动机在此无关宏旨),而深感决不能抛弃部属、誓以身作则为部下鼓舞勇气,并竭力遵循巴多格里奥文告中所包含的抗击‘来自任何一方’的‘可能’进攻的指示(不论该指示何等含混不清与脱离实际)之处,部队的瓦解进程便显得不那么迅猛和彻底,且亦不乏抵抗的英勇范例,甚至包含若干重大战例。在这方面,罗马郊区的近卫步兵便是一个典型例证31。但无可争辩的事实是,在绝大多数情况下,军官们(职业军官或许比预备役补充军官尤甚)彻底违背了其最起码的军人职责,以自身的不堪行径为下属树立了极坏的榜样,更何况他们早在此前便已屡屡遭受部属的鄙弃。首当其冲的便是那些供职于最高统帅部与总参谋部的将领,他们未给下属指挥部留下任何明确清晰的命令便大部作鸟兽散。顺级而下,那些执掌各地方指挥部及各部队指挥权的将领与军官,除极罕见的特例外,既未采取任何举措来阻止部属部队的溃散(往往甚至暗中纵容),更遑论组织任何形式的抵抗;以至于当南尼依据北方各省传至罗马的讯息于9月13日兼带凄凉与义愤地写下‘没有任何一个战例……能展现出各指挥部坚决抵抗的意志’时,决不能说他有丝毫夸大其词32。除极少数例外,唯有顺着层级阶梯进一步下移至基层的基层军官中,才有可能找到数量稍多一些(姑且如此称之,因为相对于涉事军官的总数而言,此类事例无论如何都属微乎其微)在经历9月8日惨剧时未曾将国家尊严、爱国主义与军事职业伦理踩在脚下的军官;他们——往往亦仰仗于平日在部属中建立起来的信任纽带——竭尽全力克尽厥职,以迎击险恶局势。
Ma è bene altresí aggiungere che sarebbe non solo sbagliato, ma tutto sommato ingiusto spiegare questa catastrofe nazionale – non paragonabile neppure con il crollo francese del 1940 e che ancora condiziona largamente l'immagine dell'Italia presso gli stranieri – solo con il comportamento della truppa. Ché, se in Francia il crollo del giugno 1940, per un verso, gettò per un certo tempo (grosso modo sino a quando nel tardo 1942 la vittoria della Germania cessò di apparire come qualcosa di scontato) larghissimi settori del paese in uno stato di passività e, per un altro verso, risvegliò e scatenò in taluni altri tutta una serie di inconsulti stati d'animo e di vecchi rancori mai veramente sopiti, in Italia gli avvenimenti degli anni della guerra e in primis l'8 settembre significarono per la gran maggioranza degli italiani qualcosa di molto peggio. Per dirla con l'immagine che apre il De profundis di Salvatore Satta, significarono «la morte della patria» e con essa della nazione come vincolo di appartenenza ad una realtà etico-politica consapevole della propria «ragione storica».
Laddove vi erano ufficiali non a priori rassegnati all'idea che non si potesse far nulla e anch'essi desiderosi di mettersi in salvo e che, invece, sentivano – per senso dell'onore nazionale o del dovere, per fedeltà al re e alla monarchia, per avversione ai tedeschi poco importa – il dovere di non abbandonare i loro uomini –, di far loro coraggio con il proprio esempio e di cercare di attenersi, per vaga e insufficiente che fosse, all'indicazione contenuta nel proclama di Badoglio di resistere ad «eventuali» attacchi provenienti «da qualsiasi parte», il processo di dissoluzione fu meno immediato e totale e non mancarono casi, anche significativi, di resistenza. Tipico è in questo senso quello dei granatieri alla periferia di Roma31. Il fatto è che nella stragrande maggioranza dei casi gli ufficiali (e forse piú quelli di carriera che quelli di complemento) vennero meno ai loro doveri piú elementari e con il loro comportamento dettero il cattivo esempio ai loro sottoposti, dai quali, oltre tutto, erano già da prima spesso disistimati. In primis quelli che prestavano servizio presso il comando supremo e lo stato maggiore, che lasciarono i comandi dipendenti privi di ordini chiari e precisi e in gran parte si eclissarono. Poi, discendendo per la scala gerarchica, quelli ai quali competeva la responsabilità dei comandi locali e delle varie unità, che, salvo rarissimi casi, non fecero nulla per impedire la dissoluzione delle forze da loro dipendenti (e spesso addirittura la incoraggiarono) e tanto meno per organizzare qualche forma di resistenza, sicché non si può dire che Nenni esagerasse allorché, sulla base delle notizie provenienti a Roma dalle regioni settentrionali, il 13 settembre annotava tra sconsolato e indignato «non c'è un solo episodio... che mostri una ferma volontà dei comandi di resistere»32. Fatte salve poche eccezioni, solo se si discende ai gradini ancora inferiori della scala gerarchica è possibile trovare un maggior numero (si fa per dire, ché, proporzionalmente al numero degli ufficiali in questione, tali casi furono comunque modesti) di ufficiali che vissero il dramma dell'8 settembre senza mettersi sotto i piedi dignità nazionale, patriottismo, etica militare e che – spesso grazie anche al rapporto fiduciario che avevano saputo stabilire con i loro uomini – si sforzarono di compiere il proprio dovere e di far fronte alla situazione.
如此普遍的集体行为,决不可能通过诉诸狭义的意识形态-政治层面的解释来加以理解。在军官阶层中(亦包括在士兵中间,尤其是在编入正规军的原法西斯民兵部队中)存在法西斯分子——正如同样存在反法西斯分子,无论其效忠还是敌视君主制——这是毋庸置疑的。同样毋庸置疑的是,亦有相当一部分军官既非法西斯亦非反法西斯,他们将‘对盟友的背叛’视作有损国家荣誉的耻辱,和/或将国王、巴多格里奥以及军界最高层在宣布停战后弃罗马于不顾、将陆军与意大利人民拱手抛给德国人宰割,且将舰队拱手交付盟军而非下令自行凿沉的做法,同样视为一种在许多人看来甚至更为严重的背叛。然而,就紧随9月8日之后的数日而言,此类解释是完全苍白无力的。即便这些动机曾具有某种分量——正如我们将要看到的那样,它们确曾发挥作用——除个别不具备全局代表性的特例外,其真正产生发酵影响亦是在更晚的阶段。真正的根由必须在别处探寻:即深植于意大利的文化与道德生态之中。正如士兵的行为必须首先置于全国整体心态的大背景下、并置于其所属社会阶层的具体微观境遇中(以及由此在物质层面上所牵动的一切因果)加以审视一样,军官的行为——即便是高级军官的行为——亦决不能脱离这同一宏观背景及其绝大多数人所隶属的资产阶级的阶级特质。在此过程中,自不应受制于某种或多或少带有阶级论色彩的公式化图式,因为那要么显得过于肤浅俗套,要么产生严重偏差,从而丧失对这一本质上由文化诱因与心理反应所决定的行为模式的深刻洞察;同时亦不可忽视,其他源于其置身军队体制内部且不同程度浸染主导军旅心态的特有动机,亦对军官行为产生了不容小觑的深刻塑造。仅举一例即可明了:在完全相同的历史关头(乃至在随后的数月里,当时迁往北方已演变为一种若不‘倒向另一阵营’——即擅离职守、隐匿遁形——便难以逃避的凶险境遇),同样在绝大多数上出身资产阶级的国家官僚阶层的表现,便呈现出部分不同的样态。在许多情形下,这纯属投机主义或出于经济改善(最初曾被许诺但随后证明纯属泡影)或谋求快速晋升的私心(盖因绝大部分高级领导职务人员宁愿接受退职退休亦不愿北迁);但在许多其他情形下——尤其是在‘地方’‘在职’的公务员中,因为其态度与那些未曾逃避北迁的官员(尤其是罗马籍官员)大体不同33——却并未完全忘却自身的‘公职使命’,且在可能限度内对‘国家理性’的召唤更为敏锐,正如博拉所言,展现出一种‘并非效忠于某一届政府、而是效忠于行政公器’的执守34,并自觉意识到有责任且在某种程度上能够致力于遏制局势的全面恶化,从而为普通民众维系起码的生存生机。而对于陆军的大多数军官而言(至于海军与空军军官,他们对陆军中相对淡薄的某些价值观念更具认同,且通常因一种截然不同的纽带而彼此紧密联结并亲近部属,因而须在部分相异的语境下加以探讨),这种自觉意识不仅荡然无存,或者即便曾有所萌动,亦往往如第4集团军参谋长亚历山德罗·特拉布基将军所言35,被‘不知何为正义何为不义的迷茫、被抛弃的绝望感、遭受背信弃义的创痛’以及对眼前正在降临的一切彻底丧失理智理解能力而彻底摧垮、归于瘫痪。由此便衍生出两种相异的行为模式——正如对于那些最终作出明确阵营抉择的行为一样,历史学者与其作出毫无解释力或流于极度肤浅的道德裁决,毋宁竭力从其错综复杂的多维面相、根源及后果中去探寻理解:在绝大多数情况下,人们选择逃避一切责任,一心只求保全自身性命,在最好的情形下亦不过是以遭遇了形形色色且往往自相矛盾的‘背叛’来为自身开脱;在另一种情形下,则选择固守在对某种更为抽象的、无论如何都必须予以捍卫的意大利未来‘善好’的抽象忠诚之中。在这方面,大海军元帅塔翁·迪·雷韦尔在意大利社会共和国刚刚宣告成立之际,对向其征询是否应当接受萨洛政权国防副国务秘书一职的安东尼奥·莱尼亚尼海军中将所作出的答复,在我们看来极具代表性:‘请铭记,在任何时代、在各个阵营中都曾涌现出伟大的爱国者;至关重要的是,其作为必须源自对祖国至高善好与根本利益的秉持与追求’36。
Un comportamento tanto generalizzato non può essere compreso ricorrendo a spiegazioni di ordine ideologico-politico in senso stretto. Che tra gli ufficiali (ma anche nella truppa, specie nei reparti della Milizia inquadrati nell'Esercito) vi fossero dei fascisti – cosí come vi erano degli antifascisti, sia fedeli sia ostili alla monarchia – è fuori discussione. Ugualmente fuori discussione è che vi fossero ufficiali che, senza essere né fascisti né antifascisti, sentirono come un fatto lesivo dell'onore nazionale il «tradimento dell'alleato» e/o giudicarono il modo con cui il re, Badoglio e i massimi esponenti della gerarchia militare, annunciato l'armistizio, avevano abbandonato Roma e con la capitale l'Esercito e il popolo italiano in balia dei tedeschi e consegnato la flotta agli Alleati, invece di ordinarle di autoaffondarsi, come un tradimento, altrettanto e, per molti, anche piú grave. Relativamente ai giorni immediatamente successivi all'8 settembre queste spiegazioni sono però del tutto insufficienti. Se questi motivi ebbero un peso – e, come vedremo, lo ebbero – esso, salvo casi eccezionali e come tali non significativi ai fini di ciò che cerchiamo di capire, cominciò a farsi sentire piú tardi. La vera spiegazione va trovata altrove: nella condizione culturale e morale dell'Italia. Cosí come il comportamento dei soldati va visto soprattutto nel contesto dello stato d'animo complessivo del paese e, insieme, in quello particolare dei ceti sociali ai quali essi appartenevano (con tutte le implicazioni che ciò comportava a livello materiale), anche il comportamento degli ufficiali – anche di quelli di grado piú elevato – non può essere visto fuori sia da quello stesso contesto complessivo sia da quello particolare della borghesia alla quale apparteneva la loro grandissima maggioranza. Il tutto per altro senza farsi tentare da schematizzazioni piú o meno classiste, che risulterebbero o troppo ovvie e banali o distorcenti e farebbero perdere il senso profondo di un comportamento che fu determinato essenzialmente da motivazioni di tipo culturale e da reazioni di tipo psicologico e senza trascurare che sul comportamento degli ufficiali incidevano non poco anche altre motivazioni, tipiche del loro essere, appunto, inseriti nelle strutture dell'Esercito e partecipi – sia pure in misure e forme diverse – della mentalità in esso dominante. Tant'è che, per fare un solo esempio, il comportamento in quelle medesime circostanze (e ancora nei mesi successivi, quando il trasferimento al nord divenne un rischio al quale era difficile sottrarsi senza «passare dall'altra parte», e cioè abbandonando il posto ed eclissandosi) della burocrazia statale – anch'essa in grandissima maggioranza di estrazione borghese – fu parzialmente diverso. In molti casi meramente opportunistico o dettato dalla speranza di miglioramenti economici (lasciata balenare, ma poi dimostratasi infondata) o di rapidi progressi di carriera (poiché la quasi totalità del personale direttivo preferí il collocamento a riposo al trasferimento); in molti altri – specie tra i funzionari «locali», «in sede», ché, in genere, diverso fu l'atteggiamento di quelli, specie romani, che non si sottrassero al trasferimento al nord33 – meno dimentico invece delle proprie «funzioni» e, nei limiti del possibile, piú sensibile sia al richiamo del «senso dello Stato», alla fedeltà, per dirla con il Bolla34, «non ad un governo, ma all'amministrazione», sia alla consapevolezza di dovere e in qualche misura potere adoperarsi per frenare il degrado della situazione e, con esso, assicurare le possibilità di sopravvivenza dei cittadini. Una consapevolezza che i piú tra gli ufficiali dell'Esercito (ché per quelli della Marina e dell'Aeronautica, piú sensibili al richiamo di valori che nell'Esercito erano meno vivi e, in genere, piú uniti tra loro e ai loro dipendenti da un diverso rapporto, il discorso va fatto in termini parzialmente diversi) non avevano o, se l'avevano, era spesso resa inoperante, per dirla con il capo di Stato maggiore della 4ª armata, generale Alessandro Trabucchi35, «dal non sapere dove fosse il giusto e dove l'ingiusto, dalla sensazione dell'abbandono, dall'impressione della frode» e dalla incapacità di farsi una propria ragione di ciò che stava accadendo. Da qui due diversi comportamenti sui quali – cosí come del resto su quelli che, invece, sfociavano in una precisa scelta di campo – lo storico deve, piuttosto che esprimere semplicistici giudizi morali che non spiegano nulla o quasi, sforzarsi di capire nelle loro molteplici sfaccettature, cause e conseguenze: nella maggioranza dei casi, quello di sottrarsi ad ogni responsabilità e di pensare solo alla propria salvezza, giustificandosi nel migliore dei casi con i piú diversi e spesso contraddittori «tradimenti» subiti; in altri, quello di arroccarsi dietro ad un'astratta fedeltà ad un ancor piú astratto «bene» futuro dell'Italia da salvaguardare comunque. Tipica in questo senso ci pare la risposta che, appena costituitasi la Rsi, il grande ammiraglio Thaon di Revel diede all'ammiraglio Antonio Legnani che gli chiedeva se dovesse accettare o no la carica di sottosegretario alla Difesa nazionale da questa offertagli: «si ricordi che in ogni epoca vi sono stati da ogni parte grandi patrioti; l'essenziale è che le loro azioni siano state ispirate al supremo bene e all'interesse della patria»36.
资产阶级面对战争的根本态度、其演变历程,以及战争所暴露出的该阶级绝大部分群体在伦理政治维度的深层欠缺(无论是陈年旧疾还是新近滋生者),我们在前一卷中已作过系统剖析37;与其机械重复先前所述,毋宁更确切地阐明:在9月8日的危机岁月里,此种根本态度与深层欠缺究竟如何直接形塑了军官群体的集体行为。
L'atteggiamento di fondo della borghesia di fronte alla guerra, la sua evoluzione e i motivi (vecchi e nuovi) delle carenze etico-politiche di gran parte di essa messe in luce dalla guerra sono stati da noi esaminati nel precedente tomo37; piuttosto che ripetere quanto già detto, ci pare pertanto piú opportuno cercare di precisare come questo atteggiamento e queste carenze influirono sul comportamento degli ufficiali nei giorni della crisi dell'8 settembre.
尽管带有某种语焉不详的顾忌,但现存可考的同时代史料无不一致证实:在停战前夕,绝大多数军官的心态(尤其是那些出身于工业化程度较低地区的军官)与普通士兵并无二致。然而,假使人们不满足于这一大体判断而试图深入剖析,便必须确认:除个别在统计学上微不足道的边缘特例外,军官群体的心态固然通过一系列士兵所缺乏的更复杂、更多样化的动机和反应表现出来(士兵的心理往往更为直接和朴素),但在另一个维度上,其意志崩溃与精神消沉的程度甚至尤甚于士兵。假使人们联想到三年的战火对一个在极大程度上曾狂热笃信法西斯主义、笃信其所塑造的经由改弦更张而日益强大的意大利帝国幻象的资产阶级所造成的毁灭性冲击,这一现象便丝毫不显突兀;更何况这一阶层早在此前便已暴露出不容小觑的理想与文化空虚,普遍倾向于低估——甚至蓄意无视——现实困境,且在化解危局乃至承认危机时,诉诸的往往并非严肃、连贯的个人担当,而是廉价的修辞欺瞒与市侩狡黠,因而深陷伦理政治的极端脆弱性之中;随着严酷考验与屡屡挫败的倍增激化,这种脆弱性愈显严峻,直至在绝大多数场合演变为几乎彻底的精神崩溃。由此便导致了一场深刻的信任危机:丧失了对自身、对国家建制、对整个民族、乃至对除结束战争这一最简便(却也最为幼稚空想)途径之外的一切出路的全部信心。仿佛此种终结战争的方案本身不会裹挟着一整套棘手困局与滔天巨险,仿佛它不需要一种坚韧卓绝的担当与强烈的伦理政治张力来作为依托、从而在某种程度上削减国家必将偿付的惨痛道德与物质代价一般。面对这一残酷现实,绝大多数军官不仅再也无法被法西斯主义的说辞所打动,且更为严重的是,甚至对传统爱国主义的感召亦彻底麻木(而这种爱国主义曾在1917至1918年挽狂澜于既倒,助力国家与军队走出卡波雷托惨败的万丈深渊);他们在心理上与道德上彻底做好了抛弃战斗的准备(并随之抛弃了一切形式的担当,包括对其麾下士兵的责任),且绝无哪怕一丝一毫开启另一场战斗的念头——9月8日事变的演进过程极其充沛地证明了这一点,在他们心中,这一事变大体上被体验为一种近乎无意识的‘道德罢工’——哪怕仅仅是为了抵御德国人的进攻;且在内心深处,往往亦根本谈不上真正拥护盟军所代表的民主价值观念。
Sia pure con una certa reticenza, le fonti coeve disponibili sono concordi nel testimoniare che alla vigilia dell'armistizio lo stato d'animo della gran maggioranza degli ufficiali (specie di quelli originari delle regioni meno industrializzate) non era granché diverso da quello dei soldati. Se però non ci si ferma a questo dato di massima e si cerca di approfondire l'analisi, si deve constatare che, salvo casi marginali e quantitativamente ben poco significativi, lo stato d'animo degli ufficiali, se da un lato si manifestava attraverso una molteplicità di motivazioni e di reazioni che mancava a quello, piú immediato ed elementare, dei soldati, da un altro era anche piú depresso. Né la cosa può meravigliare se si pensa agli effetti devastanti che tre anni di guerra avevano avuto su una borghesia che aveva creduto in larga misura nel fascismo e nell'immagine di un'Italia da esso trasformata e forte e che, oltre tutto, già da prima era contrassegnata da non poche carenze ideali e culturali, da una sorta di diffusa tendenza a sottovalutare – se non addirittura ad ignorare – le difficoltà e a far ricorso per superarle – e persino per prenderne atto – non ad un serio e coerente impegno personale, ma alla retorica e alla furbizia e, dunque, da una fragilità etico-politica che, col moltiplicarsi e l'aggravarsi delle prove e delle frustrazioni, si era vieppiú accentuata, sino a giungere in moltissimi casi al crollo pressoché completo. Da qui una crisi profonda di sfiducia in sé, nelle istituzioni, nel paese, in tutte le possibili vie d'uscita che non fosse quella piú semplice (ma anche piú semplicisticamente utopica) di por fine alla guerra. Come se anche questa soluzione non comportasse tutta una serie di difficoltà e di gravissimi pericoli e la necessità di un forte impegno, di una forte tensione etico-politica che la rendesse possibile e riducesse in qualche misura gli inevitabili costi morali e materiali che il paese avrebbe dovuto pagare. Di fronte a questa realtà non può certo meravigliare che la gran maggioranza degli ufficiali non solo non rispondesse piú ai richiami del fascismo, ma, quel che è ben piú grave, nemmeno a quelli del tradizionale patriottismo (che tanta parte aveva avuto nel 1917-18 nel far risalire al paese e all'esercito la china di Caporetto), fosse psicologicamente e moralmente disponibile ad abbandonare la lotta (e con essa anche qualsiasi forma di impegno, compreso quello verso i propri uomini) e non pensasse menomamente – come provò ad abundantiam la vicenda dell'8 settembre che, tutto sommato, fu vissuta da essa come qualche cosa di molto simile ad un inconscio «sciopero morale») – ad intraprenderne un'altra, anche solo per difendersi dai tedeschi e, spesso, neppure a schierarsi nel proprio intimo per i valori democratici impersonificati dagli Alleati.
以上所述,足以解释为何在9月8日军队如阳光下的残雪般瞬息消融,以及为何未曾屈从于‘无可作为亦无须作为’之宿命念头、并明确表明拥德或反德立场的军人数量如此微乎其微38。然而,这显然不足以勾勒出整起事件心理与道德全貌的完整图景——这是意大利现当代史上最惨烈的悲剧,以至于迄今为止尚无学者敢于对其展开专门的系统攻坚(即便是帕沃内的研究亦未曾触及该问题的本质核心),人们唯有在当时某些亲历其境却未曾亲身卷入、或仅边缘性卷入随后内战的同时代人(多为文学文人)的著述中,方能捕捉到若干洞察的历史幽光;这更不足以解释这一历史悲局的后续演变,而这种演变对于理解不久后意大利社会共和国与游击队抵抗运动赖以展开的历史场域,却具有无可替代的关键意义。
多年前,在谈及法国1940年的危机以及法国公众舆论在‘面对6月如此彻底的溃败而惊骇失措’进而陷入消极麻木的史超时,弗朗索瓦·菲雷曾深刻指出:‘各国人民在遭遇灭顶之灾时未能表现出英雄主义,这并非什么新鲜事,亦绝非仅限于1940年的法国’39。这一见解至为中肯,但仍不足以彻底阐释9月8日在意大利引发的危机规模及其最具特征的种种繁复表象;更何况在1940年6月,战败如同晴天霹雳般突兀降临在法国人头上,而在1943年9月,绝大多数意大利人早已将战败视为定局并对此有了充分的心理准备。正因如此,绝不能机械地沿袭近年来若干学者(尤其是皮埃尔·拉博里40)在探讨法国人面对1940年溃败、维希政权及德国占领时的态度所推导出的结论,而必须尽可能精准地聚焦于意大利社会现实的独特性,进而阐明为何意大利案例相较于仅具表面相似性的法国案例,构成了一个无可替代的独特孤例。
事实上,两者之间的深层差异是如此之大,以至于根本不容许进行任何未经深入考量便无法立足的泛泛类比;唯有通过严谨剖析,方能洞悉意大利案例的特殊本质,以及9月8日事变在意大利民族意识深处所刻下的深远印痕。
Quanto abbiamo detto spiega perché l'8 settembre l'esercito si dissolse come neve al sole e il numero dei militari che non si rassegnarono all'idea che non si potesse e dovesse far nulla e che presero posizione pro o contro i tedeschi38 fu tanto esiguo. Esso non è però certo sufficiente a dare una compiuta idea della realtà psicologica e morale di tale vicenda – la piú drammatica dell'Italia contemporanea, tant'è che sino ad oggi nessuno ha osato affrontarla ex professo (ché anche gli studi del Pavone non affrontano la sostanza del problema) e gli unici squarci di luce su di essa è possibile trovarli negli scritti di alcuni contemporanei (in genere letterati) che vissero la successiva guerra civile non partecipandovi in prima persona o partecipandovi solo marginalmente – e ancor meno basta a spiegare gli sviluppi successivi della vicenda, essenziali invece per capire il contesto in cui si sarebbero di lí a poco mossi sia la Rsi sia il movimento partigiano.
Vari anni or sono, parlando della crisi della Francia nel 1940 e del fatto che l'opinione pubblica francese, «fulminata da una disfatta cosí totale come quella del giugno», rimase di fronte ad essa passiva, François Furet ha osservato che «il fatto che i popoli non si comportino eroicamente nella sventura non è una novità e non è neanche un fatto circoscritto alla Francia del 1940»39. Un'osservazione giustissima, che non basta però a spiegare compiutamente le dimensioni e varie delle manifestazioni piú caratteristiche della crisi che si produsse con l'8 settembre in Italia e ciò tanto piú che nel giugno del 1940 la sconfitta colse i francesi come un fulmine a ciel sereno, mentre nel settembre del 1943 la stragrande maggioranza degli italiani la dava ormai per scontata ed era preparata ad essa. Da qui la necessità di non rifarsi piú o meno pedissequamente alle conclusioni alle quali sono pervenuti negli ultimi anni alcuni studiosi, e in particolare Pierre Laborie40, che si sono occupati dell'atteggiamento dei francesi di fronte alla disfatta del 1940, a Vichy e all'occupazione tedesca, ma di mettere il piú possibile a fuoco la peculiarità della realtà italiana e, dunque, le ragioni per le quali il caso italiano costituisse un unicum anche rispetto a quello francese, solo apparentemente analogo.
In realtà le differenze tra i due casi sono tali da non permettere neppure generici confronti che non reggono ad un esame approfondito e rendono possibile rendersi conto delle peculiarità di quello italiano e delle conseguenze che l'8 settembre ha avuto nella coscienza nazionale italiana.
一个首要的重大差异,深植于两者在事变爆发前(ante factum)的深层根基之中。试想在法国,公众对‘新秩序’的归附(ralliement)之所以能够在法国滋长,恰恰借助于对旧秩序的弃绝,且最主要仰赖于贝当元帅——贝当固然是法国的象征,却绝非第三共和国旧秩序的化身,且个人完全未卷入惨败的政治污点之中。而维托里奥·埃马努埃莱与墨索里尼却绝无这般‘道德资本’。以至于在绝大多数国民眼中,两人不仅皆为战败的罪魁祸首,且本身即构成旧秩序最本质的基石;而这一‘旧秩序’的背后,却没有任何可供重新挖掘恢复的合法性遗产(正如贝当所坐拥的资源那样),或者即便对某些人而言尚有一丝可恢复之物,对另一些人而言则早已彻底破产。因此,对于那些克服了恐惧、私利、绝望(戴高乐在《战争回忆录》中同样精准剖析为法国危机的三大驱动力)、幻灭与疲惫,并力图展望未来的人而言,未来在构想中呈现为一种在民族历史上毫无公认合法性根基的虚妄之物,并最终演变为一场深刻的民族认同危机。另一项迄今为止唯有克林克哈默注意到的重大差异在于41:在形式上、乃至总归在实质上,意大利社会共和国与法国及所有沦陷于德国管辖或控制之下的国家截然不同,严格说来它并非一个通敌傀儡政权,而是德国的盟邦;鉴于其拥有自身独立的政府与行政架构,它获得了‘某种有限度的自主行动空间’。这一事实对于许多人而言——尤其是在恐惧往往直接左右个人立场的岁月里——构成了具有不容轻忽之分量的现实考量。
早在近三十年前,维托里奥·德卡普拉里斯便成为了首位——且在很长一段时期内是唯一一位——对9月8日所造成的历史现实作出了虽属寥寥数笔、却比任何其他论述都更切中要害之全景勾勒的历史学家42:
在1943至1944年间,社会上固然绝无对陨落政权的怀旧留恋,却充斥着某种性质更为严峻之物:对战败的目瞪口呆与惊骇错愕,对无休止浩劫的极度倦怠,以及在灭顶之灾面前的心理瓦解;宛如一个与压倒性力量徒劳抗争后的勇士,终因心力交瘁而彻底丧失斗志,主动退出搏杀以任由生命枯竭。极端沉重的物质匮乏与对明日吉凶未卜的焦虑窒息,叠加在迄今为止维系国家运转的一切体系的轰然塌陷之上——所有那些无论被怎样扭曲却终究曾将万民凝聚为一个共同体的思想与情感尽皆灰飞烟灭,进一步加剧了整个国家与公众良知的极度衰竭。
Una prima importante differenza è costituita dalle radici profonde, ante factum, di essi. Basti pensare al ralliement francese al «nuovo ordine» che si alimentò in Francia con il rifiuto del vecchio ordine soprattutto grazie al maresciallo Pétain, simbolo sí della Francia, ma non del vecchio ordine e non compromesso personalmente nella disfatta. Una posizione «morale» che né Vittorio Emanuele né Mussolini avevano. Tant'è che per i piú entrambi costituivano i responsabili della sconfitta e, insieme, parte essenziale del vecchio ordine, di un «vecchio ordine» che non aveva però alle proprie spalle nulla che potesse essere recuperato (come invece aveva Pétain) o che, se era recuperabile per alcuni non lo era certamente per altri. Sicché il futuro per chi – superando la paura, l'interesse personale, la disperazione (le molle anche della crisi francese individuate da De Gaulle nelle Mémoires de guerre), la delusione e la stanchezza – riusciva a concepirlo, si configurava come qualcosa che non aveva radici accettate, riconosciute nella storia nazionale e che si traduceva in una crisi di identità nazionale. Un'altra importante differenza, alla quale sino ad oggi ha prestato attenzione solo il Klinkhammer41 sta nel fatto che formalmente, ma, tutto sommato, anche effettivamente, la Rsi, diversamente dalla Francia e da tutti i paesi sottomessi all'amministrazione o al controllo tedeschi, a rigore non fu un regime collaborazionista, ma alleato della Germania e, data l'esistenza di un governo e di un'amministrazione propria, ebbe «una parziale possibilità di azione autonoma». Un fatto questo che per molti e specie sino a quando a decidere delle opinioni fu assai spesso la paura, un peso non insignificante.
Il primo storico e a lungo l'unico che, sia pur solo en passant, ha abbozzato un profilo d'insieme, rapido, ma veritiero come nessun altro, della realtà posta in essere dall'8 settembre è stato, quasi trent'anni orsono, Vittorio De Caprariis42:
tra il 1943 ed il 1944 non v'era certo la nostalgia del regime defunto, ma qualcosa di piú grave: attonito sbigottimento e percosso stupore per la sconfitta, stanchezza di un conflitto immane e resa psicologica innanzi all'estrema rovina, come di chi, dopo aver combattuto invano contro forze soverchianti, si disanima al fine e si ritira dalla lotta per lasciarsi morire. I gravissimi disagi materiali e l'incertezza angosciosa del domani si aggiungevano al crollo di tutto ciò che aveva presieduto fino allora alla vita nazionale, di tutti quei sentimenti ed idee che, distorti quanto si vuole, avevano pur sempre tenuto raccolto il popolo in una comunità, ed accrescevano l'estrema prostrazione del paese e della coscienza pubblica.
德卡普拉里斯所勾勒的整体图景,近期在若干区域微观史研究中获得了极具价值的印证,尤其是埃内斯托·布鲁内塔针对1943至1945年威尼托大区社会实情所作的专门考察43。这位学者同样着重强调:在停战协定刚刚宣布后‘最初时刻的狂热躁动’(据其所称,彼时‘民众力量原本做好了准备,只要领导阶层展现出带领他们奔赴火线的决意’便会追随其反抗德军)退潮之后,社会上迅速蔓延开一种‘无力感、冷漠麻木、听天由命,以及认定无论如何事情终将由他人——即盟军——来解决的宿命论心理’;这种心态在相当长一段时期内——大体持续至1944年3月——导致民众对抵抗运动的实际参与度极为低下。尤其在重构维琴察地区的历史场景时44,布鲁内塔精辟指出:
假使人们希望切实触及维琴察地区抵抗运动的萌生源头,我认为首要之务在于……彰显一种弥漫在大众心头的特殊氛围,一种由观念、感官体验、心理状态与深层信念交织而成的集体灵魂,它无论如何都依然处于一种前政治(pre-politico)的蛰伏层面,因而唯有从这一维度方能予以准确认知和诠释。在其中,渗透着对法西斯主义的普遍憎恶,大众集体想象将种种真实或莫须有的罪责一股脑倾泻于其上,将其指认为战后以来所发生的一切灾祸的罪魁祸首;无论如何,即便在最温和的设想下,大众至少亦归咎于它在全社会唯求和平、渴望回归常态占据绝对支配地位的关键关头,居然妄图继续将战争进行到底。
然而,这种强烈的憎恶情绪并未仅仅局限于法西斯主义本身;恰恰相反,宣布停战的具体方式以及某种广泛流传的末世论宣传,使得这种仇恨呈几何级数急剧扩散,进而将整个国家建制、武装力量、君主制、一切与统治权力沾边的事物、乃至‘祖国’这一概念本身(至少是在其被长期固化的虚妄修辞传统所灌输的特定含义下)统统卷入其中。因此,平民大众感到自己完全沦为混沌狂澜的弃儿;为了摆脱乱局,他们早已遗失了基本的方向坐标与惯常的参照基准,以至于普遍的反法西斯立场即便未曾许诺向敌寇投降媾和,在最初关头却与其说是转化为战斗意志,毋宁说首先转化为一种自保与防卫的本能愿望,人们觉得唯一迫切的莫过于在苟全性命的喘息中,熬过这段阻隔在他们与恢复正常生活之间的漫长或短暂的艰难岁月。由此便衍生出一种退缩回本土狭隘共同体的倾向——‘维琴察方言成为了我们那场战争的通用语言’——带有强烈的本土主义色彩与地方主义羁绊,其宗旨唯在庇护自身的村镇,甚至退守至更为微观的单元,诸如将堂区视作提供庇护与防卫的最后堡垒:‘仿佛重回蛮族入侵的中世纪暗夜;教会再度成为了芸芸众生的避难所与保护伞’。实质上,早在历史学家之前,正是作家梅内盖洛敏锐捕捉并生动描摹了这种历史氛围,尤其是在秋冬交替的时序流转中:‘人们聚集在一起,清点人数,暗藏枪械;归乡的老兵与溃兵同新近抗拒征兵的青年打成一片;家家户户暗中打气,神甫们带着审慎的态度给予默许祝福’。而在随后,随着最初伴随对盟军迅速挺进的笃信而生的盲目狂热逐渐消退,正如梅内盖洛所写道的那样:‘我们重又变回了平日里惯常的模样:不过是零星几只无足轻重的孤猫(quattro gatti)罢了’。
Il quadro d'insieme abbozzato da De Caprariis ha trovato recentemente significative conferme in alcuni studi a carattere locale e in particolare in quelli dedicati alla realtà veneta del 1943-45 da Ernesto Brunetta43. Anche questo studioso ha infatti posto l'accento sul diffondersi, dopo «la febbre dei primi momenti» immediatamente successivi alla conclusione dell'armistizio (quando, a suo dire, «le forze popolari sarebbero state disposte a seguire una classe dirigente che si fosse dimostrata disponibile a condurle al fuoco» contro i tedeschi), di «un senso di impotenza, di apatia, di rassegnazione, di convinzione che le cose comunque le avrebbero risolte gli altri, cioè gli Alleati», uno stato d'animo che per parecchio tempo – grosso modo sino al marzo 1944 – rese scarsa la partecipazione popolare alla resistenza. In particolare, ricostruendo la situazione nel Vicentino44, il Brunetta ha affermato che se si vuole andare concretamente alle origini della resistenza nel Vicentino, credo sia necessario preliminarmente... sottolineare un'atmosfera, un'anima collettiva impastata di idee, di sensazioni, di stati d'animo, di convincimenti, situata comunque ancora ad un livello pre-politico e che come tale quindi va colta ed interpretata. Vi entravano un senso di avversione generalizzata al fascismo sul quale l'immaginario collettivo scaricava colpe vere e presunte designandolo come terminale di quanto di negativo era accaduto dal dopoguerra in poi e al quale comunque, anche nel piú benevolo dei casi, imputava quanto meno di voler continuare la guerra nel momento in cui l'aspirazione alla pace, al ritorno alla normalità, era invece la nota dominante.
Questo senso forte di avversione non era peraltro circoscritto al fascismo; anzi, il modo stesso in cui era stato dichiarato l'armistizio e certa diffusa propaganda millenaristica facevano sí che esso si allargasse a dismisura coinvolgendovi l'intera struttura dello Stato, le Forze armate, la Monarchia, tutto ciò che avesse attinenza con il potere e finanche l'idea stessa di Patria, almeno nell'accezione nella quale essa era stata presentata da una lunga e consolidata tradizione retorica. Le popolazioni civili, dunque, si sentirono come in balia del caos per uscire dal quale avevano smarrito le coordinate, i consueti punti di riferimento, sicché la generalizzata attitudine antifascista, se pur non prometteva complicità al nemico, piú che in un desiderio di lotta si tradusse in un primo momento in un desiderio di conservazione e di difesa, sembrando ancora necessario traghettare, sopravvivendo, il poco o il molto che le separava dal ritorno alla normalità. Donde il restringersi alla propria comunità – «il dialetto vicentino fu la lingua di quella nostra guerra» – con forti valenze e connotazioni localistiche intese soprattutto alla difesa del proprio paese, quando non addirittura ad ancor piú microscopiche identità quali la parrocchia intesa nella sua funzione di difesa e di protezione: «Pareva di essere ritornati ai tempi delle invasioni barbariche; ancora una volta la Chiesa diventava il rifugio e la protezione dei cittadini». In buona sostanza, piú e prima degli storici, mi sembra sia questa l'atmosfera intuita e descritta da uno scrittore quale Meneghello, anche nella scansione dei tempi tra l'autunno e l'inverno: «La gente si radunava, si contava, nascondeva armi; reduci e sbandati fraternizzavano coi nuovi renitenti; le famiglie incoraggiavano, i preti con qualche cautela davano il benestare». In un secondo momento, passati i primi entusiasmi collegati anche alla comune convinzione di un rapido irrompere degli alleati, come scrive Meneghello, «restammo ciò che eravamo abituati ad essere: quattro gatti».
按照布鲁内塔的论述,直至1944年3月前后,当抵抗运动终于成功将自身塑造成‘公民社会诉求的承载者’之时,此前在9月8日之后数月里一直占据主导的‘普遍不安’与‘泛泛的反法西斯情绪’,才最终演变为一种坚决对抗与武装搏杀的明确立场。促成这一飞跃的既包含‘客观’动因,诸如军事征兵令与强制劳役法令、粮食统购统销(强制交公粮)、配给制危机、生活生存状况的全面恶化等;亦包含‘主观’动因,诸如‘共产党组织力量的迅猛壮大,或许更普遍地体现为各大工厂底层自发涌现的隐秘左翼浪潮,以及天主教会明确转向支持抵抗运动——即便这种支持始终被限定在一种对其保有自主理解的框架内……属于一种中间温和路线,其立足基石与其说是狭义的政治诉求,毋宁说是道德价值的重建’。
在上述图景中确有其真实成分(尤其是考虑到威尼托大区社会实情与天主教传统的诸多独特性质),这是不容置疑的。然而,在两个关键关节点上,我们无法赞同布鲁内塔的结论。其一,是他将相较于‘客观’动因过高的权重赋予了‘主观’动因:在这方面,科塔的见解在我们看来显然更为切中要害——他明确断定,促使广大民众投身抵抗运动的驱动力中,‘具体现实层面的动机’占据了绝对压倒性的主导地位45。其二,是他倾向于将1944年3月的所谓‘转折’归因于道德与政治层面的自觉升华,将其描绘为一种清醒、终局且不可逆转的主动抉择:事实上,浩繁的史料迫使我们认定,在绝大多数场合下,这一转变在极大程度上不过是出于生存必然性与现实利害权衡(因而随时具备可逆性)所作出的被动应变;特别是伴随着内战的急剧扩散与激化、法西斯与德军暴行的大规模倍增,广大平民感到此前绝大多数人赖以隐匿遁形、并被视为躲避暴风雨之最佳港湾的狭小生活微观世界,已再也无法为其提供起码的安全庇护。
Solo verso il marzo 1944, quando, a suo dire, la resistenza sarebbe riuscita a farsi «portatrice delle istanze della società civile», il «diffuso disagio» e il «generico antifascismo» che avevano caratterizzati i mesi dopo l'8 settembre si sarebbero trasformati, secondo il Brunetta, in un atteggiamento di contrapposizione e di lotta. A ciò avrebbero concorso sia elementi «oggettivi», quali le leve militari e di lavoro, gli ammassi, il razionamento, il peggioramento delle condizioni di vita, ecc., sia elementi «soggettivi», quali «l'irrobustirsi dell'organizzazione comunista e forse piú in generale l'emergere di una spontanea sinistra sommersa nelle grandi fabbriche, il collocarsi della Chiesa a sostegno della resistenza sia pur entro le coordinate di una autonoma visione di essa... di tipo centrista, fondata sulla restaurazione di valori morali piú che politici in senso stretto».
Che in questo quadro vi sia del vero (specie considerato il carattere per piú di un aspetto particolare della realtà e del cattolicesimo veneti) è indubbio. Su due punti non concordiamo però con il Brunetta. Sull'eccessivo peso da lui attribuito agli elementi «soggettivi» rispetto a quelli «oggettivi»: meglio a questo proposito ci pare abbia visto il Cotta quando ha affermato di ritenere che a spingere le popolazioni ad un impegno nella resistenza i motivi «d'ordine concreto» furono quelli prevalenti45. E sulle motivazioni morali e politiche che egli tende ad attribuire alla «svolta» del marzo 1944, facendo di essa una scelta consapevole, definitiva e irreversibile: troppi elementi inducono infatti a ritenere che in moltissimi casi si trattò invece di una scelta dettata in larga misura da ragioni di necessità e di opportunità (e, al caso, quindi, revocabile), in particolare dall'allargarsi e radicalizzarsi della guerra civile, dal moltiplicarsi delle violenze fasciste e tedesche e, dunque, dal non sentirsi piú protetti dal piccolo mondo nel quale sino allora i piú si erano rinchiusi ritenendolo il rifugio migliore in attesa che passasse la bufera.
德卡普拉里斯所勾勒的图景尽管带有概括性,但在诸多层面上构成了复原历史真相的最佳基石;这一真实图景虽被内战所激发的狂暴激情以及战后一整套政治权谋与权力利益蓄意扭曲和篡改,但在浩繁的同时代通信、回忆录以及前文所提及的战后初期文学杰作中,依然留下了无可辩驳的丰沛见证。从这些史料中可以昭然看清:即便在经历了9月8日的惊魂创痛之后,主导大众心灵的状态依然被彻底的心力交瘁所统治(‘在意大利人民中间,’罗伯托·苏斯特于1944年2月致一位友人的信中写道46,‘今天远远压倒其他一切情感的,唯有疲惫、道德与物质的双重彻底枯竭;在经历如此众多的幻灭、苦难、辛酸与凌辱之后,全民族感到自身的信任、希望与生机已被彻底掏空’);充斥着对一切事物与所有人的极端绝望与不信任(‘绝大多数意大利人,’帕皮尼在11月20日的日记中写道47,‘已经丧失了对一切原则、一切政党、一切领袖的信仰。人们再也无法相信背信弃义的君主制,无法相信铸成大错的法西斯主义,无法相信一触即溃的军队,无法相信暴露出平庸与无能的教会,无法相信既不爱我们亦不可能爱我们的异邦人,无法相信业已死亡的自由主义,更无法相信依然如谜团般难解、且对许多人而言显得无比可怖的共产主义’);充斥着一种自取灭亡的悲观沉沦(cupio dissolvi),尤其是普遍弥漫着一种竭力自我封闭、尽可能疏离一切时局发展、将任何选边站队皆视作新的灾难与幻灭源头的消极倾向(在这方面,1943年10月下旬有人在罗马台伯河畔矮墙上涂写的一行标语极具代表性:‘打倒一切!’)48,退缩回自己狭隘孤立的微观天地(正如帕韦塞在《丘陵上的房屋》中所刻画的那样),扼杀内心深处的一切激情;抑或,对于那些曾亲历1915至1918年大战的老兵而言,公然炫耀一种玩世不恭的犬儒主义,而这种犬儒不过是为了掩饰那掏空其灵魂、使其丧失任何反抗能力的彻骨剧痛(马拉帕尔泰的案例堪称典型,他甚至将9月8日讽刺为‘壮丽辉煌的一天’,当时‘我们全体官兵竞相比赛看谁能最“英勇”地将武器与军旗掷入泥淖’,而‘当狂欢落幕,我们整队成行,就这样手无寸铁、毫无旗帜地迈向新的战场,去同盟军一道赢得这场我们同德国人作战时早已输掉的战争’;然而随即他便无法掩饰内心的真实凄凉,写道:‘输掉一场战争无疑远比赢得一场战争艰难得多。赢得战争人人皆可为之,输掉战争却非人人皆能承受。’其弦外之音所暗指的正是必须保持尊严49),若非如此,便是滋生出一种为了苟全性命、为了不论以何种手段混日子而‘看破红尘’、不惜俯首屈从于一切、包括最卑鄙下作之行径的彻底沉沦。更遑论那些不仅未能远离尘嚣闭门自保、反而在乱局中不择手段大发国难财之徒,他们对同胞的死活毫无同情,对自身的清誉亦无丝毫顾惜。
Pur nella sua sommarietà, il quadro abbozzato da De Caprariis costituisce per molti versi la miglior premessa per recuperare una realtà che le passioni scatenate dalla guerra civile e una serie di interessi politici e di potere del dopoguerra hanno sfigurato e artatamente trasformato, ma della quale sono pur sempre rimaste numerose testimonianze, soprattutto nelle corrispondenze e nella memorialistica coeve e, come abbiamo già accennato, in alcune opere letterarie immediatamente successive. Da esse appare chiaro che lo stato d'animo prevalente continuò, anche dopo il momento traumatico dell'8 settembre, ad essere dominato dalla stanchezza morale («nel popolo italiano – scriveva nel febbraio 1944 Roberto Suster ad un'amica46 – il sentimento che prevale oggi di gran lunga su qualsiasi altro è quello della stanchezza, dell'esaurimento morale e materiale, perché dopo tante delusioni, tanti dolori, tante amarezze e tante umiliazioni esso si sente completamente svuotato di fiducia, di speranza e di energia»), dalla sfiducia verso tutto e tutti («la maggior parte degli italiani – annotava Papini il 20 novembre47 – hanno perduto ogni fede nei principî, nei partiti, nei capi. Non possono piú credere alla monarchia che ha tradito, al fascismo che ha errato, all'esercito che ha ceduto, alla Chiesa che si è dimostrata mediocre e impotente, agli stranieri che non ci amano né possono amarci, al liberalismo ormai morto, al comunismo ch'è ancora un enigma e, per molti, pauroso enigma»), da una sorta di cupio dissolvi e soprattutto da una diffusissima tendenza a isolarsi, ad estraniarsi il piú possibile da ciò che avveniva, a considerare qualsiasi scelta di campo fonte solo di nuove delusioni e di nuovi danni (tipica è a questo proposito una scritta che verso la fine dell'ottobre 1943 qualcuno tracciò a Roma su una spalletta del lungotevere: «Abbasso tutti»)48, a rifugiarsi nel proprio piccolo mondo particolare (La casa in collina di Pavese), a soffocare qualsiasi passione; o, coloro che avevano fatto la guerra '15-18, a ostentare un cinismo che era solo un modo per nascondere il dolore che li svuotava e li rendeva incapaci di qualsiasi reazione (tipico il caso di Malaparte che definiva «un magnifico giorno» quell'8 settembre, quando «tutti noi, ufficiali e soldati facevamo a gara a chi buttava piú “eroicamente” le armi e le bandiere nel fango» e «finita la festa, ci ordinammo in colonna e cosí senz'armi, senza bandiere, ci avviammo verso i nuovi campi di battaglia, per andare a vincere con gli Alleati questa guerra che avevamo già persa con i tedeschi»), ma poi non riusciva a nascondere il suo vero stato d'animo e scriveva: «È certo assai piú difficile perdere una guerra che vincerla. A vincere una guerra tutti sono buoni, non tutti sono capaci di perderla». Sottintendendo con dignità49, se non, addirittura, una «smagata» disponibilità – pur di sopravvivere e di tirare in qualsiasi modo avanti – a tutto, anche ai comportamenti meno nobili e piú indegni. Per non dire di coloro che, invece di estraniarsi a tutto per poter occuparsi solo di sé, sopravvivere e tirare in qualche modo avanti, si buttarono a far soldi con qualsiasi mezzo, senza alcuno scrupolo o pietà per gli altri e per il loro stesso buon nome.
“尽管阴谋与谎言已将国家推向了如此昭然若揭的绝境,”佩萨罗高中的伊尔达·芬齐·博纳塞拉老师于1943年11月25日致参战儿子的信中痛陈道50,“但那种唯利是图、偏袒奸佞、投机倒把、招摇撞骗与厚颜无耻的下劣市侩心态,依然在大行其道……然而这样的人何其之多!他们在自身所制造的恶臭泥潭中四处滋生蔓延,时刻准备着挥舞对其自身最为有利的旗号,对任何一种信仰皆抱持无所谓的冷漠态度,随时向最有权势者投怀送抱,心中既无一丝理想的微光,亦无半点真挚情感的温热。”
没有任何意象能够比德卡普拉里斯凭借其敏锐的历史洞察力所提出的那个判断——一个民族在9月8日的沉重创伤彻底摧毁其精神支柱之后,‘主动退出搏杀以任由生命枯竭’——更为精准地构成解读1943至1945年意大利历史真相的钥匙;这一图景既适用于北方,亦同样适用于南方51。唯有把握这一阐释钥匙,方能真正洞悉彼时在北方度过这段岁月的人们(无论其属于何种阶级、处于何种社会文化境遇)的心理与伦理态度,进而理解其行为选择:对于绝大多数普通平民而言,所谓‘任由生命枯竭’,实质上等同于超脱一切纷扰以苟活性命,除了一门心思扑在——用阿尔弗雷多·皮佐尼的话来说52——‘傍晚如何拎着装满一家人糊口口粮的口袋平安归家’的手艺之外,不再笃信世间任何主义;但这一钥匙亦同样适用于那些在死亡中找寻自身生命与战斗终极价值的激进少数派。在自身的死亡中,法西斯分子找到了归宿;而在敌人的死亡中,游击队员找到了意义。前者哀悼的是一个在他们各自所理解的法西斯主义图景中行将分崩离析、化为乌有或注定无法建成的理想与物质文明世界;后者则寄望于一个将从旧世界尸骸中涅槃诞生的崭新社会。这一透视极有助于我们理解诸多历史谜题:理解内战所演化出的极端残酷、冷血与暴虐;理解在萨洛法西斯分子心中如此浓烈的死亡意识(乃至所谓‘唯美赴死’[morte bella]的神话),然而这种死亡冲动同样潜藏在不少反法西斯左翼战士、尤其是具有‘复兴运动’知识分子底色的斗士的心灵深处。在另一层面上,它亦有助于我们看清:多年来由反法西斯各政党直接或间接支持的政治宣传刊物,竭力将1943至1945年的解放斗争粉饰为所谓‘第二次复兴运动’,在历史学上是何等苍白无力——盖因复兴运动的核心公民理想(尤其是作为其根基的‘民族’、‘祖国’与‘自由’的高度有机融合)及其主力力量,同所谓‘第二次复兴运动’的主导要素大相径庭;后者确立的解决方案、历史视野与道德现实,同当年的复兴运动毫无共通之处53;尽管在相当长一段时间内,出于政治教化之目的(这与严谨的历史学视角不可同日而语54),这种神话曾被视作复兴运动的延续与完构,但随着岁月的流逝,面对民族意识与自我认同日益分崩离析为各个截然不同的‘阵营群体’(天主教群体、共产党群体以及最终的北方联盟群体)——每个群体皆抱持各自的价值坐标、前途设想乃至各自的历史叙事——这种叙事甚至已无力继续承担这一政治教化功能,更彻底丧失了作为凝聚国家道德与物质统一之基石要素的能力。
Nonostante le conseguenze palesi a cui la nazione è stata portata dall'intrigo e dalla menzogna – scriveva il 25 novembre 1943 al figlio Ilda Finzi Bonasera, una professoressa del liceo di Pesaro50 – continua a dominare quella bassa mentalità che mira solo al tornaconto individuale, che favorisce i disonesti, i profittatori, gli imbroglioni, gli sfacciati... Ma quanti sono! Pullulano dovunque tra il putridume che essi stessi provocano, pronti ad agitare la bandiera che piú loro conviene, a professare indifferentemente una fede o un'altra, ad offrire i loro servigi al piú potente, senza luce di un ideale, senza il calore di un sentimento.
Nessuna immagine come quella di un popolo che – una volta distrutta l'impalcatura morale dal trauma dell'8 settembre – «si ritira dalla lotta per lasciarsi morire» offertaci dal sicuro intuito storico di De Caprariis costituisce una chiave di lettura piú valida della realtà italiana del 1943-45; di quella del nord ma anche di quella del sud51. Una chiave di lettura dalla quale non si può prescindere per capire veramente l'atteggiamento psicologico e morale e, dunque, il comportamento di coloro – di qualsiasi ceto e condizione sociale e culturale – che tale realtà ebbero in sorte di vivere al nord: della grande maggioranza, per la quale «lasciarsi morire» equivaleva a lasciarsi vivere estraniandosi da tutto e non credendo in nulla salvo nell'arte – per dirla con Alfredo Pizzoni52 – «di tornare a casa la sera con la borsa piena di viveri per la famiglia» ma anche delle minoranze attive che nella morte vedevano la ragione della loro vita e della loro lotta. Nella propria i fascisti, in quella dell'avversario i partigiani. Gli uni pensando ad una realtà, ad un mondo ideale e materiale, ad una civiltà che, a seconda di come essi intendevano il proprio fascismo, stava crollando e sarebbe scomparsa o non si sarebbe realizzata; gli altri ad una nuova che sarebbe nata dalla morte della precedente. Il che aiuta a capire molte cose. La violenza, la spietatezza, l'efferatezza assunte dalla guerra civile. Il senso della morte (e, insieme, il mito della «morte bella») cosí presente nei fascisti di Salò, ma che si annidava anche nel fondo dell'animo di non pochi combattenti della sinistra antifascista, soprattutto intellettuali di estrazione «risorgimentale». E, su un altro piano, aiuta altresí a capire quanto storicamente inconsistenti siano gli sforzi fatti per anni dalla pubblicistica politica direttamente o indirettamente espressa dai partiti antifascisti per presentare la lotta di liberazione degli anni 1943-45 come un «secondo Risorgimento», mentre gli ideali civili (in particolare la strettissima sintesi di «nazione», «patria», e «libertà» che era alla loro radice) e le forze che sono state le protagoniste del Risorgimento furono in gran parte diversi da quelli che caratterizzarono il cosiddetto «secondo Risorgimento» e che con la loro affermazione hanno determinato soluzioni, prospettive e realtà morali che con quelle risorgimentali non hanno nulla in comune53 e che, se per un certo numero di anni sono state considerate in un'ottica politico-pedagogica (che è cosa ben diversa dell'ottica storica54) il suo proseguimento e il suo completamento, col passare del tempo, di fronte al sempre piú evidente spezzettarsi della consapevolezza e dell'autoimmagine nazionali in quelle di diversi «popoli» (cattolico, comunista e infine leghista) ognuno con propri valori, con proprie prospettive e persino con proprie storie, si sono rivelate incapaci di assolvere anche a questa funzione politico-pedagogica e di costruire l'elemento fondante dell'unità morale e materiale nazionale.
阐明上述要义之后,在更为详尽地切入9月8日所造成的具体局势之前,我们认为尚有两点必须彻底澄清,以防滋生误解。第一点:9月8日将意大利一部分领土‘割裂’交予德军管辖(亦即沦为意大利社会共和国版图)的现实,固然与盟军占领下、并先后由巴多格里奥和博诺米政府进行日益摆脱傀儡虚名之治理的南部意大利不可同日而语。然而,假使据此认定在广大阶层的心理与道德层面上两方现实之间毫无共同之处,则属大谬不然。在本质深处,两地的大众心态并无显著差异,即便客观环境大相径庭,且在南方‘解毒剂’更为充沛、施展空间更为广阔。仅举一例即可洞悉战争与9月8日危机在南方的创痛同样何其深重:那便是南北两地面对征兵动员时的实际表现。在两地,抗拒征兵与逃兵逃役的现象皆呈现为极其普遍的浪潮(且绝非出于仅在少数派身上才成立的政治意识形态动机),其唯一区别在于:被意大利社会共和国征召或复员召集的人员,明确知晓自己要么被押往德国受训,要么立即被投入战火前线或‘反游击’清剿作战;而对于被王国政府征召的人员而言,其凶险程度则相对较低。即便如此,这亦未能阻止1944年在南方因‘收拢溃兵’和后续征召动员令而激起一场真正的全民族‘抗命狂澜’——‘伴随着暴动、枪战冲突、纵火焚烧征兵处和市政厅’;这场风波以西西里岛为震中(尤其是卡塔尼亚地区爆发的所谓‘绝不出征运动’),酿成了数十人死亡及数万起检举指控,并迅速波及南部其余诸多大区、撒丁岛、拉齐奥乃至翁布里亚55。
Detto questo, prima di affrontare piú in dettaglio la situazione determinata dall'8 settembre, due cose ci pare ancora necessario, a scanso di equivoci, mettere in chiaro. Prima: la realtà di quella parte d'Italia che l'8 settembre «assegnò» ai tedeschi e, dunque, alla Rsi, non fu certo la realtà dell'Italia occupata dagli Alleati e dove funzionarono, via via sempre meno nominalmente, i governi di Badoglio prima e di Bonomi poi. Credere però che, sotto il profilo psicologico e morale di vasti settori della popolazione, tra le due realtà non vi fosse nulla in comune è un errore. Al fondo, lo stato d'animo non era molto diverso, anche se le situazioni erano oggettivamente molto diverse, sicché al sud i «controveleni» erano piú attivi e avevano margini d'azione maggiori. Si pensi, per fare un solo esempio, che ci pare però significativo per valutare quanto profonda fosse anche al sud l'incidenza della crisi determinata dalla guerra e dall'8 settembre, al comportamento al nord e al sud di fronte ai richiami alle armi. In entrambi i casi la renitenza e le diserzioni furono molto numerose (e non per motivi politico-ideologici che valevano solo per delle minoranze), con la differenza che coloro che venivano chiamati o richiamati alle armi dalla Rsi avevano la certezza o di essere inviati in Germania per addestramento o di essere subito impiegati in operazioni belliche e di «controguerriglia», mentre per quelli richiamati dal regio governo i rischi erano molto minori. Cosa questa che non impedí che il «recupero degli sbandati» e i successivi richiami alle armi, nel 1944, finissero per dar luogo al sud ad un vero e proprio «rifiuto d'obbedienza» di massa «con tumulti, scontri a fuoco, incendi di distretti e di municipi» che ebbero il loro epicentro in Sicilia (e soprattutto nel catanese ove si sviluppò il cosiddetto Movimento dei non si parte) con varie decine di morti e decine di migliaia di denunce, ma che si estese anche a molte altre regioni meridionali, alla Sardegna e al Lazio e all'Umbria55.
第二点:北方的社会实情呈现出极端复杂、交错杂糅的面貌,具象化为一系列极度繁复的局部现实与特殊行为模式,唯有深入把握其幽微细节、矛盾张力乃至纯粹的历史偶然性方能予以领悟(正如卡尔维诺所写道的那样56:‘对于我的许多同龄人而言,究竟站在哪一方作战往往纯属偶然定夺;对许多人来说,阵营在一夜之间便彻底倒转,昨天还是萨洛共和军,今天便成了游击队员,反之亦然;他们在两面开枪,亦在两面挨枪;唯有死亡为他们的抉择打上了不可逆转的烙印’);北方历史兼具崇高的理想与高尚的操守、平庸与下作的苟且、真诚的奉献与投机钻营的工具性算计、坚守如一与反复无常的考验、英雄主义的壮举与怯懦卑劣的逃避、重大的迷误与惨绝人寰的罪恶,以及一系列不可思议的个体命运奇遇57。随着时间的推移,局势在不断嬗变演化,呈现出相异的特质,并逐渐卷入了一部分起初未曾表明任何立场的人——他们曾被眼前降临的浩劫吓得‘惊魂失措’与‘身心俱裂’,在柴米油盐的日常琐事逼迫下一心唯求苟活性命,退缩在狭小的生活圈子里,在最好的情形下亦不过是对那些处境比自己更为凄惨的人施以若干人道主义同情。在这方面,一部分农民阶层在9月8日后对待散兵游勇的态度极具代表性。尽管如此,在1943年9月8日至1945年4月25日之间,北方的心理与道德现实并未发生根本性的突变。广大民众的根本态度,即便承受了内战与日俱增的剧烈冲击,即便一部分人或自愿或被动地卷入其中乃至主动投身搏杀,其转变的幅度与深度亦远低于人们所普遍设想和宣传宣称的程度。这恰恰有助于我们理解:当和平终于降临、某种‘常态’局势在一定程度上得以恢复之际,许多曾置身事外、游离于游击队世界边缘的人却对这一常态予以排斥抵制,在他们眼中,‘常态’与法西斯主义(乃至前法西斯主义,盖因自由主义国家在孕育出法西斯之后,在他们看来往往显得同法西斯国家并无二致)在本质上不过是一丘之貉;他们因而转而在情感上投向那些质疑常态、在他们看来既‘洁白无瑕’又‘注定胜利’、且最关键在于能够引领他们摆脱深陷其中的认同危机并为其提供全新现实支点的其他替代方案:对一部分人而言是共产主义,对另一部分人而言则是天主教会58。总归而言,尤其是考虑到天主教徒在抵抗运动中微弱的组织化存在,大众的情感流向与其说是投向共产主义,毋宁说是投向了教会及其‘专属’政党——天主教民主党。毋庸置疑,国际地缘政治格局对此种抉择产生了重大影响(对共产党的恐惧,人们往往在抵抗运动时期及解放伊始便已亲眼目睹了意共的作风);但同样毋庸置疑的是,各级神职人员大体上遵从了圣座的告诫59,在抵抗运动期间‘置身于任何党派政治之外’,积极‘对信众开展劝导以化解仇恨与怨怼’,极力避免采取任何可能加剧全境暴力氛围的举措,将全副精力倾注于使‘人心重归宗教践行与基督内手足之爱’的使徒工作,倾注于向赤贫阶层提供物质救济,且相较于武装抵抗,更倾向于激励种种形式的消极抵抗——这绝非偶然,因为这种消极抵抗恰恰最切合严格意义上的广大信众的心理诉求,且至少切合了那些虽对萨洛政权和德国人怀有敌意(如同绝大多数教士那样)、却不愿拿起武器直接同其交火作战的人群的内心渴盼60。
Seconda: la realtà del nord fu estremamente complessa, composita, articolata in una vasta gamma di realtà e di comportamenti particolari che vanno colti nelle loro sfumature, contraddizioni e talvolta casualità («per molti dei miei coetanei – ha scritto Calvino56 – era stato solo il caso a decidere da che parte dovessero combattere; per molti le parti tutt'a un tratto si invertivano, da repubblicani diventavano partigiani e viceversa; da una parte e dall'altra sparavano e si facevano sparare; solo la morte dava alle loro scelte un segno irrevocabile»); fu ricca di ideali e di comportamenti nobili, meno nobili e abietti, sinceri, opportunistici, strumentali, di prove di coerenza e di incoerenza, di atti di eroismo e di viltà, di errori e di orrori, di vicende particolari impensabili57. Si venne trasformando nel tempo, assumendo caratteri diversi e coinvolgendo una parte di coloro che all'inizio non si erano impegnati in nessun senso e che «sbigottiti» e «percossi» da quanto era avvenuto e avveniva, assillati dai propri problemi quotidiani avevano cercato solo di sopravvivere, rinchiudendosi nel proprio piccolo mondo, non andando, nel migliore dei casi, oltre qualche gesto di solidarietà umana nei confronti di chi appariva piú disgraziato di loro. Tipico in questo senso è il comportamento di una parte del mondo contadino verso i soldati sbandati dopo l'8 settembre. Nonostante ciò tra l'8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945 la realtà psicologica e morale del nord non subí una radicale trasformazione. L'atteggiamento di fondo della maggioranza della gente, anche se questa dovette subire i crescenti contraccolpi della guerra civile e una parte di essa vi fu, volente o nolente, coinvolta o addirittura vi partecipò volontariamente, mutò meno e meno sostanzialmente di quanto si potrebbe credere e di quanto è stato asserito. E ciò aiuta a capire perché, arrivata finalmente la pace e ripristinasi una situazione in qualche misura «normale», molti di coloro che si erano estraniati da tutto e tenuti ai margini del mondo partigiano la rifiutarono considerando che «normalità» e fascismo (e anche prefascismo, ché spesso lo stato liberale, avendo «partorito» il fascismo, finiva ai loro occhi per apparire non molto diverso da quello fascista) fossero sostanzialmente sinonimi, e si rivolsero emotivamente verso altre soluzioni che la contestavano e apparivano loro per un verso «incontaminate», per un altro «vincenti» e, soprattutto, sembravano in grado di farli uscire dalla crisi di identità nella quale ancora si trovavano e di dar loro un nuovo e piú reale punto di ancoraggio: per alcuni il comunismo, per altri la Chiesa58. E, tutto sommato, specie se si pensa alla modesta presenza organizzata dei cattolici nella resistenza, meno verso il comunismo che verso la Chiesa e il «suo» partito, la Dc. Che su questa scelta abbia influito non poco la situazione internazionale (la paura dei comunisti, spesso visti già direttamente all'opera nella resistenza e subito dopo la liberazione) è indubbio; altrettanto indubbio è però che a suo favore dovette giuocare il fatto che in genere il clero, come gli aveva raccomandato la Santa Sede59, si era tenuto durante la resistenza «fuori di ogni politica di partito», si era mosso nel senso di «far opera di persuasione sui fedeli affinché si plac[assero] i rancori e gli odi» e fossero evitati atti che potessero alimentare il clima di violenza in cui vivevano intere regioni e aveva concentrato le sue energie nell'opera di apostolato «per riportare gli spiriti alla pratica della religione e all'amore dei fratelli in Cristo», di assistenza materiale dei piú bisognosi e di stimolo, piuttosto che alla resistenza armata, a forme di resistenza passiva, che non a caso erano quelle piú congeniali e alla maggioranza dei credenti in senso proprio e di una parte almeno anche di coloro che, pur essendo ostili (come la gran maggioranza del clero) alla Rsi e ai tedeschi, non erano disposti a prendere le armi contro di essi60.
注释 · Note
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MUSSOLINI, XXXII, p. 231. ↩
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Ivi, pp. 1 sgg. ↩
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参见例如:I. BONOMI, Diario di un anno (2 giugno 1943 - 10 giugno 1944), Milano 1947, p. 109(9月19日);P. CALAMANDREI, Diario 1939-1945, Firenze 1982, II, p. 199(9月20日);E. CASTELLI, Pensieri e giornate. Diario intimo, Roma 1945, p. 150(9月20日);L. GASPAROTTO, Diario di un deputato. Cinquant'anni di vita politica italiana, Milano 1945, p. 345(9月19日);G. GORLA, L'Italia nella seconda guerra mondiale. Diario di un milanese, ministro del re nel governo Mussolini, Milano 1959, pp. 446 sg.(9月18日);L. C. PIERACCINI, Agenda di guerra (1939-1944), Milano 1964, pp. 247(9月16日), 251(9月18日)与 255(9月26日)。 ↩
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参见 G. BOCCA, La repubblica di Mussolini 前引书,第25页以下。 ↩
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参见 L. BERGONZINI, Bologna 1943-1945. Politica ed economia in un centro urbano nei venti mesi dell'occupazione nazista, Bologna 1980, p. 38. ↩
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关于7月25日至9月8日间的民众态度,尚缺乏严格依照历史学标准开展的全面研究。大量档案文献收录于 L'Italia dei quarantacinque giorni. Studi e documenti, Milano 1969。
在诸多足以印证公众舆论在这四十五天内发生此种演变的证词中,我们姑且选取皮亚琴察省长于9月6日呈送塞尼塞的一份报告为例(同上引书,第222页以下)。报告中写道:
“法西斯政权的突然倒台,在该省民众中引发了毫不含糊的热烈狂欢;这种欢腾除源于对国家政治生活重归宪法法律轨道的重新信任外,更主要归因于一种幻觉,即以为这一出人意料的事变构成了迈向和平的决定性转折点。
事实上,正如先前屡次所呈报的那样,民众尤其是近一段时期以来,对迄今为止所承受的沉重牺牲已表现出极度疲惫之态;而由于切实担忧本国可能随时沦为一场在难以容忍的盟友身旁进行的、违背本心的战争的战场,这种疲惫感如今进一步加剧。
当前,随着进入该大区乃至本省的德军兵力日益密集,这种心理状态愈显严峻,德军的存在被所有人视为实现和平的最严重障碍。
巴多格里奥陆军元帅的上台——作为一名在各个社会阶层中皆享有良好声誉的军人形象——普遍受到欢迎,亦是因为尽管他声明战争继续,却依然给人们带来了冲突有望迅速且体面解决的希望。
然而,面对直接波及平民人口的不断加剧的流血惨剧,战局的毫无起色引发了某种迷茫困惑之感,这也是因为政府迄今为止尚未向国民展现出战争的新方针路线。此种明确方向的需求尤为迫切,因为超越并脱离一切政治狂热,广大公民在今天普遍渴盼和平。” ↩ -
参见 E. AGA ROSSI, L'inganno reciproco: l'armistizio tra l'Italia e gli angloamericani del settembre 1943, Roma 1993, p. 133. ↩
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R. SUSTER, Diario 1943-44, 1943年8月14日,藏于 ACS, R. SUSTER, b. 2, fasc. 9. ↩
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参见 C. PAVESE, Romanzi, Torino 1961, p. 65(《丘陵上的房屋》[La casa in collina])。 ↩
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参见 P. CALAMANDREI, Diario 前引书,第2卷,第189页。 ↩
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参见 S. COTTA, Quale Resistenza? Aspetti e problemi della guerra di liberazione in Italia, Milano 1977, pp. 116 sg. ↩
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作为关于此种心态的典型且具深意的一则见证,参见 A. DAMIANO, Rosso e grigio, Milano 1947, pp. 87 sg. 的日记;书中记载了作者从米兰疏散至蒙塔尔托帕韦塞(Montalto Pavese)时亲历停战消息的情景:
“今天下午六点左右,两个路过村道的年轻人对走出来打水的佃农妇人说:‘讲和了。’我同样在屋外的嫂子用惊愕失色的双眼望着我:‘你听到了吗?’我们奔向收音机。电台唱片正反复播放着巴多格里奥宣布停战消息的讲话。
我的妻子当时同我的岳父和孩子们在下面的葡萄园里。我跑下去向他们通报喜讯。只见岳父拄着一根长竹竿,在众人的跟随下正艰难地爬上陡坡。我从远处向他喊道:‘停战了,战争结束了!’他拄着竹竿停下脚步,眯起双眼,皱紧眉头,竭力听清我朝他喊出的话语。接着他听懂了,又垂下头继续向上走。我对自己说:‘瞧他多麻木。’随即我发觉,自己同他一样麻木。妻子面色凝重地听取了这则消息。我们三人默默无言地沿着山坡攀登,直至山脊。
巴多格里奥在其文告结尾处附带了几句晦暗不清抑或昭然若揭的言辞:‘任何侵略企图,无论来自何方,皆将予以坚决武力回击。’这一侵略除了来自德国,还能来自何方?
狂喜欢庆的是田间乡民。在我伏案疾书之时,村镇里传来了阵阵歌声回响:大家全都聚在小酒馆里。平民大众幸福洋溢,我们却不然。为什么?难道我们自己不曾渴盼和平吗?但今晚,平民草根根本没有意识到我们坠入的万丈深渊。抑或他们看得再清楚不过,却全然不在乎。和平了,人人回家,周日痛饮,谁爱统治谁就统治。‘圣诞节我们就成婚!’一个人骑着自行车飞驰而过,欣喜若狂地对我喊道。在这一狂欢之中,孕育着明日的革命。这种随时准备化为革命狂暴的喜悦,比我们这些自命不凡之辈的阵痛更能烧尽一切残渣滓滓。
平静之夜。刚才我踱步至打谷场,仰望星空,苍穹空旷寥落。再无空袭轰炸机的轰鸣破空之声。在祖国的遗体四周,唯有一片死寂。”
托斯卡纳蒙塔尔比尼圣朱斯托堂区本堂神甫就那些事变所撰写的报告亦提供了实质相同的见证(参见 PRETI FIORENTINI, Giorni di guerra 1943-1945. Lettere al vescovo, 编者 G. Villani, Firenze 1992, p. 300):
“1943年9月8日傍晚,远方望见火光点点,宛如圣约翰日前夜。随后,所有教堂钟声齐鸣,空气中洋溢着异乎寻常的喜庆。究竟发生了何事?须臾,矿石收音机向我们宣告了停战。我没有敲响钟声。面对祖国的浩劫,不当欢庆,唯当痛哭。我没有敲响钟声。我明白战争并未结束,我深知德国人是‘魔鬼’;他们顽固至极,因而只要他们仍在我们的家园之内,战争便没有完结。” ↩ -
不仅平民大众高估了盟军的作战潜力与军事能力,文化素养深厚且具备一定军事经验的人士亦复如是。皮埃罗·卡拉曼德雷便是典型一例,他在9月23日批评罗马人盲目乐观、以为首都将在两周内解放时写道:“纯属痴人说梦;要解放意大利直至亚平宁山脉,至少需要两个月。佛罗伦萨将在11月底解放。而要解放波河平原,还需要再花四个月或更长时间”(Diario 前引书,第2卷,第202页)。 ↩
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按照 C. DELLAVALLE, Dall'8 settembre alla Resistenza, 载于 8 settembre 1943. Storia e memoria, 编者 C. Dellavalle, Milano 1989, p. 130(然而该作者主要指的是9月8日之后的一段时间,即抵抗运动问题开始提上日程之时,而在特定局势下,数周甚至数天都具有其关键意义)的观点,大部分民众在相当一段时期内处于“选择……不作选择、等待观望局势发展”的境地。戴拉瓦莱同样认为,“诸多迹象”表明这不仅是一种置身事外、只求自保的立场,而且“在很大程度上是由不确定性所致,例如缺乏作出最终抉择所需的信息,在已然形成的混乱局面中不知所措”。然而他所引用的唯一“迹象”不过是对溃散官兵的救助,这种救助的广泛规模表达了一种“对战争的拒绝”:这一论据一方面分量太轻(因为至少需要查明在上述救助中除人道主义同情外还有何种动因在起作用),另一方面又显得过于不言自明。 ↩
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P. NENNI, Diari 前引书,第1卷,第42页。 ↩
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B. TECCHI, Un'estate in campagna (Diario 1943), Firenze 1945, pp. 65 sgg.;以及关于7月25日事变,参见第24页。 ↩
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R. SUSTER, Diario 前引书。 ↩
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A. OSIO NOGARA, Diari e pagine sparse 1904-1987, Verona 1989, pp. 102 sg. ↩
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关于9月8日随后数周的军事战局尤其是德军的反制措施,参见 MIN. DIFESA - S. M. ESERCITO - UFF. STORICO, Le operazioni delle unità italiane nel settembre-ottobre 1943, Roma 1975, pp. 48 sgg.;J. SCHRÖDER, Italiens Kriegsaustritt 1943 前引书,第281页以下;以及 History of United States Naval Operations in World War II, IX, Sicily - Salerno - Anzio. January 1943 - june 1944, 编者 S. E. Morison, Boston 1975, pp. 227 sgg. ↩
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关于“不设防城市”,参见 MIN. DIFESA - S. M. ESERCITO - UFF. STORICO, Le operazioni delle unità italiane nel settembre-ottobre 1943 前引书,第79页以下及第134页以下;V. TEDESCO, Il contributo di Roma e della provincia nella lotta di liberazione, Roma s.d., pp. 184 sgg.;以及关于卡尔维·迪·贝尔戈洛将军的官方活动,参见 I bandi tedeschi e fascisti, 编者 E. Piscitelli, 载于 «Quaderni della resistenza laziale», n. 4, 1977, pp. 83 sgg. ↩
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关于博诺米政府于1944年10月设立的调查委员会调查结果的总体全貌,参见 I. PALERMO, Storia di un armistizio, Milano 1967. ↩
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参见 History of the Second World War, United Kingdom Military series, Grand Strategy, IV, August 1942 - September 1943, 编者 M. Howard, London 1972, 及 V, The campaign in Sicily 1943 and the campaign in Italy 3rd September 1943 to 31 st. March 1944, 编者 C. J. C. Molony, F. C. Flynn, H. L. Davies, T. P. Gleave, London 1973;United States Army in world war, II, The Mediterranean theatre of operations, Sicily and the Surrender of Italy, 编者 A. M. Garland 与 H. McGaw Smyth, Washington 1965;M. TOSCANO, Dal 25 luglio all'8 settembre. Nuove rivelazioni sugli armistizi fra l'Italia e le Nazioni Unite, Firenze 1966;M. MAZZETTI, L'armistizio con l'Italia in base alle relazioni ufficiali anglo-americane, 载于 «Memorie storiche militari», 1978, pp. 61 sgg.;E. AGA ROSSI, L'inganno reciproco 前引书;未提供新史料的著作则有 F. STEFANI, 8 settembre 1943. Gli armistizi dell'Italia, Milano 1991. ↩
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R. ROMEO, Il bilancio della catastrofe, 载于该作者所著 Scritti storici (1951-1987), Milano 1990, p. 438. ↩
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参见 M. MAZZETTI, L'armistizio con l'Italia 前引书,第155页以下。 ↩
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将讨论从罗马未予设防问题延伸至意大利军队表现这一更具普遍性的问题,仅凭9月9日丘吉尔积极游说罗斯福和参谋长联席会议促其利用停战开启的新机遇这一事实,显然不足以佐证“若罗马周边各师坚决作战、盟军便会全力支持意军”的论断。在英国首相这样一位力求预见并预先构建局势而非受其牵引的现实主义者笔下,这一呼吁——尤其是结合他对占领多德卡尼斯群岛行动的兴趣以及对科孚岛和凯法利尼亚岛事态的密切关注来看——实质上表明,丘吉尔所看到的新机遇主要不在意大利而在巴尔干。除停战宣告后突袭因素已不复存在、任何具有一定规模的行动在技术上若非冒着极高风险便无法迅速展开之外,丘吉尔政治战略中巴尔干所占据的地位,以及随后英方(实质上也包括美方)对意军重建尝试和抵抗运动的态度,皆促使人们得出上述推论。 ↩
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姑且作为例证,我们从诸多可引用的材料中选取两则证词兼评断,一则出自卡维利亚陆军元帅,另一则出自多尔曼。
在1943年10月18日的日记中,E. CAVIGLIA, Diario (aprile 1925 - marzo 1945), Roma 1952, p. 459 写道:
“昨天伊塞塔律师在外躲避一月有余后返回。他此前不得不藏身多处以策安全。他告诉我,佩尔蒂尼及其友人曾希望我来组织保卫罗马。我对此心知肚明:卢苏议员同其若干友人来罗马探访我时便曾向我提出过此点。
倘若我们不是已然深陷灭顶之悲伤,真该为之一笑了。只需知晓罗马的口粮储备,以及凯塞林最后通牒中所包含的威胁:假使我们在9月10日下午四时前不接受通牒,他便会炸毁早已布设水雷的引水渠,并派出七百架轰炸机空袭罗马。我曾料想其可调用的轰炸机或许只有两百架,但即便如此也足以致命。我们要凭怎样的武器与全副武装之军、凭怎样的口粮来保卫罗马?
难道人们至今竟还相信在那个关头,面对德军,单凭街垒以及英勇罗马市民的血肉之躯便能坚守抵抗?这纯属浪漫主义呓语:巴利拉!米兰起义五日!行动的时刻或许终会到来。眼下唯有隐忍克制。”
至于E. 多尔曼,他在1946年4月为英国情报部门撰写的关于其亲历的意大利政军内幕的一份手稿中写道:
“卡尔博尼将军麾下的六个意大利师,在兵力规模上远远超出凯塞林在最初数日所能指望的兵力。部署在普拉蒂卡迪马雷的空降师兵力不超过八千人,缺乏坦克与重炮。格雷泽将军驻扎在布拉恰诺湖附近的掷弹兵师辖有约八千人;若干部队甚至仍在调动途中。该师并非装甲师,仅辖有一个装甲侦察分队(约三十余辆战车)。除这些部队外,尚可加上:若干小分队(各地驻军)、总司令部警卫部队,以及卡普勒与斯科尔兹内所掌握的人员(不超过两百人)。
然而,德国军队拥有严密的纪律与卓越的编制体系,每名官兵皆充满同‘意大利叛徒’一决雌雄的决死斗志;反观意大利军队(除个别表现英勇的部队如近卫步兵、宪兵外),却呈现为一盘涣散混乱的散沙,缺乏信念,最关键的是缺乏卓越统帅。面对凯塞林(一位受全军钦佩、极富威望的军人形象),意大利人所能拿出来的唯有一位卡尔博尼将军”(ASMAE, D. GRANDI, b. 148, fasc. 197, sottof. 1)。 ↩ -
关于被德军俘虏并驱逐出境的意大利军人的著述浩如烟海,然而关于9月8日之后各部队作战历程的专题研究却凤毛麟角。关于部署在南斯拉夫、阿尔巴尼亚、希腊、多德卡尼斯群岛、科西嘉岛与法国的意军部队全貌,参见 MIN. DIFESA - S. M. ESERCITO - UFF. STORICO, Le operazioni delle unità italiane nel settembre-ottobre 1943 前引书;以及 G. LOMBARDI, L'8 settembre fuori d'Italia, Milano 1966。 ↩
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海军与空军的表现大体截然不同,这主要可归因于其更严明的纪律与战斗意志,以及在军官、士官与普通水兵和航空兵之间(尤其是空军内部)存在更强烈的个人纽带;此外,海军与空军拥有陆军所不具备的客观条件,能够按照停战协定的要求,通过开赴盟军基地或中立国港口(此类情况确曾发生)来避免沦为德军的俘虏。 ↩
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关于墨索里尼倒台一个月后‘部队士气’的状况,参见本书附录《文件一》中陆军参谋长罗阿塔将军于1943年8月25日呈送安布罗西奥与索里切的报告(ACS, Presidenza Consiglio Ministri, Gabinetto, Fascicoli riservati (1943-45), b. 2, fasc. 105);以及 G. CONTI, La crisi morale del '43: le forze armate e la difesa del territorio nazionale, 载于 «Storia contemporanea», 1993年11月至12月号,第1115页以下所重构的整体全貌。 ↩
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“迷茫、恐慌与混乱达到了顶点。在各部委大楼里,”罗伯托·苏斯特在1943年9月9日谈及罗马局势的日记中写道,“官员和办事员接到通知,要求疏散并返回各自家中。” ↩
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近卫步兵的战例除展现出卓越的职责操守外,之所以值得铭记,还在于他们当时受索利纳斯将军指挥;索利纳斯的法西斯主义同情立场人尽皆知,然而尽管如此,他却是停战后最初数日表现最为英勇的将领之一。即便无意对索利纳斯将军的行为赋予其本不具备的过度意义,这一事实亦必须予以指出,因为在反法西斯阵营试图解释军队瓦解之迅猛与规模时,当时往往紧抓某些反面个案不放,将其全盘归咎于法西斯军官尤其是‘行动队’(squadrista)出身军官对士兵施加的恶劣影响及其自觉破坏活动。在这方面,皮埃罗·卡拉曼德雷的一则日记记录极具代表性(Diario 前引书,第2卷,第204页):“在这一溃败中,被重新征召为军官的行动队员起到了重大作用:他们以法西斯分子的身份,蓄意摧垮了本可在各地零星涌现并巩固的抵抗斗志。这一现象在百余处地方如出一辙:波韦罗莫托斯卡炮兵阵地上所发生的事——该阵地指挥官(某个乔尔杰蒂上尉,行动队员)抛弃部属与火炮,‘因为其法西斯信仰使他将德国人视作朋友’——在其余上百个场合原版重演。” ↩
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P. NENNI, Diario 前引书,第43页。 ↩
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关于这一点,参见 C. FUMIAN, «Venezia “città ministeriale” (1943-1945)», 载于 La Resistenza nel Veneziano. La società veneziana tra fascismo, resistenza, repubblica, Venezia 1985, I, pp. 365 sgg.,尤其是第370页以下;该文评估实际迁往北方的部委人员仅占总数的约20%。关于某个极具历史意涵的特殊个案,参见 V. RONCHI, Guerra e crisi alimentare in Italia (1940-1950). Ricordi ed esperienze, Roma 1977, pp. 162 sgg. ↩
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L. BOLLA, Perché a Salò 前引书,第38页以下。 ↩
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A. TRABUCCHI, I vinti hanno sempre torto, Torino 1947, p. 28. ↩
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参见 A. TAMARO, Due anni di storia 前引书,第2卷,第284页。 ↩
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Mussolini l'alleato, II, pp. 819 sgg. ↩
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在9月8日至1943年底之间,在意大利本土及境外约有8.6万名军人表示愿意同德意志国防军合作(参见 G. SCHREIBER, I militari italiani internati nei campi di concentramento del Terzo Reich 1943-1945, Roma 1992, p. 443)。然而该数据几乎不具备实质意义;事实上许多人迈出这一步纯属出于投机求生、为了逃避被驱逐进集中营的苦役,这一事实在相当大一部分人一遇初次机会便企图逃亡叛变中得到了明证。 ↩
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F. FURET, Il laboratorio della storia, Milano 1985, p. 273. ↩
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P. LABORIE, L'opinion française sous Vichy, Paris 1990;该作者另著 Solidarité et ambivalence de la France moyenne, 载于 La France des années noires, Paris 1993, II, pp. 295 sgg. ↩
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L. KLINKHAMMER, L'occupazione tedesca in Italia (1943-1945), Torino 1993, pp. 15 sgg. ↩
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V. DE CAPRARIIS, L'Italia contemporanea (1946-1953), 载于该作者所著 Scritti, III, 编者 T. Amato 与 M. Griffo, Messina 1986, p. 119. ↩
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主要参见 E. BRUNETTA, Correnti politiche e classi sociali alle origini della Resistenza nel Veneto, Vicenza 1974;以及该作者所著 La Resistenza, 载于 Storia di Vicenza, IV, 1, L'età contemporanea, Vicenza 1991, pp. 155 sgg. ↩
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同上引书,第161页以下。 ↩
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参见 S. COTTA, Quale Resistenza? 前引书,第57页。 ↩
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ACS, R. SUSTER, b. 3, fasc. 16, «Corrispondenza». ↩
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G. PAPINI, Diario, Firenze 1962, p. 116. ↩
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从相异却总归相仿的视角出发,年轻军官乔尔焦·切苏拉的个案尽管看似荒谬反常,却极具代表性:他在西西里参战后,在意大利本土突遭停战变故,得以返回威尼斯同家人团聚;在停留三天后,他却主动向德军投降沦为俘虏,随后被押解至德国境内的集中营。“我什么也不愿看,什么也不愿想,什么决断都不想做;单单想到眼前还有什么‘应当办理之事’需要绞尽脑汁去琢磨……便令我感到一种撕心裂肺的深层恶心。我唯独知道,对我而言一切都已彻底完结;其他人爱怎样就怎样吧……我既不想重新去履行所谓祖国向我们下达的指令(这个祖国,我已经用亲眼见证过,恰恰同所有意大利人民背道而驰);亦不想为了逃避这一切而在流亡逃遁、诡计奸谋、权宜苟且、妥协退让与逢场作戏中苟且偷生……为此我甘愿自缚沦为战俘,下定决心做战俘直至生命终结,无论发生何事,亦无论结局为何”(G. CHIESURA, Sicilia 1943, Palermo 1993, pp. 141 sgg.)。 ↩
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参见 C. MALAPARTE, La pelle, Roma-Milano 1940¹⁰, pp. 70 sg. 与 12. ↩
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M. G. CAMILLETTI, Lettere al figlio in guerra, 载于 «Storia e problemi contemporanei», 1992, n. 10, p. 102. ↩
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瑞士《洛桑公报》于1943年10月15日专门针对巴多格里奥政府对德宣战所发表的社论《宣战》(La déclaration de guerre)极富深意。除质疑巴多格里奥针对一个意大利不久前还是其盟友、且在墨索里尼倒台后曾郑重声明战争继续的国家采取此种宣战举措是否明智之外,这位匿名作者尖锐指出:王国政府步墨索里尼后尘顽固地试图重新武装动员‘一个疲惫不堪的民族’,极可能遭遇完全相同的惨败,亦即撞击在同一道‘倦怠冷漠’的绝壁之上并‘蒙受同等的彻底唾弃’。 ↩
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A. PIZZONI, Alla guida del CLNAI. Memorie per i figli, Torino 1993, pp. 278 sgg. ↩
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参见 R. ROMEO, L'Italia liberale: sviluppo e contraddizioni, Milano 1987, pp. 38 sgg. ↩
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“盖因在政治教化的语言中,固然可以容许将历史进程附会为某种与其实际意涵截然相异之物,但在历史学的严谨话语中,这一切只会使人丧失对每个历史进程所特有的质的规定性与鲜明特征的清晰甄别”,进而难以避免种种曲解、误读以及神话与狂暴激情的滋生,而这些恰恰构成了阻碍人们切实理解历史真相、进而确立正确且现实主义的民族自我认同的最大藩篱。参见 V. DE CAPRARIIS, L'Italia contemporanea 前引书,第162页。 ↩
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尽管该现象规模浩大,然而关于盟军登陆西西里及9月8日之后散落的官兵中出现的抗拒征兵、逃兵逃役以及逾期未向驻军或兵役区报到的情况,至今仍缺乏任何综合性学术专著,且在军事报刊与军史编纂中对此类记载亦极为稀少且闪烁其词。无论如何,可参阅 E. FORCELLA, Un altro dopoguerra, Milano 1976;以及该作者所作导言 «Lo Stato nascente e la società esistente», 载于 L'altro dopoguerra. Roma e il Sud 1943-45, 编者 N. Gallerano, Milano 1985, pp. 27 sgg.。重要史料亦可见于卡多尔纳将军关于陆军总参谋部自1943年9月至1947年1月活动的报告(G. N. AMORETTI, La relazione Cadorna sull'opera dello Stato Maggiore dell'Esercito [18 settembre 1943 - 31 gennaio 1947], Rapallo 1983, pp. xv sg. 与 26 sg.)以及各省长报告。例如在1944年11月份的《皇家各省省长报告总汇》中,在汇报了绝大多数民众尤其是青年人持续的政治冷漠之后,明确提及广大青年群体在面对征兵动员时的愤懑与消极抵抗,并指出由于青年一代对参战的公开抗拒而导致了‘相当令人担忧的局势’(参见 E. AGA ROSSI, L'Italia nella sconfitta: politica interna e situazione internazionale durante la seconda guerra mondiale, Napoli 1985, pp. 329 sg.;亦参见 P. BERARDI, Memorie di un Capo di Stato maggiore dell'Esercito (1943-1945), Bologna 1954, pp. 161 sg.,该书除抗兵外,更直言不讳地痛陈‘逃兵之瘟疫’,以及‘在家庭、乡邻纵容下,在各政党鼓动士兵回家、宣称一切反正均已完结的示范下所形成的“逃兵合法权”’;以及 S. LOI, I rapporti fra Alleati e Italiani nella cobelligeranza, Roma 1986, p. 102,其在论述陆军组建用于对德作战的战斗群所遭遇的重重困难时,基本依据贝拉尔迪的记述提及‘诈病、擅离职守、新兵征集率极度匮乏’)。据陆军总参谋长梅塞陆军元帅于1945年1月12日向博诺米汇报的数据,截至前一年年底,抗拒征兵与逃役逃兵的案件总数已突破20万起。ACS, Presidenza Consiglio Ministri, 1944-1947, fasc. 1.2.26/13530, sottof. 1, «Amnistia per i reati militari»。
促成这一浩大现象的,可能还在于南部广大社会阶层对盟军的态度迅速恶化。据瑞士驻阿尔及尔领事在实地考察解放区后于1944年3月27日呈送伯尔尼的报告显示:在短短数月内,平民人口对盟军的好感(最初曾‘张开双臂’欢迎盟军)急剧降温(在上层阶级中甚至蜕变为反感);其原因在于生活状况再度恶化,盟军官兵屡屡表现得飞扬跋扈、目无纪律,且完全无力迅速向北推进(BA, 2001 D, 3, fasc. 65)。 ↩ -
参见 I. CALVINO, Il sentiero dei nidi di ragno, Torino 1964, p. 16。 ↩
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埃德维热·墨索里尼之女罗塞塔·里奇·格里索利尼的遭遇即为明证:她因反法西斯倾向以及曾向若干遭通缉人员提供掩护救助而一度遭到逮捕。参见对曾任拉文纳省抵抗运动时期省民族解放委员会(Clnt)成员兼意共政治负责人的萨尔瓦托雷·马尔科·德西莫内参议员的专访,载于 «Bollettino dell'Istituto calabrese per la storia dell'antifascismo e dell'Italia contemporanea», 1991, n. 1, p. 52。 ↩
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参见 P. SCOPPOLA, La «nuova cristianità» perduta, Roma 1985, p. 39;该作者另著 La repubblica dei partiti. Profilo storico della democrazia in Italia (1945-1990), Bologna 1991, 第一章。 ↩
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参见 ADSS, XI, pp. 359 sgg. ↩
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关于这一点,参见 S. COTTA 在 Aspetti religiosi della Resistenza, Torino 1972, pp. 142 sgg. 中的深刻论述。 ↩
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MUSSOLINI, XXXII, p. 231. ↩
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Ivi, pp. 1 sgg. ↩
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Cfr., per esempio, I. BONOMI, Diario di un anno (2 giugno 1943 - 10 giugno 1944), Milano 1947, p. 109 (19 settembre); P. CALAMANDREI, Diario 1939-1945, Firenze 1982, II, p. 199 (20 settembre); E. CASTELLI, Pensieri e giornate. Diario intimo, Roma 1945, p. 150 (20 settembre); L. GASPAROTTO, Diario di un deputato. Cinquant'anni di vita politica italiana, Milano 1945, p. 345 (19 settembre); G. GORLA, L'Italia nella seconda guerra mondiale. Diario di un milanese, ministro del re nel governo Mussolini, Milano 1959, pp. 446 sg. (18 settembre); L. C. PIERACCINI, Agenda di guerra (1939-1944), Milano 1964, pp. 247 (16 settembre), 251 (18 settembre) e 255 (26 settembre). ↩
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Cfr. G. BOCCA, La repubblica di Mussolini cit., pp. 25 sg. ↩
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Cfr. L. BERGONZINI, Bologna 1943-1945. Politica ed economia in un centro urbano nei venti mesi dell'occupazione nazista, Bologna 1980, p. 38. ↩
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Sull'atteggiamento popolare tra il 25 luglio e l'8 settembre manca uno studio complessivo condotto con criteri storici. Molto materiale documentario è in L'Italia dei quarantacinque giorni. Studi e documenti, Milano 1969.
Tra le molte testimonianze che si potrebbero addurre a conferma di questa evoluzione della pubblica opinione nel corso dei quarantacinque giorni, scegliamo a mo' di esempio questa, tratta da un rapporto inviato a Senise il 6 settembre dal prefetto di Piacenza (ibid., pp. 222 sgg.). In esso si legge:
«L'improvvisa caduta del fascismo fu accolta dalla popolazione di questa provincia con non equivoche manifestazioni di entusiasmo determinate oltre che dalla rinata fiducia nel rientro della vita nazionale nell'ambito delle leggi costituzionali, anche e precipuamente dal miraggio che l'insperato avvenimento avesse potuto costituire la svolta decisiva verso la pace.
La popolazione infatti, come in precedenza si è avuto occasione di segnalare, ha dato, specie nell'ultimo periodo, segni di stanchezza per i gravi sacrifici fin qui affrontati, ed ora maggiormente aggravatisi per il fondato timore che il paese possa da un momento all'altro divenire teatro di una guerra non sentita a fianco di alleati mal tollerati.
Tale stato d'animo viene ora acuito dalla intensificata affluenza in questa regione, ed anche in provincia, di forze tedesche, la cui presenza è da tutti ritenuta il piú serio ostacolo per il raggiungimento della pace.
L'avvento al potere del maresciallo Badoglio, figura di soldato simpaticamente nota in ogni classe sociale, era stata generalmente accolta con favore anche perché, malgrado la dichiarazione della continuazione della guerra, aveva tuttavia aperto gli animi alla speranza per una pronta ed onorevole risoluzione del conflitto.
Senonché, di fronte alle crescenti stragi che investono direttamente le popolazioni, l'invariato andamento delle vicende belliche ha determinato un certo senso di disorientamento, anche perché da parte del governo non è stata data finora la possibilità ai cittadini di intravedere la nuova linea di condotta della guerra. La necessità di un orientamento in tal senso è tanto piú sentita in quanto, al di fuori ed al di sopra di ogni passione politica, la generalità dei cittadini auspica oggi la pace». ↩ -
Cfr. E. AGA ROSSI, L'inganno reciproco: l'armistizio tra l'Italia e gli angloamericani del settembre 1943, Roma 1993, p. 133. ↩
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R. SUSTER, Diario 1943-44, 14 agosto 1943, in ACS, R. SUSTER, b. 2, fasc. 9. ↩
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Cfr. C. PAVESE, Romanzi, Torino 1961, p. 65 (La casa in collina). ↩
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Cfr. P. CALAMANDREI, Diario cit., II, p. 189. ↩
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Cfr. S. COTTA, Quale Resistenza? Aspetti e problemi della guerra di liberazione in Italia, Milano 1977, pp. 116 sg. ↩
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Cfr. per una tipica e significativa testimonianza di questo stato d'animo il diario di A. DAMIANO, Rosso e grigio, Milano 1947, pp. 87 sg., in cui è riferito come fu vissuta la notizia dell'armistizio a Montalto Pavese, dove l'autore era sfollato da Milano:
«Oggi verso le sei due ragazzotti che passavano per la strada dissero alla mezzadra, uscita ad attingere acqua: "Hanno fatto la pace". Mia cognata, che era fuori anche lei, mi guardò con due occhi tramortiti. "Hai sentito?" Corremmo alla radio. Un disco inciso ripeteva le parole con le quali Badoglio comunicava la notizia dell'armistizio.
Mia moglie era giú nella vigna con mio suocero e i figli. Corsi giú a dar loro la nuova. Trovai mio suocero che saliva su per l'erta, appoggiato a una lunga canna, seguito dagli altri. Gli grido da lontano: "Armistizio, la guerra è finita!" Egli sostò appoggiato alla canna, facendo gli occhi piccoli e aggrottando la fronte per intendere le parole che gli gridavo. Poi capí, e riprese a salire a capo chino. Mi dissi: "Guarda come è apatico". Poi mi avvidi che ero apatico come lui. Mia moglie accolse la nuova con una faccia grave. Risalimmo tutti e tre il pendio fino alla costa, in silenzio.
Badoglio ha concluso il suo messaggio con parole oscure, o fin troppo chiare: "Qualunque tentativo di aggressione, da qualunque parte venga, sarà respinto con le armi". Da chi può venire questa aggressione, se non dalla Germania?
Chi giubila è l'uomo dei campi. Mentre scrivo giungono dal paese echi di canti: sono tutti all'osteria. Il popolino è felice, noi no. Perché? Non volevamo la pace anche noi? Ma stasera la plebe non ha coscienza dell'abisso nel quale siamo precipitati. O forse ce l'ha fin troppo, ma non gliene importa. Pace, tutti a casa, ciucche alla domenica, e regni chi vuole. "A Nadal se spusam-ma!" mi gridò uno, sfrecciando in bicicletta, giubilante. In questo giubilo c'è la rivoluzione di domani. Brucia piú scorie questa gioia, pronta a tramutarsi in furore rivoluzionario, che le nostre benpensanti doglie.
Notte calma. Poc'anzi sono uscito sull'aia e ho guardato il cielo, vuoto sotto le stelle. Non piú rombi di apparecchi incursori. Attorno al cadavere della patria è un gran silenzio».
Né sostanzialmente diversa è la testimonianza offertaci da una relazione su quegli avvenimenti redatta dal priore di San Giusto a Montalbini, in Toscana (cfr. PRETI FIORENTINI, Giorni di guerra 1943-1945. Lettere al vescovo, a cura di G. Villani, Firenze 1992, p. 300):
«La sera dell'8 settembre 1943 si vedono in lontananza tanti fochi come per la vigilia di S. Giovanni. E poi comincia da tutte le chiese uno scampanio a festa che riempie l'aria di un'insolita allegria. Cosa c'è? Dopo poco "la galena" ci annunzia l'armistizio. Io non suono le campane. Sulle sciagure della patria non si gioisce, ma si piange. Io non suono le campane. Comprendo che la guerra non è finita, comprendo che i tedeschi sono "diavoli"; sono ostinatamente tenaci e quindi, avendoli in casa, la guerra non è finita». ↩ -
A sopravvalutare le possibilità e le capacità belliche degli Alleati non erano solo le masse, ma anche persone culturalmente preparate e con una certa esperienza militare. Tipico è il caso di Piero Calamandrei che, il 23 settembre, criticando l'eccessivo ottimismo dei romani che pensavano che la capitale sarebbe stata liberata in una quindicina di giorni, scriveva: «Poesie; per liberare l'Italia fino all'Appennino occorreranno almeno due mesi. Firenze sarà libera alla fine di novembre. E altri quattro o piú per liberare la pianura padana» (Diario cit., II, p. 202). ↩
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Secondo C. DELLAVALLE, Dall'8 settembre alla Resistenza, in 8 settembre 1943. Storia e memoria, a cura di C. Dellavalle, Milano 1989, p. 130 (che però si riferisce essenzialmente a qualche tempo dopo l'8 settembre, quando cominciò a porsi il problema della resistenza e, in certe situazioni, anche le settimane, persino i giorni hanno una loro importanza) la gran parte della popolazione si sarebbe trovata per un certo periodo nella posizione di «scegliere... di non scegliere, di aspettare, di vedere gli sviluppi della situazione». Sempre secondo il Dellavalle, «molti segnali» starebbero ad indicare però che questo non era solo una posizione di estraneità, un pensare solo a se stessi, ma che era «dettata in gran parte dall'incertezza, dal non avere, ad esempio, le informazioni necessarie per elaborare una scelta definitiva, per sapersi orientare nella confusione che si era determinata». L'unico «segnale» da lui citato è però l'aiuto prestato ai militari sbandati, che, con la sua ampiezza, esprimeva «un rifiuto della guerra»: il che per un verso è troppo poco (ché bisognerebbe, per lo meno, stabilire quanto in tale aiuto giuocavano, oltre alla solidarietà umana, altri motivi) e per un altro troppo ovvio. ↩
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P. NENNI, Diari cit., I, p. 42. ↩
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B. TECCHI, Un'estate in campagna (Diario 1943), Firenze 1945, pp. 65 sgg., nonché, per il 25 luglio, p. 24. ↩
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R. SUSTER, Diario cit. ↩
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A. OSIO NOGARA, Diari e pagine sparse 1904-1987, Verona 1989, pp. 102 sg. ↩
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Per le vicende militari delle settimane successive l'8 settembre e in particolare per le contromisure tedesche cfr. MIN. DIFESA - S. M. ESERCITO - UFF. STORICO, Le operazioni delle unità italiane nel settembre-ottobre 1943, Roma 1975, pp. 48 sgg.; J. SCHRÖDER, Italiens Kriegsaustritt 1943 cit., pp. 281 sgg.; nonché History of United States Naval Operations in World War II, IX, Sicily - Salerno - Anzio. January 1943 - june 1944, a cura di S. E. Morison, Boston 1975, pp. 227 sgg. ↩
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Sulla «Città aperta» cfr. MIN. DIFESA - S. M. ESERCITO - UFF. STORICO, Le operazioni delle unità italiane nel settembre-ottobre 1943 cit., pp. 79 sgg. e 134 sgg; V. TEDESCO, Il contributo di Roma e della provincia nella lotta di liberazione, Roma s.d., pp. 184 sgg.; nonché, per l'attività ufficiale del gen. Calvi di Bergolo, I bandi tedeschi e fascisti, a cura di E. Piscitelli, in «Quaderni della resistenza laziale», n. 4, 1977, pp. 83 sgg. ↩
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Per un quadro d'insieme delle risultanze della commissione d'inchiesta istituita dal governo Bonomi nell'ottobre 1944, cfr. I. PALERMO, Storia di un armistizio, Milano 1967. ↩
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Cfr. History of the Second World War, United Kingdom Military series, Grand Strategy, IV, August 1942 - September 1943, a cura di M. Howard, London 1972, e V, The campaign in Sicily 1943 and the campaign in Italy 3rd September 1943 to 31 st. March 1944, a cura di C. J. C. Molony, F. C. Flynn, H. L. Davies, T. P. Gleave, London 1973; United States Army in world war, II, The Mediterranean theatre of operations, Sicily and the Surrender of Italy, a cura di A. M. Garland e H. McGaw Smyth, Washington 1965; M. TOSCANO, Dal 25 luglio all'8 settembre. Nuove rivelazioni sugli armistizi fra l'Italia e le Nazioni Unite, Firenze 1966; M. MAZZETTI, L'armistizio con l'Italia in base alle relazioni ufficiali anglo-americane, in «Memorie storiche militari», 1978, pp. 61 sgg.; E. AGA ROSSI, L'inganno reciproco cit.; non porta invece elementi nuovi F. STEFANI, 8 settembre 1943. Gli armistizi dell'Italia, Milano 1991. ↩
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R. ROMEO, Il bilancio della catastrofe, in ID., Scritti storici (1951-1987), Milano 1990, p. 438. ↩
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Cfr. M. MAZZETTI, L'armistizio con l'Italia cit., pp. 155 sgg. ↩
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Allargando il discorso dalla questione della mancata difesa di Roma a quella piú generale del comportamento dell'esercito italiano, a suffragare l'affermazione che, se le divisioni attorno Roma si fossero battute con decisione, gli Alleati avrebbero sostenuto l'esercito italiano, non basta certo il fatto che il 9 settembre Churchill si fece parte attiva presso Roosevelt e il Joint Chief of Staff per indurli a sfruttare le nuove possibilità aperte dall'armistizio. Sotto la penna di un realista come il premier britannico, che si sforzava di prevedere e di precostituire le situazioni piuttosto che farsene rimorchiare, l'invito – specie se visto contestualmente al suo interesse per un'azione volta ad occupare il Dodecanneso e all'attenzione con la quale seguiva quanto avveniva a Corfú e a Cefalonia – fa infatti pensare che le nuove possibilità da sfruttare Churchill non le vedesse tanto in Italia quanto nei Balcani. A parte il fatto che, proclamato l'armistizio, il fattore sorpresa non avrebbe piú potuto giuocare e che qualsiasi azione di un certo impegno non avrebbe potuto essere tecnicamente varata con tempestività, se non correndo gravissimi rischi, a farlo pensare inducono tra l'altro il posto che i Balcani avevano nella strategia politica di Churchill e il successivo atteggiamento degli inglesi (ma sostanzialmente anche degli americani) rispetto ai tentativi italiani di ricostruzione dell'esercito e alla resistenza. ↩
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A puro titolo di esempio, scegliamo tra le molte che si potrebbero citare due testimonianze-giudizio, una del maresciallo Caviglia, l'altra di Dollmann.
Sotto la data del 18 ottobre 1943 E. CAVIGLIA, Diario (aprile 1925 - marzo 1945), Roma 1952, p. 459, scriveva:
«Ieri è ritornato l'avvocato Isetta dopo piú di un mese di assenza. Ha dovuto mettersi al sicuro in varii luoghi. Mi ha detto che Pertini e i suoi amici avrebbero voluto che io difendessi Roma. Lo sapevo: me l'aveva detto l'onorevole Lussu, venuto con qualche suo amico a visitarmi a Roma.
Bisognerebbe sorridere, se non fossimo immersi nella tristezza fin sopra la testa. Basti conoscere la consistenza dei viveri di Roma e la minaccia contenuta nell'ultimatum di Kesselring: se per le ore sedici del 10 settembre non avessimo accettato l'ultimatum, avrebbe fatto saltare gli acquedotti, già minati, e mandato settecento aeroplani a bombardare Roma. Io avevo pensato che gli aeroplani da bombardamento disponibili potevano essere solo duecento, ma bastavano lo stesso. Con quali armi e armati, con quali viveri avremmo potuto difendere Roma?
Possibile che si creda ancora che in quel momento si potesse resistere, davanti all'esercito tedesco, con le barricate e i petti degli eroici cittadini romani? Romanticismi: Balilla! Le cinque giornate! Può darsi che venga il momento di agire. Per ora bisogna avere pazienza».
Quanto a E. Dollmann, nell'aprile 1946, in uno dei manoscritti da lui redatti per i servizi segreti inglesi sulle vicende politico-militari da lui vissute in Italia, scriveva a sua volta:
«Le sei divisioni italiane a disposizione del generale Carboni rappresentavano una entità di gran lunga superiore alle forze su cui poteva contare nei primi giorni Kesselring. La divisione paracadutisti – dislocata a Pratica di mare – non aveva piú di 8000 uomini, senza carri armati e senza artiglieria pesante. La divisione granatieri del gen. Graeser (pressi di Lago di Bracciano) disponeva di circa 8000 uomini; alcuni reparti erano ancora in via di trasferimento. Non era una divisione corazzata, ma disponeva semplicemente di un distaccamento corazzato di esplorazione (una trentina di mezzi circa). A tali forze si potevano aggiungere: piccoli distaccamenti (presidi di varie località), il presidio del Quartier generale e gli uomini a disposizione di Kappler e di Skorzeny (non oltre 200 uomini).
Ma mentre le truppe germaniche potevano vantare una disciplina ed inquadramento perfetti, ed ogni uomo era animato dal desiderio di tutto osare contro i "traditori italiani", le truppe italiane (eccezion fatta di talune unità il cui comportamento fu brillante: granatieri, carabinieri) rappresentavano una massa disordinata, alla quale mancava una fede e che, soprattutto, non disponeva di un capo. Ad un Kesselring (popolarissima figura di soldato, che tutti ammiravano) gli italiani non potevano opporre che un generale Carboni» (ASMAE, D. GRANDI, b. 148, fasc. 197, sottof. 1). ↩ -
Mentre la letteratura sui militari italiani fatti prigionieri e deportati dai tedeschi è assai ricca, molto pochi sono gli studi sulle vicende militari dei reparti in conseguenza dell'8 settembre. Per un quadro relativo alle forze dislocate in Jugoslavia, in Albania, in Grecia, nelle isole del Dodecanneso, in Corsica e in Francia cfr. MIN. DIFESA - S. M. ESERCITO - UFF. STORICO, Le operazioni delle unità italiane nel settembre-ottobre 1943 cit.; nonché G. LOMBARDI, L'8 settembre fuori d'Italia, Milano 1966. ↩
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Il comportamento della Marina e dell'Aeronautica fu in genere diverso e può spiegarsi soprattutto con la loro maggiore disciplina e motivazione, con l'esistenza di piú forti rapporti personali, specie nell'Aeronautica, tra ufficiali, sottufficiali e semplici marinai e avieri e con la possibilità, che l'Esercito non aveva, di sottrarsi alla cattura da parte dei tedeschi facendo rotta, come del resto imponeva loro l'armistizio, verso basi alleate o (come pure avvenne) neutrali. ↩
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Sul «morale delle truppe» ad un mese dalla caduta di Mussolini si vedano in Appendice, Documento n. 1 la relazione in data 25 agosto 1943 del gen. Roatta, capo di stato maggiore dell'Esercito ad Ambrosio e Sorice (ACS, Presidenza Consiglio Ministri, Gabinetto, Fascicoli riservati (1943-45), b. 2, fasc. 105) e il quadro complessivo ricostruito da G. CONTI, La crisi morale del '43: le forze armate e la difesa del territorio nazionale, in «Storia contemporanea», novembre-dicembre 1993, pp. 1115 sgg. ↩
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«Il disorientamento, il panico, la confusione è al colmo. Nei Ministeri – scriveva per esempio il 9 settembre R. SUSTER nel suo Diario cit., a proposito della situazione a Roma – i funzionari e gli impiegati sono invitati a sgomberare e rientrare nelle loro case». ↩
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Oltre che per il senso del dovere dimostrato, il caso dei granatieri merita di essere ricordato perché essi erano agli ordini del gen. Solinas di cui erano noti i sentimenti fascisti e che, ciò nonostante, fu tra i generali uno di quelli che nei giorni immediatamente successivi all'armistizio si comportarono meglio. Anche senza voler attribuire al comportamento del gen. Solinas un valore che non può avere, il fatto va segnalato, poiché, nel tentativo di spiegare le dimensioni e la rapidità della dissoluzione dell'esercito da parte antifascista si fece allora leva su alcuni episodi di segno contrario per attribuirli alla nefasta influenza sui soldati e alla consapevole opera degli ufficiali fascisti e in particolare quelli di origine squadrista. Tipica in questo senso è un'annotazione di P. CALAMANDREI (Diario cit., II, p. 204): «Gran parte in questo crollo hanno avuto gli squadristi richiamati come ufficiali: i quali hanno consapevolmente spezzato, come fascisti, questa resistenza che qua e là avrebbe potuto affiorare e consolidarsi. Il fenomeno è stato uguale in cento luoghi: quello che è successo alla batteria Tosca al Poveromo dove il comandante (certo capitano Giorgetti, squadrista) ha abbandonato uomini e pezzi "perché la sua fede fascista gli faceva considerare i tedeschi come amici" si è ripetuto tal quale in cento altre occasioni». ↩
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P. NENNI, Diario cit., p. 43. ↩
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Cfr. a questo proposito c. FUMIAN, «Venezia “città ministeriale” (1943-1945)», in La Resistenza nel Veneziano. La società veneziana tra fascismo, resistenza, repubblica, Venezia 1985, I, pp. 365 sgg. e in particolare, pp. 370 sgg.; che valuta il numero del personale ministeriale realmente trasferito al nord nel 20 per cento circa del totale.
Per un caso particolare, non privo di significato peraltro, cfr. V. RONCHI, Guerra e crisi alimentare in Italia (1940-1950). Ricordi ed esperienze, Roma 1977, pp. 162 sgg. ↩ -
L. BOLLA, Perché a Salò cit., pp. 38 sgg. ↩
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A. TRABUCCHI, I vinti hanno sempre torto, Torino 1947, p. 28. ↩
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Cfr. A. TAMARO, Due anni di storia cit., II, p. 284. ↩
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Mussolini l'alleato, II, pp. 819 sgg. ↩
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Tra l'8 settembre e la fine del 1943 circa 86 mila militari si mostrarono disposti a collaborare, in Italia e fuori, con la Wehrmacht (cfr. G. SCHREIBER, I militari italiani internati nei campi di concentramento del Terzo Reich 1943-1945, Roma 1992, p. 443). Il dato è però scarsamente significativo; molti infatti compirono tale passo per opportunismo, per evitare la deportazione, tanto è vero che una buona parte di essi alla prima occasione cercò di disertare. ↩
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F. FURET, Il laboratorio della storia, Milano 1985, p. 273. ↩
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P. LABORIE, L'opinion française sous Vichy, Paris 1990; ID., Solidarité et ambivalence de la France moyenne, in La France des années noires, Paris 1993, II, pp. 295 sgg. ↩
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L. KLINKHAMMER, L'occupazione tedesca in Italia (1943-1945), Torino 1993, pp. 15 sgg. ↩
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V. DE CAPRARIIS, L'Italia contemporanea (1946-1953), in ID., Scritti, III, a cura di T. Amato e M. Griffo, Messina 1986, p. 119. ↩
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Cfr. soprattutto E. BRUNETTA, Correnti politiche e classi sociali alle origini della Resistenza nel Veneto, Vicenza 1974 e ID., La Resistenza, in Storia di Vicenza, IV, 1, L'età contemporanea, Vicenza 1991, pp. 155 sgg. ↩
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Ibid., pp. 161 sg. ↩
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Cfr. S. COTTA, Quale Resistenza? cit., p. 57. ↩
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ACS, R. SUSTER, b. 3, fasc. 16, «Corrispondenza». ↩
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G. PAPINI, Diario, Firenze 1962, p. 116. ↩
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In un'ottica diversa, ma tutto sommato simile, significativo, pur nella sua apparente paradossalità, è il caso di un giovane ufficiale, Giorgio Chiesura, che, dopo aver combattuto in Sicilia, fu sorpreso dall'armistizio sul continente, poté raggiungere la famiglia a Venezia, vi stette tre giorni e poi si consegnò prigioniero ai tedeschi, che lo inviarono in un campo in Germania. «Non volevo vedere, né pensare, né decidere una qualsiasi cosa; la sola idea che ci fosse un "da farsi" intorno al quale bisognasse pensare... mi provocava una nausea profonda. Sapevo solo che per me era finita; gli altri facessero quello che volevano... Non voglio né ricominciare a fare quello che la cosidetta Patria ci ordina (questa patria che, l'ho visto coi miei occhi, è l'opposto di tutti gli italiani); né dovere, per evitare questo, vivere in mezzo a fughe, a sotterfugi, a ripieghi, compromessi, aggiustamenti... Per questo mi consegno prigioniero, deciso a rimanere prigioniero fino alla fine, qualsiasi cosa accada e qualunque possa essere il fine» (G. CHIESURA, Sicilia 1943, Palermo 1993, pp. 141 sgg.). ↩
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Cfr. C. MALAPARTE, La pelle, Roma-Milano 1940¹⁰, pp. 70 sg. e 12. ↩
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M. G. CAMILLETTI, Lettere al figlio in guerra, in «Storia e problemi contemporanei», 1992, n. 10, p. 102. ↩
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Significativo è il fondo La déclaration de guerre, dedicato il 15 ottobre 1943 dalla «Gazette de Lausanne» alla dichiarazione di guerra alla Germania da parte del governo Badoglio. A parte l'interrogativo se Badoglio avesse fatto bene o no a compiere un simile atto nei confronti di uno stato del quale l'Italia era stata sino a poco tempo prima alleata e dopo che, caduto Mussolini, aveva affermato che per l'Italia la guerra continuava, l'anonimo autore osservava che il regio governo, seguendo la stessa strada imboccata da Mussolini ostinandosi a riportare alle armi «una nazione stanca», rischiava di andare incontro al medesimo insuccesso e cioè di urtare nella stessa «lassitude» e «subir le même désaveau». ↩
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A. PIZZONI, Alla guida del CLNAI. Memorie per i figli, Torino 1993, pp. 278 sgg. ↩
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Cfr. R. ROMEO, L'Italia liberale: sviluppo e contraddizioni, Milano 1987, pp. 38 sgg. ↩
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«Perché se nel linguaggio della pedagogia politica si può ammettere che i processi storici siano assunti a significare anche cose diverse da quelle che realmente hanno significato, nel rigoroso linguaggio della storiografia tutto ciò fa smarrire il senso delle distinzioni e delle caratteristiche proprie di ogni processo storico» e rende difficile evitare equivoci e fraintendimenti e il sorgere di miti e di passionalità che impediscono una effettiva comprensione della storia e, dunque, una corretta e realistica autoimmagine nazionale. Cfr. V. DE CAPRARIIS, L'Italia contemporanea cit., p. 162. ↩
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Nonostante la vastità del fenomeno, sulla renitenza alla leva, le diserzioni, la mancata presentazione ai corpi o ai distretti dei militari che si erano sbandati dopo lo sbarco alleato in Sicilia e l'8 settembre, manca qualsiasi studio d'insieme e scarsi e reticenti sono gli accenni dedicati ad esso nella pubblicistica e nella storiografia militari. Da vedere è comunque E. FORCELLA, Un altro dopoguerra, Milano 1976; nonché ID., «Lo Stato nascente e la società esistente», introduzione a L'altro dopoguerra. Roma e il Sud 1943-45, a cura di N. Gallerano, Milano 1985, pp. 27 sgg. Notizie significative sono reperibili nella relazione di R. Cadorna sull'attività dello Stato maggiore dell'Esercito dal settembre 1943 al gennaio 1947 (G. N. AMORETTI, La relazione Cadorna sull'opera dello Stato Maggiore dell'Esercito [18 settembre 1943 - 31 gennaio 1947], Rapallo 1983, pp. xv sg. e 26 sg.) e nei rapporti dei prefetti. Nel «Riassunto generale dei rapporti delle Regie Prefetture relativo al mese di novembre» del 1944, per esempio, dopo aver riferito della persistente apatia politica della grande maggioranza della popolazione e soprattutto dei giovani, si parla esplicitamente di disappunto e di resistenza passiva della massa giovanile di fronte alla chiamata di leva e della «situazione abbastanza preoccupante» causata dalla evidente contrarietà della gioventú a partecipare alla guerra (cfr. E. AGA ROSSI, L'Italia nella sconfitta: politica interna e situazione internazionale durante la seconda guerra mondiale, Napoli 1985, pp. 329 sg. Cfr. anche P. BERARDI, Memorie di un Capo di Stato maggiore dell'Esercito (1943-1945), Bologna 1954, pp. 161 sg., che parla esplicitamente oltre che di renitenza alla leva, di «piaga delle diserzioni», e di «diritto alla diserzione, favorito dalle famiglie, dai paesani, dall'esempio dei partiti che incitavano i soldati alle loro case, perché tanto tutto era finito»; nonché S. LOI, I rapporti fra Alleati e Italiani nella cobelligeranza, Roma 1986, p. 102, che (parlando delle difficoltà che l'Esercito dovette affrontare per approntare i gruppi di combattimento da impiegare contro i tedeschi) accenna (in buona parte sulla base da quanto scritto da Berardi) a «malattie, assenze arbitrarie, scarso gettito delle nuove leve». Secondo quanto il maresciallo Messe, che ricopriva l'incarico di Capo di stato maggiore generale, riferí a Bonomi il 12 gennaio 1945, a fine dell'anno precedente i casi di renitenza alla leva e di diserzione ammontavano a oltre 200 mila. ACS, Presidenza Consiglio Ministri, 1944-1947, fasc. 1.2.26/13530, sottof. 1, «Amnistia per i reati militari».
All'ampiezza del fenomeno è probabile contribuí in qualche misura anche il rapido deterioramento dello stato d'animo di larghi settori della popolazione meridionale verso gli Alleati. Secondo un rapporto in data 27 marzo 1944 inviato a Berna dal console svizzero ad Algeri dopo un sopraluogo nelle regioni liberate, nel giro di pochi mesi la simpatia della popolazione (che inizialmente li aveva accolti «a braccia aperte») verso gli Alleati si era molto attenuata (e nelle classi superiori si era talvolta trasformata addirittura in antipatia) dopo che le condizioni di vita avevano ripreso a peggiorare, i militari alleati si erano dimostrati assai spesso arroganti e indisciplinati e incapaci di procedere rapidamente verso nord (BA, 2001 D, 3, fasc. 65). ↩ -
Cfr. I. CALVINO, Il sentiero dei nidi di ragno, Torino 1964, p. 16. ↩
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Valga da esempio il caso della figlia di Edvige Mussolini, Rosetta Ricci Grisolini, che per i suoi sentimenti antifascisti e per aver prestato aiuto ad alcuni ricercati fu arrestata per un certo tempo. Cfr. Intervista al sen. Salvatore Marco De Simone già membro del Clnt e responsabile politico del Pci in provincia di Ravenna durante la Resistenza, in «Bollettino dell'Istituto calabrese per la storia dell'antifascismo e dell'Italia contemporanea», 1991, n. 1, p. 52. ↩
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Cfr. P. SCOPPOLA, La «nuova cristianità» perduta, Roma 1985, p. 39; ID., La repubblica dei partiti. Profilo storico della democrazia in Italia (1945-1990), Bologna 1991, cap. I. ↩
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Cfr. ADSS, XI, pp. 359 sgg. ↩
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Cfr. a questo proposito le considerazioni di S. COTTA in Aspetti religiosi della Resistenza, Torino 1972, pp. 142 sgg. ↩