8. I movimenti fascisti nel mondo (1934)
Argentina
Nel giugno 1932 apparvero a Buenos Ayres [sic] manifesti annunzianti la formazione del Partito Fascista Argentino. Il movimento venne iniziato da legionari della «Legion Civica», costituitasi durante la Presidenza Uriburu per appoggiare la candidatura Justo-Rosca, e ad esso aderirono alcuni elementi conservatori che sembra ne abbiano assunto la direzione. La sede del Partito si trasportò in Avellaneda, sobborgo di Buenos Ayres, dopo che, in seguito a dimostrazioni fatte nella Capitale, venne chiuso il locale di Via Larrea, sede della Segreteria generale del Partito Fascista argentino.
Figura quale capo del P.F. di Avellaneda il Signor Umberto Bianchetti. Il nome del Signor Umberto Bianchetti, quale facente parte del movimento fascista argentino, appare per la prima volta nel 1932, in occasione della campagna elettorale per la nomina del Presidente della Repubblica.
Allorché il Conte Bolasco ebbe a fondare – sempre nel 1932 – una sezione del Fascio Italiano in Avellaneda, nella Commissione che si formò per tale candidatura, figura il nome del Bianchetti.
Il Bianchetti è un ammiratore del fascismo italiano e delle alte finalità cui esso si ispira. Si dice che le pareti del suo domicilio siano tappezzate con ritratti di S. E. il Capo del Governo. A questo entusiasmo il Bianchetti accompagna una certa vivacità di ingegno e di buon senso, specie negli affari commerciali, cui fa però riscontro una modesta cultura: egli non si è infatti mai prodotto in conferenze o in pubblici comizi, né ha tentato l’agone giornalistico.
Si può ritenere che il Bianchetti manca in linea di massima di quelle qualità positive che possono fare di lui una figura di prima linea di un movimento politico; la sua influenza si esercita sul ristretto gruppo di aderenti al fascio argentino di Avellaneda, piccola cittadina alla periferia di Buenos Ayres, e non si ha l’impressione che la sua attività possa spingersi piú oltre di tale centro che, del resto, è assai circoscritto.
Hanno anche aderito al movimento molti elementi, pare non tra i migliori di Avellaneda. Il Comandante dello squadrismo è Ugo V. Passalacqua. Altri capi: Luigi Cinella, Rodolfo Pontieri, A. Scotti.
Anche in Bahia Blanca alcuni giovani iniziarono, senza però sensibili risultati, una propaganda attiva ed occulta per la costituzione d’un Fascio argentino. Essi pubblicano un giornale dal titolo «Camicia Negra», con tendenze antisemite.
Nel gennaio 1934 il fascismo argentino ha avuto le prime due vittime: Leonardo Simoni e Gerolamo Pugliese, pugnalati dai comunisti di Avellaneda.
Australia
L’organizzazione fascista australiana ha il nome di «New Guard» ed è in contatto con Sir Mosley capo del fascismo inglese. Il Senatore Collings parlando agli operai di Porto Pirie ha dichiarato che se il liberalismo non giunge al potere nell’Australia Meridionale, la lotta rimarrà aperta tra i fascisti e i rivoluzionari.
Austria
La prima affermazione fascista fu ufficialmente realizzata con la costituzione del «Fronte Patriottico» (Vaterlandischen Front) che si propone l’organizzazione unitaria corporativa dello Stato al di sopra dei partiti, ed esclude ogni concetto di elezioni sostituendolo con il principio di nomina dell’autorità suprema. Presidente del «Fronte Patriottico» è il Cancelliere Dollfuss; Vice Presidente è il Principe Starhemberg, coadiuvati da due comitati direttivi. Gli aderenti sono valutati 800 000.
Anche il partito agrario (Landbund), di cui è Vice Presidente l’ex Vice Cancelliere Winkler, volle portare il suo contributo; per sua iniziativa è stato costituito il «Fronte unico nazionale corporativo», che dovrebbe essere composto di partiti, associazioni ed enti che vogliono abolita la lotta di classe e che, rifiutando ogni ideologia rivoluzionaria, accettano il principio della rappresentanza dei fattori della produzione quale base della riforma parlamentare e statale. Hanno aderito l’Unione Corporativa per l’industria e il commercio, e l’Unione nazionale degli impiegati e funzionari.
Infine le Heimwehren, ossia le numerose associazioni militarizzate di destra sorte per combattere le organizzazioni armate dei social comunisti, pur non avendo avuto all’origine un programma politico nettamente definito, si avvicinano sempre piú allo spirito fascista. Il loro capo, Principe Starhemberg, propugna un’organizzazione statale dell’Austria modellata sul Regime Italiano.
Nel suo discorso del 15 settembre 1933 al Prater di Vienna il Cancelliere Dollfuss dichiarò che l’Austria deve diventare «uno Stato cristiano e sociale sulla base d’un sistema corporativo e sotto la guida d’un governo autoritario ma non arbitrario». In conseguenza di tale programma furono rafforzati nel Gabinetto gli elementi di destra (Heimwehren) e fu assegnato il Vice Cancellierato al Maggior Fey, heimwehrista.
La lotta pro e contro il fascismo fu impegnata nel febbraio 1934 contro i social democratici, che avevano fatto preparativi imponenti in tutta l’Austria ed erano abbondantemente armati e riforniti di munizioni. La rivolta, domata nelle violente giornate di Vienna, dove si distinsero il Vice Cancelliere Fey, quale capo della polizia, e le Heimwehren che erano state inquadrate nelle truppe di difesa ed ebbero le maggiori perdite, ha aperto la via alle riforme fasciste. La riforma costituzionale dovrebbe attuare lo Stato fascista con lo scioglimento di tutti i partiti.
La nomina di quattro commissari speciali per il turismo, per la propaganda, per l’educazione della gioventú, per i funzionari, dovrebbe mirare ad estirpare il «nazionalsocialismo» dalla burocrazia.
La costituzione del Comitato Corporativo con funzioni consultive e con fini nazionali, con delegati nominati dalle provincie e rappresentanti dei mestieri e delle professioni, dovrebbe preparare l’avvento corporativo.
Nei paesi federati si sono intanto formati governi provinciali provvisori, con la partecipazione delle Heimwehren mediante nomina diretta dal Governo Federale.
Nella nuova costituzione sparirebbe la denominazione di Repubblica Austriaca, e il titolo dello Stato Federale diventerebbe semplicemente «Austria» formata dalla città di Vienna, alle dirette dipendenze dello Stato, e dai singoli Paesi federati.
La stessa nuova costituzione prevede una Camera Alta ed una Camera Bassa, la quale è incaricata di esaminare i progetti elaborati dal Governo ed è divisa in quattro organi legislativi: 1) Staatsrat (Consiglio di Stato); 2) Wirtschaftskammer (per le questioni economiche); 3) Kulturkammer (per le questioni culturali); 4) Länderkammer (formata dai Capitani provinciali). Al Governo rimarrebbe avocata l’emanazione di Notgesetze o decreti legge d’urgente necessità. Per la nomina dei capitani provinciali si combattono le tendenze a favore della diretta nomina governativa e quella per l’Exequatur governativo. Altrettanto dicasi per l’elezione del Presidente della Confederazione che potrebbe avvenire plebiscitariamente oppure per mezzo delle Landerkammer, ossia indirettamente dai Capitani Provinciali. I poteri del Presidente sarebbero piú estesi fino a conferirgli quasi prerogative regie.
Le corporazioni dovrebbero essere otto: 1) proprietari agricoli; 2) imprese minerarie e minatori, industriali e operai delle ferrovie; 3) commercianti; 4) artigianato; 5) banche e liberi professionisti; 6) funzionari ed impiegati pubblici; 7) impiegati privati; 8) qualsiasi esclusa dalle precedenti sei categorie.
Belgio
La «Legione Nazionale Belga» si è organizzata in modo concreto nel 1933 a Bruxelles, con diramazioni a Liegi, Vernier e Anversa. I Legionari usano elmetti, camicia turchino-scura e bastone.
Nel gennaio 1934 una grande dimostrazione nella capitale ha provocato uno scontro con le «Giovani Guardie Socialiste», vari feriti ed arresti. Le organizzazioni di sinistra denunciano «rapidi progressi del movimento fascista».
I Legionari protestano contro la reintegrazione nell’Amministrazione dello Stato di funzionari «destituiti per incivismo» durante la guerra.
Dichiarazioni tendenzialmente fasciste sono state fatte dal Sig. Crockers al Congresso Cattolico di Dinant, dal Sig. Serges, ministro di Stato, nella stessa occasione, dai vari oratori al Congresso democratico-cristiano di Gand, e dai conservatori cattolici.
I democratici cristiani propongono «un’economia organizzata su basi professionali nella quale lo Stato eserciterebbe una funzione regolatrice di controllo, e alla base di essa le Associazioni padronali e operaie, quindi i Consigli Professionali aventi un carattere ufficiale, e infine un Consiglio Centrale».
Nella zona fiamminga si è sviluppato il movimento Dinasos a capo del quale è l’ex deputato Van Severeu, di 35 anni, il quale fin dal 1926 aveva tracciato in un congresso di studenti un programma d’azione ispirato al fascismo. Si invoca lo Stato autoritario con la organizzazione corporativa e un consiglio di Stato che dovrebbe sostituire il Parlamento. Il primo congresso dei Dinasos si è tenuto a Roulers nel luglio 1932: il gruppo politico del movimento ha 135 sezioni con 3000 membri, il gruppo sindacale è piú numeroso; la milizia conta un migliaio di giovani inquadrati da ufficiali della Riserva e da ex sottufficiali dell’Esercito. Il movimento soleva avere la sua sede a Bruxelles nella «Casa Verde» ma non è ancora riuscito ad attuare tale progetto.
Ai primi di aprile 1934, in occasione dell’inaugurazione della nuova sede della Legazione Nazionale Belga in Bruxelles vi furono colluttazioni e feriti. Comparvero per la prima volta sulla scena i nuovi capi Vanden Bossche, Hoornaert e la Sig.ra Van Tieghen capo-gruppo delle «Donne Legionarie».
Brasile
Anteriore agli attuali movimenti, fu il cosidetto «tenentismo» di origine regionale che ha condiviso il potere dal 1930 in poi coi vecchi partiti. Si trattava di un movimento che s’ispirava a stati d’animo fascisti, ma che era ben lontano dall’essere un’imitazione del Fascismo.
Oggi i partiti fascisti del Brasile sono due: uno fa capo a Rio de Janeiro e chiamasi Partito Nazionale Fascista, sotto la guida del Sig. Fabrinho (Accao Social Brasileira); l’altro agisce particolarmente a San Paolo ed è l’«integralismo» di Plinio Salgado («Accao Integralista Brasileira»). A quest’ultimo appartiene anche il Prof. Gustavo Barroso che ne è l’esponente piú colto ed apprezzato.
Fra i due movimenti si delinea e prende sviluppo un antagonismo: il movimento di Rio vorrebbe le masse, quello di San Paolo cerca di attirare gli intellettuali. Il Governo provvisorio è indeciso: Getulio Vargas e i conservatori al Governo sono favorevoli agli intellettuali perché reputati innocui; Osvaldo Arañha e João Alberto favoriscono Salgado ritenendolo piú capace ed energico: ambedue i movimenti si ispirano largamente al Fascismo. La maggioranza di aderenti ad ambedue i movimenti è reclutata tra figli di italiani, cosicché i due Fascismi brasiliani sono impregnati di spirito, di nome e di sangue italiani. Centodieci giornalisti hanno firmato un manifesto agli intellettuali in nome dell’Azione sociale brasiliana preconizzando l’avvento di un fascismo nella nazione disciplinata, prospera, e moralmente risanata.
L’azione integralista del Salgado invece rimprovera ai partiti reazionari e antioperai di camuffarsi da fascisti, si definisce «corrente rivoluzionaria», e dichiara di «avere molta affinità con la dottrina fascista», di «garantire le libertà umane cui non si potrebbe rinunciare per dignità dell’uomo», pronunciandosi «contraria alla trasformazione dell’Azione sociale in una questione di polizia». L’integralismo vuol essere «il regime degli operai e degli intellettuali uniti contro politicanti e politici».
Altro capo oltre il Salgado, è Madeira Freitas il quale ha detto che integralismo significa: «trasformazione totale della mentalità politica» dalla rivoluzione del 1930 oggi arrestata e che bisogna continuare.
I fascisti integralisti usano la camicia «verde oliva» e la considerano istituzione «garibaldina». A questo partito che si può dire sia nato a Roma, sembra riservato il maggiore avvenire, ma il Capo non ha grandi qualità ed il programma è una cattiva copia del Fascismo italiano. Il partito si è astenuto dalle ultime elezioni. Combatte l’influenza del clero ma afferma i valori religiosi. Ha pochi tesserati, forse 2000, ma molti aderenti spirituali nella gioventú, che però è dispersa e di mediocre valore. L’integralismo non potrà trasformarsi in vero fascismo se prima non riuscirà ad unificare lo spirito nazionale.
La tipica istituzione italiana della Milizia viene invocata da piú parti del Brasile, ove si sostiene la necessità di creare, ad esempio, una «Milizia federale della strada».
Bulgaria
Il Partito fascista bulgaro, – «Nazionalna Zadruga Fascista» – fondato nel 1931, ha raggiunto in circa due anni 25 000 iscritti. L’avvocato Alessandro Stalyiski, Capo del Partito, ha dichiarato che oggi, oltre che nelle città maggiori, la parola Fascismo e il nome di Mussolini si trovano scritti a grossi caratteri fin sui muri dei casolari sparsi nelle montagne. L’idea fascista acquista in Bulgaria sempre maggiore sviluppo, tanto da avere potuto battere in diverse occasioni vecchi partiti le cui posizioni parevano inespugnabili.
L’avv. Stalyiski è venuto in Italia a raccogliere materiale sulle bonifiche e sulle altre grandiose opere del Regime, per poter raccogliere in un libro che intitolerà «Dieci anni di Fascismo», la documentazione del gigantesco lavoro compiuto dal Duce.
L’ex Ministro Kazasoff, presidente del Partito «Zveno», ha tenuto nella sede del partito stesso una conferenza sul Fascismo, facendo esplicita dichiarazione di ammirazione e simpatia per il Regime Mussoliniano, che egli giudica il solo capace a governare Paesi i cui cittadini sentono profondamente l’orgoglio nazionale ma sono guidati da capi ambiziosi ed inetti e travagliati da inutili e deleterie lotte di partito. Con queste sue dichiarazioni, Kazasoff che è già autore di un interessante libro sul fascismo, ha annunciato il suo passaggio al partito «Democraticosci Sgovor», il cui capo è l’ex presidente del Consiglio Tzankoff e le cui idee programmatiche nonché i piani d’azione rivelano uno spiccato orientamento verso il fascismo. A tale partito vanno rapidamente facendo capo le forze giovanili e i gruppi patriottici della Bulgaria con notevolissimo apporto di aderenti. Kazasoff è anche il presidente del comitato bulgaro-jugoslavo.
Canada
Un telegramma da Montreal all’Agenzia Reuter del Settembre 1933 informava che si è ufficialmente costituito nel Canada il Partito Fascista, quale riunione delle varie tendenze fasciste sorte nel Paese e che hanno riconosciuto la necessità di fondersi in una unica organizzazione. Il numero degli iscritti ammonta già a 25 000. Il nuovo Partito guidato dal Signor Anaclète Chalifoux, assai discusso anche dal punto di vista morale, ha adottato la divisa delle Camicie brune e il saluto romano. Quanto al suo programma esso si ricollega a quello dell’«Unione fascista del nuovo Impero», fondata a Londra nell’Agosto 1933 tra i rappresentanti dell’Inghilterra, dell’Australia, del Sud-Africa e della Nuova Zelanda, e che conterebbe già centinaia di migliaia di iscritti.
L’organizzazione di Montreal ha tendenze antisemite ed ha intimato al Primo Ministro del Quebec di non procrastinare le elezioni municipali oltre Aprile 1934.
Il Prof. Norman McLeod Rogers della Queens University di Kingston ha tenuto all’inizio dell’anno in corso una conferenza sulle nuove forme di governo autoritario e una migliore comprensione dell’idea fascista si va manifestando nel Paese.
Nel marzo 1933 ha avuto luogo a Montreal la prima assemblea del Partito nazionale social cristiano che vuole la lotta contro il socialismo, gli ebrei e la massoneria, e che ha per bandiera lo stendardo nazionale con la croce nera uncinata.
Il nuovo movimento dichiara di voler collaborare coi fascisti contro il regime democratico parlamentare. Oratore principale fu Adrien Arcand, capo del partito. L’organo ufficiale del partito è il giornale settimanale «Le Patriote».
Cile
Il partito fascista cileno, che ha già 5000 iscritti nella Repubblica, si ispira direttamente alle dottrine fasciste. Capo dei fascisti cileni è il Signor Gonzales: capo delle squadre d’azione è il Signor Ortuzar.
Organo del partito è il giornale «Imparcial».
Il pericolo continuo di sollevazioni civili e militari per impadronirsi del governo hanno indotto numerosissimi cittadini a formare una milizia repubblicana, che ha lo scopo di mantenere, al di sopra e fuori dei partiti, l’ordine costituzionale nel Paese. Questo fascio di forze non si può ancora chiamare Fascismo, ma costituisce senza dubbio il preludio a un movimento fascista, e il terreno favorevole per una propaganda fascista che ha avuto rapidi risultati.
Tra le file di questa milizia, 15 000 componenti della quale hanno sfilato lo scorso ottobre per le vie di Santiago, sono frequentissime le invocazioni a un «Mussolini» locale che inquadri e disciplini il Paese sull’esempio italiano.
Cina
Il quotidiano «Shanghai Evening Post» del 19 luglio 1933 riproduceva una lista di personalità del mondo politico e militare cinese che un’associazione segreta facente capo, secondo voci propalate a Canton, a Chiang-Kai-shek, coadiuvato da un direttorio di 50 persone, si proponeva di sopprimere violentemente.
Tale associazione detta «delle gonne azzurre» è denominata in alcuni giornali stranieri «organizzazione fascista cinese». Il programma di questa associazione si propone la salvezza della nazione cinese con la costituzione di un forte governo centrale, l’abolizione dei trattati ingiusti, l’eliminazione della corruzione, lo sviluppo dell’agricoltura, la restaurazione della stabilità finanziaria, l’adozione della coscrizione militare e l’istruzione obbligatoria. Molti associati di questa organizzazione appartengono alla Accademia Militare di Whampox.
Alcuni emissari sono stati inviati in Europa a studiare la dottrina e gli aspetti del Fascismo in Italia, e quei movimenti che ad esso si ispirano in altri Paesi. Altri emissari lavorano all’interno, soprattutto negli ambienti militari e intellettuali, per conquistare alla dottrina nuovi aderenti. Pare che l’organizzazione disponga pure di speciali squadre d’azione.
Il Maresciallo Chang-Hsue-Liang fu in Italia dal maggio al dicembre 1933. Tornato in Cina nel dicembre 1933, dopo sei mesi di permanenza nella Penisola, ha espresso la sua ammirazione per il Duce e per la floridezza dell’Italia, dichiarando che la Cina potrebbe essere risanata soltanto con un movimento che somigliasse per entusiasmo e per serietà al movimento fascista. I giornali hanno pubblicato la fotografia del figlio del Maresciallo che saluta romanamente in divisa di Balilla.
A Shanghai è stato istituito il Corpo delle guardie portuali indigene e bianche con compiti simili a quelli della nostra M.V.S.N.
Cuba
All’Avana la società segreta A.B.C., le cui origini risalgono al 1927, avrebbe il programma di modellarsi sui sistemi fascisti: ha adottato intanto la camicia verde come uniforme di partito. Essa esercita la sua influenza politica attraverso due suoi membri al potere nel Governo del Col. Mendieta. Il maggiore ostacolo alla fascistizzazione del partito sembra però consistere nel carattere segreto dell’associazione stessa.
Il Governo cubano attuale è a carattere nettamente dittatoriale, essendo tutti i poteri praticamente nelle mani del Presidente della Repubblica, Col. Mendieta, e del Capo dello Stato Maggiore, l’ex sergente, attuale Colonnello, Fulgencio Batista, che la rivoluzione del settembre 1933 contro il Presidente De Cespedes ed i successivi avvenimenti hanno reso arbitri del Paese.
L’interesse per la dottrina fascista, e specialmente per l’organizzazione corporativa, si è destato agli inizi del 1933. L’ex Ministro della Repubblica di Cuba a Roma Izquierdo José, che ha lasciato l’Italia nel novembre 1933, chiese al R. Governo una larga documentazione sul Corporativismo per sottometterla ai dirigenti la politica cubana, e la sua richiesta venne esaudita.
Czecoslovacchia
Una corrispondenza del 17 aprile da Praga, apparsa sul Messaggero del 18, fa conoscere quanto segue:
«Il settimanale fascista ceko “Narodni Sjednoceni” pubblica un articolo sul corporativismo dicendo che esso dovrebbe essere preso come base della loro organizzazione dagli Stati che sono economicamente e socialmente poco progrediti per colpa del cancro del marxismo semitico, come ad esempio la Cecoslovacchia.
«Il giornale aggiunge l’idea di una società priva di lotta di classe, espressa col nome di corporativismo, rispecchia l’aspirazione ad un ordine sociale migliore, piú giusto, umano. Chiunque osservi obiettivamente la realtà constata gli effetti benefici del corporativismo nella vita politica, economica e sociale. La coscienza di un preciso piano per la soluzione dei problemi sociali della Nazione ha dato a Mussolini la forza di vincere gli elementi sovversivi che minacciavano l’Italia. Già i primi interventi del Duce miranti, secondo il principio corporativo, ad eliminare la lotta di classe, salvarono il Paese minacciato dalla rivoluzione sociale. Chi dubita del grande avvenire dei regimi sorti recentemente come reazione alla lotta tra le forze nazionali economiche si inganna come si sono ingannati coloro che predissero prossima la fine del Regime fascista in Italia».
Danimarca
Nel gennaio 1934 le agitazioni naziste nello Sleswig [sic] hanno cominciato ad avere ripercussioni in tutta la Danimarca dove il movimento comincia a farsi strada. Uno dei dirigenti è un ex ufficiale, Lemlcke, redattore dell’Angrel (L’attacco) foglio nazista. Un ufficiale dello Stato Maggiore avrebbe detto «di trovare logico che il nazismo faccia progressi in Danimarca, ed essere desiderabile che il Paese entri a far parte di una grande Confederazione germanica che raccolga tutti i popoli di razza e di cultura germanica».
Per difendersi, il governo radico-socialista ha preparato: un progetto di legge che vieta determinate organizzazioni politiche, fra cui le naziste, un ritocco al codice penale e nuove pene contro il commercio e il possesso delle armi.
Il capo dei gruppi nazisti dello Sleswig settentrionale Sig. Jens Lorenzen, in risposta a tali progetti di legge, ha sciolto i Corpi, le organizzazioni «Motor-ordinnanz» e quelle di assalto della Marina, invitando nello stesso tempo tutti gli iscritti a far parte di un’Unione col nome di «Schleswigske Kameradeschaft» nettamente hitleriana.
Una notizia da Berlino del 5 aprile fa conoscere che il movimento fascista danese, ch’era rimasto finora nell’ombra, ha iniziato ora pubblicamente la sua attività.
Si chiama Nyt Seind (Nuovo pensiero) e ne è fondatore il noto giornalista e scrittore Harald Tandrup che fu già redattore politico del Berlinsche Tidende.
Il Tandrup pubblica un periodico intitolato «Il nuovo tempo». Nel primo numero vi è un articolo programmatico da cui si apprende che il movimento è essenzialmente fascista.
Notizie non ancora controllate segnalano un movimento a carattere fascista che prenderebbe il nome di Hjemmevaernet e che sarebbe diretto dal signor Thomas Damsgaard Schimidt (Farimasgade 56, Copenaghen).
Estonia
L’Estonia è oggi politicamente divisa in due grandi campi: la Democrazia imperante, appoggiata dal socialismo; ed il Fascismo (ex-combattenti, partito fascista popolare estone e nazionalsocialisti). Il 14 Ottobre 1933 le forze fasciste coalizzate hanno indetto un «referendum» per sottoporre al verdetto popolare un radicale progetto di riforma della carta nazionale in senso schiettamente fascista. Il progetto è stato sanzionato dal plebiscito con una forte maggioranza.
Secondo tale progetto il Capo dello Stato (Riigivanem) che è oggi in pari tempo Presidente del Consiglio dei Ministri, assumerà la carica di Presidente della Repubblica per la durata di quattro anni e con poteri tali che corrispondono alle esigenze della rappresentanza statale ed alle funzioni inerenti alla sua alta carica. Questo progetto ha per scopo di rendere indipendente la piú alta magistratura dello Stato dall’arbitrio dei partiti politici, che oggi possono infirmarla con un voto di sfiducia della maggioranza parlamentare.
Verrà inoltre effettuata la riduzione da 100 a 50 del numero dei membri dell’Assemblea Legislativa (Riigikogu) e i poteri della Assemblea Legislativa verranno ristretti e deferiti parzialmente al Presidente della Repubblica. Ciò rappresenta una prima tappa verso la completa abolizione del Parlamento e la sua sostituzione con un organismo a base corporativa.
La lotta tra il sorpassato regime democratico e le nuove teorie fasciste si accentua in Estonia, ma grave è il problema della scelta degli uomini.
Il Partito Fascista Estone di cui è capo l’Avv. Sirk è stato legalmente riconosciuto dal Governo della Repubblica e ha per organo il giornale: «Herald» di Tartu. La nuova costituzione plebiscitaria è entrata in vigore il 24 gennaio 1934 salutata da 21 colpi di cannone alla mezzanotte del 23 gennaio. Il Capo del Governo Pals ha assunto provvisoriamente le funzioni di Presidente della Repubblica. Tuttavia nel corrente mese di marzo si è verificato un mutamento di situazione per il timore di un tentativo di colpo di Stato da parte delle organizzazioni fasciste e combattentistiche. L’Avv. Sirk veniva infatti arrestato il giorno 12; l’organo fascista Votlus soppresso in seguito alla proclamazione dello «Stato di Difesa» e alla nomina del Generale Leidoner a capo supremo delle forze armate e per la difesa interna. Contemporaneamente l’Associazione Combattenti è stata disciolta.
I maggiori poteri concessi al Capo dello Stato si sono in breve rivolti contro i gruppi che li avevano sollecitati.
La situazione non è del resto ancora chiarita.
Finlandia
Il movimento lappista fascista (sorto nell’inverno 1929-30 per l’urgente necessità di combattere il comunismo) di cui è capo il Signor Vihtori Kosola, ha inviato in missione a Roma il deputato Somersalo Arne – ex colonnello aviatore – direttore dell’«Ajan Sunta», giornale ufficiale del movimento. Il Signor Somersalo è stato il primo a comprendere che il fascismo si adattava molto piú del nazional-socialismo alle condizioni e alla mentalità dei Finlandesi, e svolge nel suo giornale attiva propaganda in tal senso.
I lappisti non formano ancora un partito ma un movimento e lottano per l’unità nazionale contro tutti i partiti, ma ogni giorno piú si «fascistizzano» allontanandosi in conseguenza dal movimento tedesco. Hanno adottato la camicia nera, incominciato a organizzare i giovani, e dato al movimento un’impronta di milizia.
Nell’ultimo anno il movimento lappista si è concentrato nell’opera di organizzazione, tenendosi per ora in una stretta legalità. Il Governo e la stampa avversaria si scagliano violentemente contro di esso, ma nessun serio provvedimento è stato preso, ciò che toglie ai lappisti l’occasione di agire direttamente.
Con una incessante propaganda essi guadagnano continuamente terreno, ma manca loro un nucleo di veri uomini politici. Anche il gruppo parlamentare non s’è fatto valere molto; la sola proposta politicamente importante è quella della fissazione dei salari minimi, che ha assicurato vantaggi nel campo operaio. Fondamento del lappismo rimangono però sempre i contadini. Le sezioni lappiste conterebbero complessivamente 86 000 iscritti di cui 30 000 inquadrati militarmente nell’organizzazione detta delle «Camicie nere» (muistopaitat). Vi è poi l’organizzazione giovanile dei «sinimuistat» (azzurro-neri), che però è ora indebolita per l’opposizione del Governo ad ogni propaganda nelle scuole. Il numero degli iscritti è notevole e superiore a quello degli altri partiti, che inoltre sono privi di un’organizzazione stabile.
I lappisti continuano a far proseliti tra i conservatori, gli agrari e i socialisti, e può contare su tutti i comandi della Milizia nazionale che ha in mano le sorti del paese. Essi riscuotono simpatie sempre crescenti; i tempi sono loro sempre piú favorevoli; la gioventú, particolarmente gli studenti, è dalla loro parte.
Il lappismo è ora completamente staccato dal nazional-socialismo e volto invece totalmente al Fascismo. Un comitato direttivo sta elaborando un programma per la ricostruzione dello Stato in senso nettamente corporativo, sostituendo gli antichi «stati» della costituzione finlandese con «enti corporativistici» moderni. Per ora il programma è tracciato solo nelle sue linee generali. All’inizio del 1934 la Camera si espresse con un voto nettamente antilappista contro l’agitazione politica fascista. Il Governo presentò in conseguenza un progetto di legge: «per impedire la sobillazione contro lo Stato e contro la Società» a carattere fortemente reazionario che ha determinato un nuovo raggruppamento dei partiti politici. Da una parte sono ora i popolari lappisti che si rafforzano nel Paese, dall’altra i partiti agrari e di sinistra che perdono seguito nelle campagne pur essendo forti in Parlamento.
Si può dire che tutti i partiti finlandesi siano sulla difensiva per fronteggiare l’attacco lappista appoggiato in parte dai soli conservatori unionisti. Intanto nel marzo una legge approvata a maggioranza proibiva l’uso della camicia nera.
Esiste in. Finlandia anche il movimento Kalstiano, considerato erroneamente come fascista, mentre è pura imitazione dell’Hitlerismo, e non del migliore. I Kalstiani portano uniformi uguali ai nazisti tedeschi, hanno bracciale a croce uncinata su fondo azzurro e il loro grido è: «Risvegliati Finlandia». Sono pochi ma dispongono per la propaganda di molto denaro proveniente probabilmente dalla Germania. La loro attività non è ancora seria, né il loro capo Kalsta, da cui il movimento prende il nome, è uomo capace di cose importanti.
Il 6 aprile 1933 la Camera ha votato a maggioranza una legge che vieta l’uso della camicia nera fino alla fine del 1936, e permette invece i distintivi che per la loro piccolezza «non siano atti a svegliare l’attenzione delle persone non interessate».
Francia
Precedenti
Vari movimenti pseudo-fascisti sono nati e falliti dal 1926 ad oggi. Si può tuttavia annotare il tentativo di Georges Valois il quale dopo aver militato nel sindacalismo rivoluzionario e poi nelle file cattoliche monarchiche dell’Action Française – dove si affermò come scrittore – ideò una specie di fascismo a base economica come risanatore della politica e della finanza. I fasci francesi da lui diretti tennero il primo congresso nel gennaio 1927 e lo nominarono: «Presidente del Consiglio Superiore del Fascio e del Comitato Finanziario». Il fascismo del Valois propugnava il «blocco stabilizzatore delle potenze latine» e il riavvicinamento franco-tedesco. Ma il Valois fu ferocemente attaccato dagli ex compagni dell’Action Française e a poco a poco svalutato ed esautorato. Il suo giornale quotidiano, organo del fascismo e l’impresa editoriale annessa, fallirono e con essi si spense anche il movimento.
La gioventú Patriottica
Il vasto movimento sociale e politico con sede in Parigi e numerose ramificazioni nelle provincie, noto sotto il nome di «Jeunesses Patriotes» ha preso un notevole e rapido sviluppo: ne è organo il giornale «Le National» che dedica, in ogni numero, una rubrica agli operai.
Il programma di riforme sociali delle «Jeunesses Patriotes» formulato da una «Commissione Operaia», composta di artigiani, operai, impiegati e padroni, è stato divulgato con un manifesto in cui si proclama la necessità delle rivendicazioni operaie piú urgenti sulle seguenti basi:
Salario-base sufficiente, aumentato di una indennità di famiglia.
Certezza di una vecchiaia senza miseria.
Assicurazioni sociali realizzate nel quadro del mutualismo e fuori dell’orbita statale.
Vacanze annuali pagate.
Miglioramento delle condizioni di vita, sia durante il lavoro (sicurezza nelle officine) che nella vita domestica (alloggi spaziosi, sani).
Protezione della mano d’opera francese.
Stretta osservanza della legge delle otto ore di lavoro in tutti i paesi.
Le «Jeunesses Patriotes» intendono poi dare al Paese una Costituzione sociale fondata su:
L’organizzazione corporativa e professionale.
I Comitati permanenti d’arbitrato misto, composti d’impiegati e di lavoratori, soli qualificati per risolvere i conflitti.
L’organizzazione corporativa permanente e mista per studiare e realizzare tutte le riforme necessarie.
Una camera professionale d’operai e datori di lavoro, obbligatoriamente consultata dal Governo.
Le forze organizzate della gioventú patriottica francese sarebbero cosí ripartite: ex-combattenti 130 000 iscritti, la «Solidarietà Francese» fondata dal Coty 180 000 aderenti, di cui 80 000 a Parigi, e fra essi 150 uomini ordinati in schiere d’assalto, con camicia azzurra, pantaloni grigi, berretto azzurro e per insegna «il gallo rosso».
Il nuovo fronte
Il clamoroso scandalo della Banca di Baiona del dicembre 1933 ha contribuito a rafforzare i diversi movimenti politici che, ispirandosi al Fascismo tendono ad una riforma radicale dello Stato e dei suoi organi istituzionali ed amministrativi. La stampa si scaglia violentemente contro la decadenza e la corruzione del regime parlamentaristico: cosí l’alsaziano «Staatsreform» organo del movimento, «Il nuovo Fronte» il quale dichiara che il parlamento e governo sono un pericolo nazionale da eliminare e reclama una Repubblica autoritaria; cosí i cattolici «Elsässerkurier» di Colmar, e la «Voix d’Alsace et de Lorraine», che accusano il regime odierno di avere la sola ambizione di governare. In riunioni private, tra cui una a Strasburgo, presieduta dal giornalista Armbruster, è stato proclamato che la sovranità popolare serve ai governanti solo per ingannare il popolo e che è necessario spazzar via tutto l’ormai decomposto regime parlamentare.
Sotto gli auspici della Società dei Giuristi d’Alsazia e Lorena, il prof. Laufenburger ha tenuto una conferenza sul «Corporativismo italiano». Fu proiettata la pellicola sonora «Mussolini parla» che è stata ampiamente e favorevolmente commentata dalla stampa locale.
Neo Fascismo
La stampa ha abusivamente battezzato col nome di neo-fascista o socialista nazionale, quel movimento dissidente capeggiato dai deputati Montagnon, Marquet, Déat, Renaudel, che si è recentemente manifestato nel partito socialista francese. In realtà il movimento non ha che pochi richiami alla dottrina fascista; esso proclama l’intenzione di basarsi sulla forza della gioventú di cambiar sistema di governo, avendo il parlamentarismo fatto il suo tempo, di credere nella democrazia ma non nella presente forma di demagogia francese.
Il Partito socialista nazionale diretto dall’ex Ambasciatore Hennesy, infine, ha stabilito la dottrina del fascismo francese in senso antiparlamentare e corporativo, denuncia la «grande ipocrisia» dell’ideale democratico e liberale, la tirannia della seconda e della terza Internazionale, l’incertezza di tutti i partiti esistenti, condanna la lotta di classe e gli arrivismi dei politicanti. I fascisti francesi «socialnazionali» vorrebbero rivedere la legge sulla concessione della nazionalità riservando la naturalizzazione unicamente demografica della Francia non con una finzione giuridica ma con la rigenerazione morale.
Francismo
Nel febbraio 1934 è stato fondato dall’ex combattente Marcel Bucard a Parigi il nuovo movimento denominato «Francisme». In un appello al popolo esso si dichiara antiparlamentare. Ha adottato la «camicia turchina», il saluto romano, e come emblema il fascio con due scuri unite che fronteggia una ruota dentata.
Masse compatte di «francisti» hanno partecipato ordinatamente e senza provocare incidenti alle manifestazioni popolari del febbraio 1933 contro il Governo Daladier. Lunghe colonne composte di molte migliaia di giovani e di ex combattenti, e guidati dal capo del «Francismo», Bucard, hanno percorso i «boulevards» in perfetta formazione e tra la manifesta simpatia della folla.
Le croci di fuoco
Pure nel febbraio scorso dopo l’assassinio del magistrato Prince, collegato con l’affare Stawiski, si è rivelata l’organizzazione fra i giovani nazionalisti delle «Croci di fuoco» corrispondente ai nostri Arditi; le adesioni al centro di Parigi giungono in ragione di 400 al giorno.
Gli iscritti si addestrano al maneggio delle mitragliatrici e si preparerebbero ad assaltare le logge massoniche.
Le «Croci di Fuoco» raggrupperebbero 35 000 soci con 1 200-1 500 «sempre disponibili» ad ogni convocazione, ed una squadra di 400 «volontari nazionali» per le dimostrazioni di piazza a Parigi.
Fascismo in Alsazia
L’«Union Populaire Républicaine» di Strasburgo mira alla creazione di un ordinamento corporativo, per mezzo del quale accanto agli organismi politici, anche le forze economiche del Paese saranno chiamate ad una collaborazione responsabile. L’organo del movimento filo fascista Staatsreform propugna un proprio programma corporativo definito: «La Repubblica autoritaria corporativa». Il Prof. Laufemburger di quell’università ha fatto una conferenza a Wissemburg, nella quale illustrata l’opera del Governo italiano, ha espresso il dubbio che Hitler possa seguirne gli insegnamenti e richiama l’attenzione della Francia sul corporativismo.
La politica locale dei dipartimenti di frontiera è ormai caratterizzata dalla lotta pro e contro le tendenze fasciste. Anche il movimento fascista del Bucard è giunto in Alsazia e ha costituito gruppi a Strasburgo, Saargemund, Walmuenster, Bischweiler. I filofascisti si dichiarano sulla loro stampa: «autoritari, corporativi, antisemiti, antimassoni, antiparlamentari». Le «Jeunesses Patriotes» e la «Front Sociale» inclinano altresí verso concessioni fasciste.
A riprova del maggior coraggio con cui negli ultimi tempi influenti uomini politici francesi dimostrano pubblicamente il loro filo-fascismo, si può citare l’intervista concessa dal Ministro Henry Berenger, Ambasciatore di Francia e presidente della Commissione Affari Esteri del Senato, alla «Nuova Italia» di Parigi. Egli ha ammesso che S. E. il Capo del Governo Italiano col suo esempio «sta plasmando i destini dell’umanità» e che il fascismo «ha un volto unicamente italiano e largo aspetto universale».
Germania
Il partito nazional-socialista ha conquistato il potere nelle elezioni del 5 marzo 1933. Il numero dei voti riportati dai singoli partiti fornisce la proporzione del seguito della dottrina hitleriana rispetto alle altre tendenze politiche in Germania.
| Nazionalsocialisti | 17 265 823 |
| Socialdemocratici | 7 176 505 |
| Comunisti | 4 485 379 |
| Centro | 4 423 161 |
| Tedesco-Nazionali (combattenti) | 3 132 595 |
| Partito popolare bavarese | 1 072 893 |
| Altri partiti | 1 436 516 |
Dopo la presa del potere si è verificato un vasto movimento di adesione al partito nazionalsocialista, che rapidamente ha instaurato un sistema totalitario, l’assorbimento dei lavoratori nei sindacati nazionalsocialisti a base corporativa, la progressiva unificazione politica e territoriale del Reich. L’afflusso dei nuovi iscritti è stato tale che sono state temporaneamente chiuse le iscrizioni al partito.
I primi di settembre 1933 ha avuto luogo a Norimberga una grande rassegna delle forze nazionalsocialiste. Si calcola che vi fossero concentrati circa 120 000 uomini dei reparti d’assalto e dell’associazione Stahlhelm (Elmi d’Acciaio), che sfilarono per cinque ore; piú 140 000 Amtswalter (impiegati politici del partito) e 70 000 giovani dell’Hitler Jugend. Il Sig. Hess, rappresentante del partito, rivolse all’inaugurazione del congresso, un cordiale saluto agli ospiti italiani Onorevoli Bottai e Marpicati, accennando all’Italia e al Fascismo. Le LL. EE. gli On. Bottai e il Prof. Marpicati, nonché il R. Incaricato d’Affari, furono accolti con grande entusiasmo dalla folla che si calcola raggiungesse 100 000 persone. In complesso l’imponente manifestazione mostrò la disciplina dei seguaci del regime e il consenso della maggioranza della popolazione.
I reparti nazionalsocialisti sono fiancheggiati dagli Elmi d’Acciaio organizzati dal Ministro Seldte: contano 750 000 uomini di cui 600 000 ex soldati di fanteria perfettamente istruiti, e numerosi giovani che non hanno potuto fare il servizio militare in base alle restrizioni di Versailles, ma che hanno ricevuta una completa istruzione militare a cura dello Stahlhelm e della Reichswehr. Mentre lo Stahlhelm sembrava conservare nei primi tempi un’attitudine riservata e diffidente verso il nazionalsocialismo, con l’eliminazione del Colonnello Düsterberg e di altri capi, e con la sua riorganizzazione in quadri nazionalsocialisti, essa è divenuta un saldo appoggio del regime.
Il nazionalsocialismo procede con grande alacrità a riformare le leggi dello Stato secondo i suoi principî teorici, coi pieni poteri conferiti al governo il 24 marzo 1933. La generale tendenza delle riforme è unificatrice, in contrasto con il particolarismo tradizionale del popolo tedesco. Con la legge del Reich del 7 aprile 1933, emanata dal governo in virtú dei pieni poteri, venne fatto un passo decisivo verso l’unificazione e la riforma costituzionale del Reich.
La suddetta legge prevede infatti gli Statthalter, o luogotenenti del Reich, ed in base alla legge parallela della parificazione dei paesi confederati (Gleichschaltung), questi non potranno avere rappresentanze elettive di composizione diversa da quella del Reichstag. Ciò ha dato un colpo decisivo all’autonomia dei Länder; perché gli Statthalter nominano e revocano i Presidenti del Consiglio, esercitano il diritto di grazia, di nomina e di revoca dei funzionari. Anche i residui del diritto di Legazione dei singoli Länder sono in via di soppressione. Sempre partendo dallo stesso concetto unificatore, le svariate chiese protestanti sinora esistenti sono state fuse. Il loro «Sinodo nazionale» si è riunito il 27 settembre 1933 a Wittemberg, e dovrà essere ormai convocato almeno una volta all’anno. Suo compito sarà fra l’altro quello di confermare la nomina del «Vescovo del Reich», carica di nuova creazione. Ma nel corso del 1934 gravi difficoltà sono sorte nello svolgimento di questa azione unificatrice nel campo religioso e sulle quali non è questa la sede per soffermarsi. Basterà qui ricordare che il vescovo protestante del Reich è lungi dall’avere raggiunto le mete che gli erano state assegnate.
Per ciò che riguarda l’economia, il nazionalsocialismo tende a tutelare soprattutto il medio agricoltore ed il piccolo borghese, sottraendoli alla «tirannia dell’interesse». Vengono quindi combattuti i grandi magazzini, che avevano in Germania uno sviluppo imponente; le cooperative di consumo (1299 con 14 000 succursali) devono diventare una vasta organizzazione cooperativistica che subaffitterà i suoi magazzini di vendita a commercianti privati, controllati dall’organizzazione stessa; cosí dovrebbero essere tutelati allo stesso tempo gli interessi dei consumatori e quelli del commercio.
Le Banche non sono state ancora toccate anche perché a causa della crisi, buona parte di esse si trovano sotto controllo diretto o larvato del governo. Ma in base a una inchiesta diretta dal Dr. Schacht, della Reichsbank, il sistema bancario dovrà essere riorganizzato «orientandolo nel senso del pubblico interesse».
Un Consiglio della pubblicità alla dipendenza del Ministero della Propaganda, sorveglia la pubblicità in tutte le sue forme, reprimendo gli abusi.
Contro la disoccupazione, che tuttora infierisce, è stato studiato, ed è sempre allo studio, un vasto piano di soccorso. Nel Consiglio economico del Reich, di 17 membri, che si è riunito la prima volta il 19 settembre 1933, per combattere la disoccupazione, siedono industriali, banchieri, presidenti di Camere di Commercio.
Verrà inoltre metodicamente applicato per larghe classi della popolazione, un progetto di lavoro obbligatorio che compiono intanto gli elementi sovversivi rinchiusi nei campi di concentramento.
Il programma nazionalsocialista di organizzazione corporativa dello Stato prevede l’abolizione del salario-ora e l’introduzione di un salario settimanale minimo.
Particolare cura viene data all’agricoltura, considerata la base della prosperità e della sanità etica nazionale. Il 1º ottobre è stato dedicato alla «grande festa delle messi» in onore dei contadini. L’agricoltura è stata organizzata su basi corporative; il 20 settembre 1933 è stato fissato un «giusto prezzo» per i cereali. È allo studio il ritorno al diritto di maggiorascato, per evitare la polverizzazione della proprietà agricola.
L’idea irredentistica viene naturalmente esaltata dal nuovo clima spirituale tedesco, sopratutto fra i giovani. In una grande «festa delle scuole tedesche», organizzata dalla lega per il germanesimo a beneficio delle 900 scuole tedesche all’estero, che ha avuto luogo il 10 settembre 1933 allo Stadio di Berlino, 30 000 bambine hanno cantato inni irredentistici innanzi ad una folla di 50 000 persone.
Il nazionalsocialismo non si può identificare col Fascismo, per le differenze dovute al diverso clima in cui sono nati. Le idee essenziali del partito socialnazionalista vorrebbero seguire la falsariga del Fascismo, specialmente circa il carattere totalitario e la volontà di rimanere un movimento in perenne sviluppo; la costruzione gerarchica e il trattamento delle masse; lo stato forte e il principio d’autorità.
Se l’analisi del programma e della propaganda del partito, rivela nel socialnazionalismo elementi analoghi al Fascismo, esistono tuttavia differenze essenziali derivanti dalla tradizione e dalla diversa struttura dell’Italia e della Germania. In particolar modo, i due partiti divergono nella concezione basilare della Nazione, che per il nazionalsocialismo si identifica con la razza, tanto che il movimento viene anche chiamato razzismo.
La teoria razzista è stata infatti posta nelle scuole tedesche a base dell’insegnamento della storia. Secondo direttive del Ministro dell’Interno, i manuali scolastici dovranno distinguere in Europa la razza nordica e la salica, e dimostrare che la storia europea è un prodotto dei popoli nordici (indogermanici) come nordici erano gli Indiani, i Medi, i Persi, poi sommersi da altre razze, e i Greci che rappresentavano come conquistatori la classe dirigente del Paese.
In particolar modo la teoria razzista si rivolge contro gli Ebrei che dopo l’ascesa del nazionalsocialismo al potere sono stati oggetto di particolari rigori. Il 1º aprile 1933 (giorno di boicottaggio) è incominciata la nota azione legislativa contro gli Israeliti. Gli ebrei fuggiti all’estero sono numerosissimi, ma l’esodo non è compiuto e segna un tempo di arresto.
Il problema della razza è collegato, nella teoria nazionalsocialista, alla profilassi sociale. Uno dei piú discussi provvedimenti in questo campo è la legge della «sterilizzazione artificiale» in vigore dal 1º gennaio 1934. La sterilizzazione viene decisa da un «Tribunale per la Sanità ereditaria», anche contro la volontà dell’individuo, in casi di imbecillità, epilessia, follia, cecità o sordità ereditaria, grandi deformità, alcoolismo. Per i delinquenti sessualmente pericolosi, sembra che un’altra legge provvederà la «castrazione».
Circa la personalità di Hitler, istruttivo è il libro «Mein Kampf» scritto in carcere agli inizi del movimento da lui guidato. Oratore efficace piú che profondo pensatore, l’insistenza con cui torna spesso sugli stessi argomenti – osserva un suo interlocutore – fa sospettare che in lui la stoffa del «genio» manchi, ma sia compensata dalla tenacia. Parla con passione, è convincente, sa assumere atteggiamenti da ispirato e sa interromperli con una osservazione spiritosa che lo riavvicini di colpo a chi lo ascolta. È uomo adatto a trascinare le masse e a fare scuola. «Le teorie razziste» gli sono state fornite soprattutto da Rosenberg, Capo dell’Ufficio di Politica Estera del partito, tipico tedesco del Baltico; quelle economiche in parte dall’ingegnere Feder. Efficace collaboratore per la diffusione del razzismo tra le masse è il Ministro della Propaganda Goebbels; in questioni militari, Goering, valoroso combattente, è certo un buon consigliere. Ma Hitler stesso ha ammesso e riconosciuto di aver studiato e imitato Mussolini e il Fascismo italiano.
Collegata col movimento nazionalsocialista fa progressi l’organizzazione della gioventú tedesca alla quale è stato preposto Baldur Von Schirach. Per i giovani tedeschi all’estero si occupa principalmente il Nabelrsburg che ha tentato fra l’altro di stabilire rapporti con gli «scouts» britannici facendo nello scorso gennaio un apposito viaggio a Londra senza riuscire per ora nell’intento.
A Berlino l’istituendo Istituto di Diritto Italiano centralizzerà il lavoro di propaganda e di illustrazione della cultura e delle riforme fasciste. Altre iniziative prese da ambienti universitari e italo-tedeschi in varie città germaniche denotano l’interessamento generale al movimento fascista italiano.
Cenni sulla swastica
(Tedesco: Hakenkreuz – Latino: Crux gammata – Francese: Croix gammée – Antico inglese: Fylfot – Sanscrito: Swastika).
È il segno del razzismo. In Europa si trova in Transilvania e in Bessarabia fin dall’epoca della pietra, e in Asia, in Cina ed in Giappone fin dal terzo millennio A. C.
La croceuncinata acquista però un significato speciale in India, da dove si fa discendere la razza indo-ariana, della quale la Swastika vorrebbe essere il simbolo.
Dall’arcipelago maltese il segno si estende fino alla Polinesia; in Africa, è conosciuto come ornamento nei lavori in cuoio del Sudan, e in plastici in legno del Congo; in America: nel territorio del Mississipi presso gli indiani Pueblo, nei territori dell’America Centrale e nelle foreste vergini del Brasile. La sua diffusione è universale; la croce uncinata è soltanto sconosciuta presso i popoli semiti e australiani.
Come simbolo magico ha numerosi altri significati: nel buddismo indiano è ritenuta segno propiziatore o infausto a seconda della sua forza; nel Messico simboleggia il corso solare. La sua forma è diversamente spiegata; come l’immagine lineare dell’uomo, come rappresentazione del martello di Thor (Dio della guerra presso gli antichi popoli germanici), come l’immagine di due fulmini incrociati, di una cicogna che vola o che cova nel nido, o infine come il simbolo del sole. Viene anche ritenuta, ma è dubbio, come il simbolo del fuoco presso gli antichi ariani (i due pezzi di legno che confricati producono la fiamma sarebbero rappresentati dai due bracci della croce). Un vaso etrusco di terracotta rinvenuto a Volterra e che risale a sette o otto secoli, reca sul fianco una croce uncinata. Piú uncinata di quella che ha preso a simbolo il nazismo, ciascun uncino essendo a sua volta ripiegato in un movimento di greca. Ma ci sono, su quelle tombe etrusche, altre croci uncinate e semplici. Il segno (solare?) della swastica non è nato in terra germanica. Gli etruschi conoscevano meglio di altri popoli la potenza occulta dei segni.
La croceuncinata, intesa come simbolo della razza ariana, rimonta al 1910, e ai seguaci di Guido List, che ne fecero il distintivo delle associazioni antisemite.
Divenuto segno distintivo del nazionalsocialismo e particolarmente della sua concezione razzista, la swastika compare attualmente nelle uniformi del partito hitleriano, della polizia ausiliaria creata dal partito, delle formazioni a carattere militare e sulla nuova bandiera del Reich.
Nel suo odierno significato politico dell’Hitlerismo, la Swastika vuole simboleggiare la pura razza indogermanica ariana in contrapposto a pretese inquinazioni e sopratutto alla razza semitica.
Un comunicato da Berlino del 9 aprile avverte che «la falce e il martello» saranno messi in vendita il 1º maggio per cura del Ministero della propaganda del terzo Reich in occasione della festa nazionale del lavoro. I due attrezzi simbolici non sono piú considerati sediziosi dal partito nazionalsocialista. D’altronde essi inquadreranno l’effigie di Goethe sotto la quale si vedrà l’aquila nazionalsocialista.
Il «Völkischer Beobachter» scrive che la Germania, con il nuovo distintivo, ha voluto «esprimere l’unione fra i lavoratori del pensiero e i lavoratori manuali».
È stato istituito un Commissariato del Reich per la «colonizzazione interna» e nominato a presiederlo Gottfried Feder.
Giappone
Si è costituito in Giappone un nuovo partito formato da un Gruppo di dissidenti del vecchio social democratico (Shahai Minshuto) che ha preso il nome di Nippon Kokka Shakai-to. Ne è capo il Sig. Akamatsu, che si propone di sopprimere il sistema parlamentare. Nel paese dovrebbe esistere un partito unico, diretto da un’oligarchia che rappresenti la volontà del popolo, e da un Consiglio formato da tecnici competenti che saranno gli organi esecutivi. Questa oligarchia dovrebbe essere in maggioranza composta da Capi militari, poiché l’armata avrà un ruolo d’importanza primaria nell’organizzazione sociale.
Il partito considera la Manciuria indispensabile ai lavoratori giapponesi e intende realizzare uno Stato socialista che comprenda Giappone e Manciuria. L’Imperatore sarà provvisoriamente lasciato al suo posto, grazie al magnetismo ch’esso ancora esercita sul Paese, ma non dovrà governare.
Questo nuovo partito ha molto seguito nelle masse lavoratrici specialmente in quelle agricole. Il movimento Akamatsu è il primo esempio in Giappone di laburisti tendenti verso il fascismo; ad esso sono collegati altri piú esigui gruppi nazionalistici e socialisti.
Si classificano anche come fascisti parecchie formazioni politiche fra le quali l’Akaos ha seguito in alcuni ambienti operai. Il partito Kokuhou-Sha (Associazione per la riorganizzazione del popolo) è il piú forte tra quelli a tendenze fasciste e rimonta al 1932. La direzione è affidata al signor Araki ex Ambasciatore a Berlino e i capi piú eminenti sono il Signor Honda e il barone Hiranumi, Vice Presidente del Consiglio di Stato.
La «Nichou Nomin Kumnai» (Associazione rurale fascista) ha pubblicato un manifesto in occasione dell’anniversario dell’Impero sostenendo che tale festa patriottica non deve essere monopolizzata dai reazionari. Si domanda la restituzione all’Imperatore delle terre dei latifondisti, la soppressione del partito comunista, la nazionalizzazione dei redditi della Manciuria. Vi sono poi parecchie associazioni segrete che adoperano abusivamente la definizione «fascista».
Grecia
Da qualche tempo si manifesta in Grecia una sorda agitazione contro i vecchi partiti ed i vecchi uomini politici, che hanno ridotto il Governo della cosa pubblica ad una vana lotta di fazioni. La polemica giornalistica è stata iniziata dal Gen. Metaxas proponendo la formazione di un governo a base dittatoriale ed aprendo una larga discussione sulla stampa che, pur esaurendosi senza frutto, è il sintomo del malessere della vita politica greca.
Il giornale piú autorevole che ha esaminato con maggior serietà una soluzione è stato l’«Estia» il quale ha messo in rilievo la necessità di rinsaldare l’autorità governativa con una soluzione extra parlamentare, basata su principî di una piú completa sovranità dello Stato.
Nel gennaio 1934 è stato annunciato che il movimento, avente lo scopo d’introdurre un governo forte e ispirato alla dottrina fascista, si è creato sotto la guida del giornale «Estia» organo della gioventú ellenica e che ad essa partecipano deputati, senatori, professori, ufficiali dell’esercito, pensionati con alla testa il Generale Metaxas che ne avrebbe presa la direzione.
Naturalmente i giornali di sinistra si sono scagliati contro i sistemi dittatoriali e la maggior parte degli uomini politici al potere si sono dichiarati sinceramente parlamentaristi. Da tale atteggiamento si è distaccato invece il Gen. Condilis, che è uno dei pochi uomini considerati come presumibile «dittatore», il quale ha criticato le deficienze del regime parlamentare ed ha posto in evidenza i successi ottenuti dal Fascismo in Italia ed in genere dai governi forti, pur dichiarando che in Grecia, per le diverse condizioni politiche, sarebbe impossibile e pericolosa la istituzione di un regime dittatoriale.
Intanto la stampa ha annunciato la costituzione di una nuova formazione politica «O.E.K.K.» (Organossis Etuiki Kiriarchu Kratus – Organizzazione dello Stato nazionale sovrano) della quale per ora ben poco si conosce, e non si può quindi dire se avrà i mezzi e la forza di svilupparsi. In un comunicato che la organizzazione ha diramato, e nel quale si chiamavano «tutti i greci a raccolta per la salvezza della nazione e della razza» si manifestavano idee quasi analoghe a quelle espresse sull’«Estia», ciò che ha indotto la stampa di opposizione a vedere nell’«O.E.K.K.» una filiazione dello S.M. dell’Esercito.
Le Milizie speciali, tipica istituzione fascista italiana, saranno imitate in Grecia, con apposito progetto di legge in corso. Alle costituende milizie verrebbero affidati gli stessi compiti delle nostre milizie portuaria e ferroviaria.
Nel febbraio 1933 Giorgio Mercuris, figlio del sindaco di Atene, ha creato il Partito Nazional socialista greco che conterebbe già 8 000 aderenti. Segretario generale è Milziade Jossif, studioso del fascismo italiano.
Il nazional socialismo greco, facendo astrazione dei due partiti maggiori in lotta, popolare e liberale, vorrebbe rappresentare la terza soluzione realizzando la concordia nazionale e il Governo autoritario, ma il Mercuris non ha la stoffa dell’uomo d’azione di grande stile e il popolo ellenico ama ancora troppo appassionatamente le fazioni politiche.
Riassumendo, si può dire che esistono notevoli sintomi del desiderio di riorganizzazione statale, ma che essi non hanno ancora preso forma concreta.
Inghilterra
Associazioni, statistiche, programmi e commenti
Il movimento fascista inglese è diviso in tre associazioni: la «British Union of Fascists» fedele seguace del Fascismo italiano, di cui è capo Sir Oswald Mosley; la «Imperial Fascist League», rappresentata in Parlamento dal Sig. Doran e che si ispira al nazionalsocialismo tedesco; infine la «British Fascists» del signor Webster, associazione amorfa, che si agita in un campo piú teorico che pratico e pubblica di tanto in tanto il giornale «British Fascism» con tendenze antisemite.
La «British Union Of Fascists»
Gli organi del movimento sono: il settimanale «The Blackshirt» che si indirizza alle classi popolari, e il periodico ufficiale «The Fascist Week» che si rivolge a quelle piú colte. Questa associazione è la piú importante e in continuo progresso. Nell’ottobre 1932 Mosley aveva le sue «divisioni» soltanto a Londra e nel suo collegio elettorale a Motherwell in Scozia; alla fine del 1933 veniva annunziata la costituzione di 370 divisioni, e Sir Mosley in un’intervista da Roma ha parlato di 800 «sezioni». Il Quartiere Generale Fascista denunciava 100 000 iscritti; qualche giornale parlò di circa un 230 mila.
In una corrispondenza da Berlino, l’Observer dà notizia della fondazione di una Sezione dei Fasci di Mosley nella capitale del Reich per iniziativa di «una delle maggiori personalità inglesi residenti nella capitale stessa» e aggiunge che una fiorente sezione esiste già a Colonia.
Il «Daily Mail» in un telegramma da Edimburgo annuncia la formazione di un Fascio Femminile della Scozia.
Il «Sunday Dispatch» del 18 luglio 1933 affermava che il 70% delle Camicie Nere inglesi è formato da operai e da disoccupati delusi e malcontenti.
Il partito Fascista è insediato a Londra in un maestoso edificio a King’s Road. Gli uffici sono ordinati in cinque reparti: Tesoro, Propaganda, Studi, Organizzazioni locali e Difesa. Giungono 3000 lettere alla settimana e si organizzano 500 riunioni al mese in tutta l’Inghilterra, con 20 propagandisti ufficiali di grido, e i due citati giornali settimanali: «Settimana Fascista» e «Camicia Nera», che si esprimono favorevolmente alla politica estera italiana e ultimamente si pronunziarono in favore del progetto italiano per l’assetto danubiano.
I membri del «Corpo di Difesa» non sono pagati, anzi versano quote che sono ridotte, in caso di disoccupazione, da 1 scellino a quattro pense al mese. I propagandisti viaggianti sono pagati 2 sterline alla settimana oltre una diaria di 7 scellini. Si calcola che le quote cosí pagate diano 70 000 sterline annue.
In altra intervista concessa al Sunday Express, Mosley ha esposto il programma dei fascisti inglesi. Egli ha detto: «Intendiamo raggiungere il potere coi mezzi legali, pacifici e costituzionali. In un primo momento cercheremo di imporre il Fascismo nel Paese, e in un secondo tempo tenteremo di impadronirci del potere attraverso le elezioni parlamentari. Nel caso tuttavia che il partito comunista o altre forze tentino una rivoluzione armata contro lo Stato, combatteremo con le stesse armi per distruggerlo. Il nostro lealismo verso la Corona è fuori discussione; aboliremo l’attuale Parlamento; il primo atto della maggioranza fascista nel nuovo Parlamento sarà quello di conferire al Governo poteri d’azione assoluti; la Camera dei Lords sarà costituita dalla corporazione nazionale dell’industria».
Nei riguardi degli ebrei, Mosley ha dichiarato che il movimento fascista britannico non è antisemita. A proposito delle «Trade Unions», ha dichiarato che la lotta di classe dovrà essere abolita. Trade Unions da una parte e Federazione dei datori di lavoro dall’altra, saranno assorbite da una forma di Stato corporativo. «Per curare la disoccupazione, ha concluso Mosley, non può esservi che il sistema corporativo il quale permetterà simultaneamente l’aumento dei salari e del potere d’acquisto in tutti i campi industriali».
Interpellato dal corrispondente del Corriere della Sera, il Mosley ha confermato che il suo programma è quello di S. E. Mussolini con i necessari adattamenti alla situazione locale e alla differenza di razza. «Non possono esservi diversi fascismi – egli ha detto – ve n’è uno solo; quello del Duce. Il Fascismo è oggi paragonabile dal punto di vista storico, ai grandi movimenti di fede universale come il conservatorismo, il liberalismo, il socialismo che sono stati comuni a tutti i popoli civili. Il Fascismo è la piú grande fede costruttiva e rivoluzionaria che il mondo abbia mai conosciuto; è un credo rivoluzionario che appartiene a tutta l’umanità».
Il pubblico ha cominciato a considerare il Fascismo di Mosley, dopo che Lord Rothermere, alla fine del 1933, gli ha portato il proprio appoggio col giornale Daily Mail e gli altri da lui controllati nel Paese.
Il «Daily Mail» ha pubblicato lettere, soprattutto di giovani e di ex combattenti, di entusiastica adesione alla nuova politica del giornale. L’esponente operaio Hannen Swaffer, che ammoniva ogni giorno nei suoi commenti sul «Daily Mail» contro il pericolo fascista è stato tacitato. Mosley si serve d’ogni occasione per accentuare che il suo movimento è puramente britannico e che rimarrà tale. Già nel gennaio 1933 egli ha studiato le forme e i metodi d’organizzazione adottati in Italia. È anche stato a Monaco per visitarvi Hitler. Nel numero di maggio del «Blackshirt», Mosley conclude un articolo di fondo con le seguenti parole: «Avanti, verso il Fascismo mondiale!»
Per quanto egli non sia antisemita, la defunta moglie di Mosley, figlia del Sig. Curzon, avrebbe avuto sangue ebreo; gli ebrei hanno attaccato il movimento di Sir Mosley e un cinematografo ebraico ha proibito la riproduzione di scene e di discorsi fascisti provocando vive reazioni e polemiche antisemite. Il «The Blackshirt» non si occupa in genere di Hitler, e ha un indirizzo unicamente ammiratore per il Duce di cui continuamente Mosley si professa seguace.
L’attività dei dirigenti si esplica ogni giorno con nuove manifestazioni. L’Associazione parlamentare fascista sorta quando Sir Oswald Mosley decise di scendere in campo nelle prossime elezioni generali, sta organizzando una scuola di oratoria e di dialettica per preparare un forte numero di propagandisti alla campagna elettorale.
Si stanno infatti preparando i gruppi elettorali. Progressi notevoli sono stati fatti a Liverpool, nel Devonshire, in Cornovaglia e nella Scozia. Nella grande riunione di Birmingham del 21 gennaio 1934 fu riaffermato il costituzionalismo del movimento, che prenderà parte alle prossime elezioni chiedendo un giudizio popolare. In caso di vittoria viene promessa la riforma elettorale che dovrebbe limitare il suffragio ai cittadini in base all’attività economica svolta da ciascuno. Mosley ha parlato a Birmingham innanzi a 8000 persone, di cui 2000 squadristi in Camicia Nera. La manifestazione ha avuto un autentico successo e varie parti del discorso, particolarmente l’appello per la rinascita dell’Inghilterra nel nome del Re e del Fascismo, sono state unanimemente applaudite. La stampa (Times, Manchester Guardian, News Chronicle) vi dedicava uno spazio inusitatamente ampio, mentre finora ignoravano il Fascismo inglese, o gli dedicavano poche righe. Particolarmente importante è un articolo dell’«Observer», perché il primo del genere apparso in un giornale conservatore.
Il Daily Mail rileva che il movimento delle Camicie Nere è nei suoi metodi rigorosamente costituzionale; non ha, come alcuni denigratori affermano, carattere antisemita, e mira a non distruggere le «Trade Unions» britanniche ma ad inserirle effettivamente nella vita della Nazione. Per tutte queste ragioni il movimento delle Camicie Nere merita l’appoggio di coloro che in Gran Bretagna sono stanchi dei ludi politici e del presente stato di decadenza.
Il «Sunday Pictorial» che fa parte del gruppo del Daily Mail pubblica un articolo di Lord Rothermere in cui è detto fra l’altro: «Il patriottismo e la disciplina delle Camicie Nere britanniche sono e debbono essere di esempio pratico per la gioventú inglese, alla quale le mali arti dei vecchi politicanti hanno finora negato il sacrosanto diritto di partecipare all’organizzazione e al controllo della vita del nostro Paese».
Non mancano naturalmente polemiche con la stampa d’opposizione: News Chronicle e Daily Herald.
Successi Fascisti e allarmi liberali
I successi di Mosley hanno destato grande allarme nel campo avversario, e questa è la prova migliore dell’affermazione del Fascismo inglese. I giornali riportano una intervista concessa da Lloyd George a Plymouth dopo una lunga vacanza passata in Portogallo durante la quale il movimento fascista in Gran Bretagna ha avuto un grande sviluppo. Il vecchio leader ha interpretato il successo della nuova tendenza come «un segno dell’irrequietezza generale e del malcontento contro i vecchi sistemi politici in tutto il mondo». Egli ha detto: «Seguo con molto interesse il movimento delle camicie nere in Gran Brettagna. Naturalmente non si può prevedere fino a qual punto il movimento si estenderà, ma è certo che esso sta facendo progressi sorprendenti; forse è arrivata l’ora di un nuovo sistema di Governo in Inghilterra». Queste dichiarazioni sono considerate di notevole importanza in quanto è nota la sensibilità politica dello statista gallese.
Il formidabile impulso che ha ultimamente avuto il movimento fascista in Gran Brettagna non può essere tradotto in cifre sicure, perché Sir Oswald Mosley, fedele al suo programma di non voler dare armi agli avversari, non consente alcuna divulgazione del numero di iscrizioni, ma i sintomi del crescente successo.e delle vastissime ripercussioni fasciste in tutta l’Inghilterra, soprattutto in quella del Nord, sono evidenti.
Se ne hanno prove anche nelle aumentate preoccupazioni degli avversari che per la prima volta hanno portato l’allarme in Parlamento senza peraltro ottenere dal Governo alcuna soddisfazione.
La decisione del noto deputato Lord Lymington, di dimettersi dalla carica e di svolgere la sua azione all’infuori del Parlamento incapace di «conciliare gli interessi di partito con quelli del paese», i numerosi discorsi di uomini politici e di membri del Governo, in cui si pone il problema di riforme nelle istituzioni britanniche, da risolversi mediante un radicale rafforzamento dell’autorità centrale; il forte numero di astensioni alle recenti elezioni parziali di Cambridge, sono fatti che testimoniano la progressiva perdita di prestigio della democrazia parlamentare anche nella sua patria d’origine, e il travaglio politico delle giovani generazioni inglesi.
Molta impressione ha prodotto il passaggio al fascismo del Deputato laburista John Beckett avvenuto con una dichiarazione alla stampa che «solo il fascismo può portare alla salvezza e alla ricostruzione del Paese». È ritenuto che il noto deputato, già autorevole nel partito laburista, potrà essere uno dei migliori collaboratori di Mosley.
La constatazione che i capi della democrazia parlamentare difendono oggi con calore la democrazia contro l’eventualità di dittature di «sinistra» o di «destra» è sintomatica e mostra come per la prima volta oggi si senta in Inghilterra il bisogno di difendere l’istituto del Parlamento, fino a qualche tempo fa al di sopra di ogni controversia e di ogni partito.
In Parlamento vi sono state parecchie interrogazioni sul movimento fascista e i Ministri responsabili hanno risposto con grande riserbo, assicurando che non vi sono provvedimenti speciali da prendere, essendo le leggi vigenti piú che sufficienti a regolare il legittimo sviluppo del nuovo partito e a disciplinarne eventuali eccessi. Lord Esher, deputato liberale, ha replicato ad insinuazioni di Lord Kinnoull sui pretesi finanziamenti di un governo straniero, che anche quelli dei laburisti sono comunque di provenienza oscura. Ma il governo ha ammesso in Parlamento che il movimento Fascista va guadagnando terreno.
Verso la fine di febbraio gli ambienti governativi britannici hanno reagito ai successi del fascismo. Simon ha dichiarato che l’attività fascista è contraria ai principî della libertà politica inglese e pensa di regolare l’uso delle «camicie rosse» dell’Independent Labour Party, come delle «camicie nere» fasciste e di quelle «brune» dei comunisti.
In seguito ad alcuni incidenti avvenuti in Bristol ai primi d’aprile in occasione di un comizio fascista, varie interrogazioni ai Comuni hanno dato modo al Governo di annunciare una prossima decisione sulla questione dell’uso delle uniformi.
Un progetto in preparazione limiterebbe alle riunioni private l’uso dei distintivi e delle uniformi e farebbe divieto per le manifestazioni a carattere militare.
Mosley ha ribattuto sulla stampa le critiche sull’uso della «camicia nera» dichiarando che essa è simbolo della soppressione di ogni antagonismo e di lotta di classe.
In occasione della seconda «marcia della fame» su Londra Mosley ha dato ordini severi ai Fascisti di evitare conflitti e di non portare la camicia nera se non all’interno delle sezioni da presidiare e difendere in caso di attacco.
Per il fascismo britannico è incominciata, tuttavia, la fase degli urti con le autorità. Diciotto camicie nere si sono fatte arrestare, senza opporre resistenza, dalla polizia a Norfolk dove presidiavano la fattoria di un agricoltore in arretrato del pagamento di 500 sterline per la decima che grava ancora sugli agricoltori. In tal modo i fascisti hanno voluto dare una calorosa dimostrazione di solidarietà a favore degli agricoltori, mentre Sir Mosley ha dichiarato che se il Fascismo verrà al potere quel tributo verrà abolito. I diciotto giovani furono assolti e semplicemente ammoniti e il Fascismo è uscito dall’incidente rafforzato dalla pubblicità. Cosí, al Queen College di Oxford si è formato un gruppo diretto dal Prof. Radcliffe, per lo studio del fascismo.
Fascismo britannico in Italia
Un gruppo di fascisti aderenti al movimento di Mosley si è formato in Italia. Con l’intervento di numerosi cittadini inglesi, provenienti anche da Como, Bordighera e Bologna, il 22 gennaio 1934 si è tenuta infatti a Milano, in Via S. Damiano N. 2, una riunione di propaganda presso la Sezione dell’Unione Fascista Britannica. Il signor John A. Belli, capo del movimento fascista inglese in Italia, ha illustrato le finalità del fascismo inglese e le direttive del suo capo, Sir Mosley, perché la dottrina fascista possa permeare completamente la vita pubblica dell’Inghilterra, «ciò che è già in atto per le proficue intese con gli altri Stati legati dalla medesima fede». È stata ratificata la nomina del Signor William Hay, come organizzatore del Fascio di Firenze, con sede provvisoria in tale città in Via Camerata N. 27.
La riunione, alla quale hanno partecipato 250 inglesi, si è chiusa al suono di «Giovinezza» e dell’inno inglese, e con fragorosi evviva al Fascismo, a Mosley ed a S. E. il Capo del Governo italiano.
Anche a Genova, come già a Milano, è stata creata una sezione della «British Union Fascists» con sede in Via Assarotti 48. Fiduciario di questa sezione, che raccoglie già numerose adesioni, è il Signor Osborne Raggio Brown. Essa ha una grande importanza perché nella capitale ligure risiedono numerosi sudditi inglesi, e perché nel porto fanno capo numerose navi britanniche.
Dopo una riunione coi fasci inglesi piú tardi costituiti a Torino e a Bordighera, venne inviato un telegramma di omaggio a S. E. Mussolini.
Malta
Una sezione fascista del movimento Mosley si è formata con oltre 100 iscritti. Una manifestazione in città è prevista per quando il numero avrà raggiunto il mille. Fino ad ora, all’infuori del distintivo portato dagli aderenti, non vi è stata alcuna manifestazione. Capo del movimento è il Barone Giuseppe Chapelle, ex tenente della Milizia maltese e del disciolto King’s Regiment. A base del programma fascista isolano sarebbe la richiesta di autonomia dellecolonie britanniche. Il Barone Chapelle appartiene però al gruppo Stricklandiano e si teme che la sua azione non possa essere favorevole alla causa degli italiani di Malta. Il partito nazionalista ha quindi posto in guardia i suoi aderenti contro questa nuova organizzazione, che «sia per il colore politico delle persone che la dirigono, sia per l’ambiguo programma che essa si propone», potrebbe avere fra gli altri scopi quello di scindere i nazionalisti e quello di soffocare la questione della lingua italiana.
Irlanda settentrionale (Ulster)
A Belfast è sorto un partito fascista a cui hanno già aderito numerose persone influenti della provincia, e che va facendo numerosi proseliti fra i giovani. Sembra che esso sia una filiazione del movimento inglese di Mosley, col quale in ogni caso è in ottimi rapporti. Come quelli inglesi, anche questi fascisti dell’Ulster adottano la camicia nera.
Il nuovo partito ha pubblicato un manifesto in cui dichiara di volere l’Irlanda unita, e denunzia la «mostruosità» dell’attuale divisione fra Ulster e Stato Libero. L’Irlanda unita deve rimanere, secondo i fascisti dell’Ulster, parte integrante dell’Impero Britannico e non diventare una Repubblica indipendente come vorrebbe De Valera, Presidente del Consiglio dello Stato Libero.
Ogni politica che si proporrà di fare dell’Irlanda un Dominion – dice il manifesto – avrà il nostro pieno appoggio. Il movimento delle camicie azzurre dello Stato Libero1 ha in gran parte carattere fascista. Dal nostro punto di vista, l’Irlanda deve rimanere entro l’Impero. L’esistenza di un movimento fascista nello Stato Libero può forse preludere alla creazione del Dominion Irlandese.
La «Imperial fascist league»
Questa associazione è piú anziana di quella di Mosley; essa ha preso parte alla lotta contro il movimento operaio durante lo sciopero generale del 1926. Gli «imperialisti» hanno per uniforme la camicia nera con la «svastica» in bianco, e sono fedeli seguaci di Hitler. Il Signor Doran, che è appoggiato dagli emissari del Reich è il loro capo e li rappresenta in Parlamento; la stampa nazista in Germania ha per loro elogi e incoraggiamenti, mentre schernisce il fascismo di Mosley.
Agli «imperialisti» manca però ciò che invece hanno i due movimenti similari e cioè un vero capo. Tuttavia anche i gregari «imperialisti» sono numerosi ed hanno comprata una casa propria, inaugurata il primo maggio 1933. Essi hanno pure un giornale mensile dal titolo «The Fascist».
Gli «imperialisti» sono antisemiti appassionati e in conseguenza nemici della British Union. Nel numero d’aprile 1933 il «The Fascist» ha rilevato che S. E. il Capo del Governo aveva ricevuto in udienza il Signor Sokolov presidente dell’organizzazione mondiale sionista.
British Fascists
Questo movimento fu fondato nel 1923 da Miss Linton-Ornan con l’appoggio del generale a riposo Blackeney, ma è ora di importanza secondaria. È diretto dal Signor Webster. Nel luglio 1933 i «British Fascists» hanno tenuto una riunione in cui hanno parlato alcuni loro capi. Da questi discorsi è apparso che i «British Fascists» hanno un programma quasi negativo, limitato alla lotta dal punto di vista patriottico, contro gli Ebrei, i Comunisti e i Socialisti, ma senza idee costruttive nel campo economico. Il Sig. Webster, interpellato in proposito, ha dichiarato che gli iscritti al movimento sono circa 400 000, cifra però molto dubbia. La grande maggioranza è costituita di simpatizzanti; i soci attivi e fattivi su cui contare in caso di dimostrazioni e di lotta contro i comunisti, sono certo in numero molto inferiore. Anche le risorse del movimento sono assai scarse: pochi sono quelli che sottoscrivono e anche questi in misura modesta.
January club
Questo Club fondato nel gennaio 1934 ha dichiarato di non voler essere una organizzazione fascista vera e propria, ma di essere favorevole all’avvento del Fascismo in Inghilterra. Il Presidente Sir John Squire, critico e scrittore inglese apprezzato, ha commentato in questo senso, nella seduta inaugurale, l’azione politica e intellettuale del nuovo Club, asserendo che parecchi membri sono di fede fascista.
Corporativismo in Gran Bretagna
Inattesa applicazione alle colonie britanniche ha avuto la dottrina corporativa italiana. In una conferenza pubblica del 24 novembre 1933 il Prof. Grigg dell’Università di Nottinghan, sostenne che le colonie sono governate da dittature locali agli ordini di una democrazia lontana e incompetente, e che nelle terre coloniali la lotta di classe diventa una lotta di razza. Il Kenia, ad esempio, non ha bisogno di partiti politici, ma del consiglio di tutte le varie sfere di attività della Colonia.
Sir Edward Grigg ha altresí osservato «come l’insoddisfacente situazione prodotta dall’attuale sistema si manifesti con particolare evidenza nel Kenya dove è invece assolutamente indispensabile avere un forte potere esecutivo, che pur dipendendo da Londra, abbia la facoltà e la competenza di trattare tutti i problemi locali, e come funzione principale quella di tenere la bilancia tra le razze e i partiti senza timori e senza favoritismi».
A tale riguardo egli dichiara che «alcune fra le riforme che il Duce ha operato ed opera in Italia lo impressionano e lo attraggono». Il Duce persegue due obiettivi che al Grigg sembrano fondamentali anche se applicati nel campo coloniale. In primo luogo egli armonizza un forte potere esecutivo centrale, che non è creato da una legislatura né è responsabile verso di essa, con un sistema rappresentativo in cui ogni forma di opinione nazionale ha la facoltà di plasmare la politica del Paese entro certi limiti «funzionali». Questo è realizzato nelle corporazioni, ognuna delle quali esercita senza dubbio un’influenza decisiva nella sua particolare sfera di attività. I politicanti di professione sono i peggiori nemici di un efficiente Governo coloniale, e anche nel Kenya occorre seguire l’esempio del Duce adottando un sistema che li escluda.
Vi è poi un secondo obiettivo nella politica mussoliniana, consistente nella soppressione della lotta di classe attraverso il corporativismo. «Col sistema attualmente praticato nel Kenya la lotta di classe diventa lotta di razza, tra bianchi, africani, indiani. Il sistema di rappresentanza territoriale tende necessariamente ad accentuare gli antagonismi di razza, e quando all’apice di tale sistema vien posto l’attuale consiglio legislativo, a cui è affidata la trattazione di tutte le questioni, è inevitabile che in seno ad esso si profili una lotta tra le varie razze, ansiose tutte di esservi piú efficacemente rappresentate per vedervi aumentato il proprio peso politico. Perché allora non creare una nuova armonia ed una nuova efficenza attraverso l’adozione di un sistema corporativo il quale riunirebbe le razze nel perseguimento dei molti interessi comuni, anziché dividerle come fa il sistema attuale? »
Iraq
Nell’autunno 1933 un gruppo di giovani deputati ed avvocati ha chiesto al Governo l’autorizzazione a formare il nuovo «Partito di difesa nazionale» che dovrà avere un’organizzazione simile a quella dei nazionalsocialisti tedeschi. Una delegazione del gruppo è stata ricevuta dal Ministro dell’Interno il quale ha loro dichiarato che il Governo Irakiano non aveva obiezioni alla creazione di tal partito.
Irlanda
È sorta in Irlanda l’Associazione delle «Camicie Azzurre» organizzate dal Generale O’Duffy per opporsi al movimento della «Irish Republican Army». Il programma d’azione delle Camicie Azzurre non è per ora del tutto chiaro; tuttavia il «Times» del 10 agosto 1933 scriveva che il programma delle Camicie Azzurre ha tendenze fasciste a oltranza. All’inizio, il Generale O’Duffy aveva dichiarato che il suo movimento non si prefiggeva scopi politici, ma gli avvenimenti lo hanno smentito. Secondo alcuni, questo cosiddetto neo-fascismo irlandese avrebbe un carattere esclusivamente anti-repubblicano e antidemocratico; ciò spiega la decisa avversione per il governo di De Valera.
In un’intervista concessa alla stampa, il Generale O’Duffy ha confermato l’esclusione di mire dittatoriali, e ha spiegato un suo progetto di riforma del sistema parlamentare che dovrebbe porre fine alla politica di partito. Ogni «parrocchia» costituirebbe una unità con a capo un comitato rappresentante i vari interessi di categoria; le parrocchie verrebbero poi riunite in gruppi, corrispondenti agli attuali collegi elettorali; da questi gruppi verrebbero scelti i delegati centrali e i rappresentanti parlamentari. I progetti di legge non potrebbero essere presentati che dai gruppi delle categorie interessate.
Il Generale O’Duffy è pure sostenitore dell’unificazione dell’Irlanda del Nord e del Sud.
Il Fascismo di O’Duffy non è in fondo che la mascheratura e il nuovo travestimento dell’opposizione. La lotta politica verte ormai su personalismi piú che su programmi e partiti, ed ha assunto la fisionomia d’una lotta tra gruppi rivali.
Nel dicembre 1933 vennero arrestati il Generale O’Duffy e poi rimesso in libertà in attesa del processo e il Segretario delle Camicie Azzurre Cronin, il quale fu condannato e deve scontare la pena nella prigione di Harbour Hill di Dublino. Egli si è appellato contro le autorità militari perché gli venne strappata con forza la camicia azzurra mentre era in attesa di processo.
Il Congresso del Partito «Irlanda Unita» si è riunito l’8 febbraio 1934 con la presenza di 1600 delegati in camicia azzurra sotto la Presidenza del Generale O’Duffy, e ha indicato il sistema corporativo italiano quale soluzione migliore per la critica situazione economica dello Stato Libero. Il Congresso ha condannato il regime parlamentare, e ha proposto come primo passo verso un Parlamento Economico, un Comitato Esecutivo Consultivo che riunisca i delegati dello Stato Libero e quelli dell’Irlanda del Nord.
A breve distanza dal Congresso, il Presidente De Valera ha presentato alla Camera un progetto di legge che proibisce agli aderenti ai partiti politici di vestire una propria uniforme, disposizione che tende a colpire evidentemente le camicie azzurre. La vivace opposizione di Cosgrave non ha impedito la votazione a maggioranza del progetto in prima lettura (65 voti contro 40), ma il Senato lo ha respinto cosicché la legge è rinviata per tale fatto di 13 mesi, a meno che nel frattempo non si abbiano nuove elezioni.
Si può intanto segnalare il parallelismo esistente tra gli elementi costitutivi del programma di De Valera e il Fascismo e cioè: 1) L’elemento cattolico che si identifica con l’intera nazionalità irlandese, costituisce il presupposto indispensabile nell’enunciazione programmatica di qualsiasi partito al potere. 2) La tendenza socialista, basata nella «Rerum Novarum» di Leone XIII e la «Quadragesimo anno», sviluppatasi ispirandosi in modo effettivo alla legislazione fascista. 3) L’elemento nazionalista che si riconnette alla tradizione Sin Fein.
D’altra parte il Sig. De Valera va sempre piú rivelandosi un dittatore parlamentare e qualcuno vede piuttosto in lui che nel Generale O’Duffy, l’esponente dello spirito e della sostanza del fascismo, pur sotto diversa forma.
Islanda
Il risveglio nazionalista in Islanda, guidato dal Signor Gisli Sigurbjorusson, capo del cosí detto movimento fascista islandese, guadagna terreno. Nei vari centri provinciali le iscrizioni sarebbero notevoli e la classe operaia vi parteciperebbe nella misura del 30%. La direzione del partito mira ad assumere integralmente il potere, ma non esclude di collaborare intanto con i conservatori e con i liberali.
Il signor Sigurbjorusson, che ha studiato in Germania, ove ha probabilmente attinto l’idea di fondare in patria un partito nazionalsocialista o fascista, ha manifestato l’intenzione di recarsi in Italia a studiare le trasformazioni operate dal Fascismo nel campo economico e corporativo.
Lettonia
I «Perkonkrusts» associazione d’estrema destra a tendenze fasciste, hanno compiuto il 17 settembre 1933 il primo spiegamento di forze. Il Signor Celmnis, capo dell’associazione, ha parlato esponendo il programma dei «Perkonkrusts», i quali vogliono che gli interessi dello Stato siano al di sopra dei partiti politici, che essi non riconoscono. Il movimento ammette la proprietà e la iniziativa privata, ritiene tuttavia che il controllo dell’economia deve essere nelle mani dello Stato; propugna la colonizzazione interna poiché solamente l’agricoltura potrà liberare il paese dalla crisi economica; combatte infine il parlamentarismo e vuole un Presidente della Repubblica indipendente dal Parlamento, e che resti in carica cinque anni invece di tre. Distingue due categorie di minoranze; nella prima comprende Lituani e Estoni riconosciuti eguali; nella seconda ebrei, tedeschi, russi e polacchi con i quali i lettoni non desiderano collaborare.
I «Perkonkrusts» hanno dimostrato d’essere bene organizzati e in grande progresso.
Il movimento va prendendo piede nel paese. Infatti, essendo stato convocato il Parlamento in sessione straordinaria per iniziativa dei socialdemocratici, onde obbligare il Governo a prendere misure contro il movimento fascista, il progetto di legge proposto dai socialdemocratici tendente allo scioglimento delle organizzazioni fasciste lettoni, è stato respinto.
Tuttavia il Governo è ricorso ad altro espediente per portare un colpo decisivo al movimento fascista. Il Tribunale di Riga nel febbraio 1934 ha emanato sentenza di scioglimento dei «Perkonkrusts» e della società di sport ed educazione «Tevjas Surgs» che delle prime poteva essere considerata una riserva.
La sentenza contro la quale era stato fatto appello in Senato, funzionante quale Alta Corte di Giustizia, è entrata in vigore nel marzo. Le organizzazioni disciolte si sono trasformate sotto altro nome. Tuttavia una mozione della Saima approvata con 53 voti contro 13 impone al Governo il licenziamento di tutti i funzionari pubblici iscritti ai Perkonkrusts, Tevjas Surgs, Jaunas, Latvias, Legions, tutte associazioni considerate fasciste. Sembra che i provvedimenti relativi saranno adottati con discrezione.
Lituania
In Lituania il Fascismo è largamente conosciuto, può dirsi, senza alterazione; ma tale conoscenza è per azione individuale perché non esistono istituzioni che abbiano il compito di divulgarne i principî. Tuttavia per opera di studiosi di materie sociali e politiche, l’idea mussoliniana penetra in profondità la vita politica lituana: ne sono espressioni il partito Nazionalista, l’attuale Governo, l’organizzazione interna del Partito, i rapporti tra Governo e costituzione, l’accentramento dei poteri Statali.
È poi da notare che a differenza degli altri Stati Baltici, che risentono l’influenza del Nazionalsocialismo tedesco, in Lituania la tecnica e la pratica sono derivazioni italiane pur con gli speciali adattamenti alle condizioni locali. Vi è un gruppo di studiosi che con conferenze e pubblicazioni portano le teorie fasciste a contatto delle masse; si segnalano fra essi il Prof. Tomosciaitis dell’Università di Kaunas, il maggiore Tomkus, specializzato in studi fascisti, il Dr. Kavolis Procuratore dello Stato, il Sig. Navakas, Governatore di Memel ed altre personalità. È stato poi creato a Kaunas l’Istituto di studi politici e sociali le cui pubblicazioni e conferenze hanno per oggetto principale le teorie e gli ordinamenti fascisti, soprattutto l’ordinamento corporativo.
I dirigenti del Partito Nazionalista lituano si sforzano di dare un migliore ordinamento al partito prendendo a modello l’organizzazione fascista.
Il Presidente della Repubblica, Smetona, è Capo del Partito Nazionalista; altra personalità del partito è il Ministro Tubelis che ha tracciato, in una relazione letta a una riunione della Sezione nazionalista di Kaunas, il nuovo programma per la riorganizzazione dell’Unione nazionalista e delle altre organizzazioni nazionaliste. Egli ha detto: «Finora esistevano varie organizzazioni e ciascuna lavorava per conto proprio; esse dovranno ora essere unite in modo da assicurare la piú proficua attività creatrice. Saranno riorganizzate anche le direzioni delle organizzazioni: il principio elettivo sarà abolito, dati i molti difetti e la sua poca utilità. Per assicurare l’unità d’indirizzo, per trasformare il Partito in una forza simile a un esercito, tutti i dirigenti saranno nominati dall’alto. Il Capo della Nazione, attraverso capi subordinati e da lui nominati, porterà la Lituania verso l’unità e l’indipendenza».
Nell’ottobre del 1933 è stato fondato l’Istituto di Scienze Sociali e Politiche che ha per scopo principale «la diffusione della cultura e dell’idealità fasciste». Esso conta trenta membri fra i piú noti nell’alta cultura lettone. Furono tenute conferenze dal Tomens, dal Prof. Jondeika («Il Fascismo in Lituania») e da altri intellettuali di primo piano.
Il Governo lituano ha sciolto i partiti tedeschi Heumann e Sass.
Norvegia
La «Croce di Sant’Olaf» è l’emblema nazionale norvege se assunto da vari movimenti recenti a tendenze fasciste e nazionalsocialiste. Nella primavera 1934 si ha per la prima volta qualche notizia sul partito nazionalsocialista norvegese (Norske Nasjonal Socialistike Arbeiderparti) fondato su modello hitleriano. Ancora piú recente è la «Foedrelandslaget» o Lega della Patria da qualche giornale definita anche «patriottica moderata fascista».
Ma il movimento piú importante è il «Nasjonal Samling» o «Unione nazionale» diretta da M. Quisling, ex ministro della guerra in un gabinetto radicale, ex collaboratore di Nansen nel Comitato di soccorso per gli affamati nell’Unione sovietica. Secondo una dichiarazione riportata dal Petit Parisien di Parigi (6.2.1934) il Quisling crede che «la Società dovrebbe essere cooperativa nello spirito completamente egualitario di tutte le classi».
In questo sentimento di solidarietà Nazionale (Nasjonal solidaritetsfolelse) si basa il fascismo norvegese di St. Olaf che ammette l’iniziativa privata e la libertà di coscienza come chiavi della vita nazionale da difendere contro lo Stato. Lo Stato deve essere la coscienza della Società. Secondo quanto dichiara il Quisling, il fascismo norvegese sarebbe piú vicino a Hitler che a Mussolini. Egli non nega la parentela spirituale tra Norvegia e Germania, ed afferma che anche la civiltà romana deve qualche cosa al pensiero nordico.
Il fascismo di Quisling è stato fondato nel luglio 1933; ha ottenuto 28 000 voti alle elezioni di ottobre di quell’anno, senza però ottenere nessun seggio nello Storting.
Olanda
L’azione fascista in Olanda è stata intralciata e talvolta compromessa dalle divisioni manifestatesi in seno ai diversi gruppi, perdutisi spesso dietro inutili distinzioni ideologiche.
Il gruppo piú importante fu senza dubbio la «Lega generale Fascista Olandese» diretta da Jean A. Baars e fondata nel 1926, che in una intervista ha cosí esposto il suo programma: «Le nostre mete sono state segnate da Mussolini; stato corporativo, rinsaldamento della struttura famigliare, abolizione del parlamentarismo e delle sette segrete, lotta contro il femminismo e ripristino della funzione famigliare della donna». Il Baars tiene ad insistere sulla filiazione spirituale del Fascismo italiano e a marcare la differenza sempre piú accentuata tra il movimento ed il programma nazionalsocialista e quello fascista. Egli, ad esempio, ha rifiutato l’antisemitismo, dissentendo cosí dall’hitlerismo. Agisce verso il popolo.
Altri gruppi sono la «National Unie» e l’«Associazione dei giovani fascisti». Le tendenze fasciste si sviluppano maggiormente nelle classi colte.
Per la necessità di creare fra i diversi movimenti effettivi legami, un’intesa ed un motivo d’azione concorde in un campo di comune interesse, il Sig. Baars, il Sig. Gerretson ed altri influenti membri del partito cattolico hanno proceduto all’esame dei rispettivi programmi, e, riconosciuta l’identità del fine, hanno raggiunto un accordo, fra «Lega Generale Fascista Olandese» (Baars), «National Unie» e «Associazione dei giovani fascisti».
I tre gruppi, pur mantenendo le loro caratteristiche, si impegnano per una azione comune allo scopo di realizzare nel paese i capisaldi della dottrina fascista. L’organizzazione corporativa ha costituito il terreno d’intesa, ed i tre gruppi, nell’azione che intendono svolgere, si presenteranno come «Concentramento corporativo». Su questo terreno sarà assai piú facile ai fascisti olandesi raccogliere l’adesione di quanti – e sono numerosissimi – considerano il programma fascista come l’unico capace di affrontare, con sicurezza di superarle, le difficoltà che compromettono oggi la vita di tutti gli Stati.
Il 19 settembre 1933, il «Concentramento Corporativo» ha tenuto la sua prima riunione pubblica nella sala del Dierentuin gremita da piú di 3000 persone. Parlarono il Dr. Gerretson Presidente della «National Unie», il Signor Jos Mineur, cattolico e presidente «dei Giovani Fascisti Olandesi», e il Signor Baars. Il Dr. Gerretson citò tra gli scopi del suo partito la lotta contro la disoccupazione con metodi fascisti, ponendo fine alla vergognosa elargizione di sussidi ai senza lavoro; concluse dicendo che il fascismo olandese seguirà il temperamento del suo popolo; non sarà pertanto una copia del Fascismo italiano e del nazionalsocialismo germanico.
A causa del divieto entrato in vigore il 18 settembre 1933, di portare uniformi di partiti politici, il «Concentramento Corporativo» ha adottato come distintivo il vecchio segno batavo del battifuoco sacro: il «Vuurslag».
Fra i cattolici olandesi si sviluppano correnti fasciste nonostante l’opposizione dell’alto clero. Sono state diffuse migliaia di copie di proclami ed è in corso un progetto per la creazione di «Gruppi Amici dei Fascisti».
Se il movimento piú anziano, fondato circa otto anni or sono, non fa grandi progressi (il gruppo diretto da Baars, la cui vita privata ha offerto occasione a severe accuse, conta quattromila iscritti e non sembra possa aumentare), sale invece ogni giorno il numero degli aderenti al Gruppo nazionalsocialista Mussert che sono già 25 000, sviluppo che preoccupa cattolici e socialisti i quali domandarono al governo di vietare ai funzionari dello Stato di iscriversi a tali movimenti fascisti, e dopo qualche resistenza ottennero l’inclusione del Gruppo nell’elenco dei «partiti proibiti» che va dall’anarchico al fascista di Baars. Circa 3000 funzionari dovrebbero quindi uscire dal Gruppo Mussert e fra questi lo stesso Mussert che è ingegnere addetto al Ministero dei LL. PP.
Il partito del Mussert è «nazionalsocialista» soltanto di nome: esso prese tale denominazione soltanto per differenziarsi dagli altri gruppi, quelli dell’Haighton e del Baars, sorti prima del suo. Il Mussert ha sempre affermato, ed afferma nei discorsi e nella stampa, che ha chiamato il suo partito «nazionalsocialista» soltanto perché ha due scopi precisi: quello nazionale e quello sociale, ma esso non deriva in alcun modo da quello di Hitler, bensí dal Fascismo di Mussolini. Circa tre anni fa, infatti, durante un suo viaggio in Italia, si fece in lui strada la convinzione che i Paesi Bassi dovevano seguire l’esempio italiano e, rientrato, formò il primo nucleo.
Oggi il Mussert mette alla base della sua azione:
- 1) Lotta senza quartiere contro i partiti rossi, nella persuasione che comunismo e socialismo potranno essere definitivamente debellati soltanto quando la maggioranza delle Nazioni avrà abbracciato il Fascismo.
- 2) Rafforzamento in Olanda dello spirito nazionale e di espansione nazionale, morfinizzato dal socialismo.
- 3) Lotta contro l’individualismo olandese, e creazione di una vera effettiva unità della nazione al di fuori delle religioni che saranno tutte egualmente rispettate.
- 4) Adozione e, appena possibile, applicazione, dello Stato Corporativo Italiano.
- 5) Nessuna politica di razza. In tale problema, adozione dei principî di Mussolini.
- 6) Politica estera coraggiosamente nazionalista. Difesa ad ogni costo dell’indipendenza morale e materiale dei Paesi Bassi e delle loro colonie.
Mussert è uomo sulla quarantina, di bassa statura, pieno e roseo; tipicamente olandese. È inesperto delle lotte e degli intrighi politici. Fa proseliti piú con la sua onestà, con la sua fede assoluta, che con sistemi reclamistici. La sua oratoria non è brillante, ma chiara, incisiva. Ha dato ai suoi l’antico motto dei galeoni olandesi: «Hou zee»! A Noi il mare! Nutre ammirazione per Mussolini. La sua azione si inspira a Roma: tuttavia lo studio di alcune realizzazioni tedesche gli è stato utile per l’affinità tra tedeschi e olandesi. Egli ha certo avuto qualche scambio di idee con uomini rappresentativi del Reich. Agli equivoci originati in molti dalla denominazione di partito «nazionalsocialista», egli risponde che se ne rende conto, ma che era ormai di ragione pubblica che il suo gruppo è nazionalista olandese, fascista e non hitleriano.
Tutto ciò non evita mai le accuse di essere diretto e magari sovvenzionato da Berlino, accuse che se pure smentite possono gettare un’ombra sul suo programma di indipendenza assoluta e di nazionalismo ad oltranza. I suoi rapporti col partito hitleriano sono buoni, ma tali sono divenuti soltanto dopo che Berlino si è reso ben conto che il Mussert vuol fare da sé e non tollera suggerimenti o influenze.
Quel che piú colpisce nel Mussert è la sua fede e insieme il fatto che egli è stato finora il solo ad affrontare il problema dell’unità degli spiriti dinanzi alla grandezza e al progresso della Nazione. Nessuno, finora, né il Baars né il Gerretson, avevano osato porre il fascismo come un problema di unità. Oggi la principale preoccupazione del Mussert è il possibile divieto del clero ai cattolici di aderire al movimento fascista. Né Mussert se ne preoccupa per quelle migliaia di aderenti che potrebbe perdere, ma perché esso colpirebbe gravemente il suo sogno unitario, provocando la formazione di un aggruppamento fascista protestante e di un aggruppamento fascista cattolico. Un ritorno cioè alle divisioni e suddivisioni, che giustamente il Mussert giudica il maggior pericolo per l’Olanda nel difficile momento attuale. Con ogni mezzo il Mussert vorrebbe evitare provvedimenti che allontanassero da lui i cattolici. Vorrebbe agire a Roma, a mezzo di un suo influente gregario parente del Generale dei Gesuiti, per far comprendere quale rispetto egli abbia per la religione cattolica (egli è figlio di madre cattolica), come dal trionfo del Fascismo in Olanda il cattolicismo trarrà nuova forza, e per quanto vili e false siano le accuse di qualche nemico, di mantenere rapporti con la massoneria.
È interessante, per la sua esuberanza, il programma di politica estera che il Mussert accarezza in se stesso ma del quale parla con ogni prudenza. Egli si dichiara addolorato di vedere la odierna politica estera del Governo orientarsi di nuovo verso la Francia. Per lui la Francia è il solo vero nemico dell’Olanda contro il quale occorre lottare instancabilmente. «Oggi, egli dice, la Francia dominando il Belgio, è il vero nemico alle nostre frontiere. Il mio partito non dimenticherà mai con quali arti la Francia si adoperò durante le trattative di pace per fare attribuire al Belgio una parte del nostro Limburgo».
Il Mussert vorrebbe che l’Olanda fosse pronta moralmente e militarmente per qualsiasi evenienza, in grado di approffittare di qualsiasi evenienza. Il suo programma massimo, che si riallaccia al programma ideale panerlandese, contempla nel futuro il ritorno ai Paesi Bassi delle provincie fiamminghe, l’abbandono alla Francia delle Provincie vallone. Il Congo, dato l’enorme Impero Coloniale francese, dovrà insieme alle provincie fiamminghe passare all’Olanda. Circa lo sfruttamento del Congo l’Ing. Mussert ha fatto accenni alla politica di un’intima collaborazione italo-olandese.
Il movimento del Mussert sembra avere un valore effettivo. Lo dimostrano se non altro il timore con cui guardano ad esso gli stanchi tradizionali partiti olandesi, gli attacchi disordinati e continui che gli portano, e anche l’atteggiamento di quegli elementi francesi e filofrancesi che cercano di minarne l’efficienza diffondendo in mala fede la voce che Mussert è una creatura di Hitler, e quindi anziché galvanizzare l’indipendenza del Paese tende ad asservirlo alla Germania.
Indie Olandesi
A Batavia si è formato un gruppo di simpatizzanti fascisti e di ammiratori del Regime Italiano. Essi si propongono di assicurare la libertà di Giava sotto un Governo Monarchico Costituzionale e di creare una Lega di monarchici indipendenti dell’Arcipelago Indiano.
Per cause non ancora bene accertate, fra le quali non sarebbero escluse questioni private, e per pressioni della maggioranza, il Presidente della Lega Generale dei Fascisti Olandesi, Baars, è stato costretto ai primi d’aprile 1934 a dare le dimissioni; lo ha sostituito M. R. Brinkgreve ciò che, si crede, indebolirà ancor piú l’organizzazione già minacciata da scissioni interne.
Panama
Nel 1931 venne fondata la «Reserva Nacionalista», associazione di giovani panamegni, con carattere patriottico nazionalista, che però cessò di esistere al principio del 1932. Durante le attività di detta associazione il Sig. Tapia Collante che fu uno dei capi, continuò a studiare il movimento fascista cercando di dare all’Associazione stessa un indirizzo in tal senso.
Scioltasi la «Reserva Nacionalista» nel luglio del 1932 con un gruppo di circa 50 panamegni venne fondata «La Union de Defensa Nacional» associazione ad intonazione fascista che lavora intensamente per fondare un vero e proprio partito.
Attualmente il Sig. Tapia Collante è il «Capo» della Union de Defensa Nacional e dirige pure il «Siglo xx°» un giornale di modesta tiratura organo di propaganda dell’associazione stessa.
Il nuovo partito si vale per la propaganda dei migliori elementi che, essendo impiegati del Governo, dispongono di masse operaie ed agricole. Il partito ha iniziato la pubblicazione di due giornali: la «Tribuna» a Panama, e «Escipion» a Colon.
Il Signor Gonzalo Tapia Collante è figlio del Ministro dell’Agricoltura e Opere Pubbliche e studiò a Roma quando il padre era Segretario della Legazione del Panama presso il Quirinale.
Perú
Nel febbraio 1934 il Presidente Dr. de la Riva Aguiero, in occasione dell’inaugurazione della Fiera Italiana del libro, ha pronunciato un discorso di esaltazione del Fascismo e dell’opera di S. E. il Capo del Governo, invocando il risveglio dei latino-americani dal «vergognoso sopore». Questa frase ha provocato vivaci proteste dell’Alleanza Nazionale composta dei partiti socialdemocratici e del gruppo indipendente del Congresso.
Col nome di «Partito Fascista – Sesta Internazionale dell’Unione delle Destre» si è formato un movimento che fa capo a Temistocle Vallejo, Segretario Generale, il quale dirige anche la «Cellula peruviana di Lima». Il livello di cultura dei componenti è scarso e per ora il movimento non presenta caratteri di serietà. Esso si proporrebbe di estendersi a tutta l’America Latina, di convocare a Lima un congresso internazionale delle Destre Fasciste e di combattere le sinistre «apriste».
Polonia
A Katowice il «Movimento radicale di Rinnovamento» raduna 5 000 membri che indossano camicie azzurre con bracciali su cui è ricamata la spada del Re Boleslao il valoroso, sormontata dalle lettere R.R.U. (Radykalny Ruch Uzdrowienia). Il capo è Giuseppe Kowal, detto Lipinski, perché nato a Lipina. Organo del movimento è il giornale: «Il fronte della Polonia risvegliata», che esalta Pilsudski e Paderewcski. Il movimento nutre ammirazione pel fascismo, è antisemita, senza essere razzista e si orienta contro la grande industria.
Un comunicato da Varsavia del 19 aprile (Tribuna 20.4.1934) annuncia che il primo partito fascista polacco è stato fondato da un gruppo di giovani staccatisi dal partito nazionaldemocratico per fondare un gruppo detto Campo radical-nazionalista. La nuova organizzazione chiede una piú decisiva azione politica.
Portogallo
In Portogallo è sorta un’Associazione politica detta delle «Camicie Azzurre» ispirata alla dottrina fascista. Hanno tenuto recentemente adunata ad Oporto. In seguito a torbidi scoppiati, è stato arrestato nell’agosto 1933, Manuel Silva, Capo delle Camicie Azzurre. Ma l’idea fascista fa progressi nella Repubblica.
Il 17 gennaio 1934 il Presidente del Consiglio Salazar ha pronunciato un discorso nel quale ha detto che lo Stato Portoghese deve essere riorganizzato, in via costituzionale, come una Repubblica Corporativa, tenendo conto degli interessi materiali, intellettuali e morali della Nazione. «Invece di essere diretta da governanti, la vita economica della nazione sarà guidata da organizzazioni corporative che sopprimeranno la plutocrazia. Il denaro sarà il servo del lavoro, non viceversa».
Nel febbraio 1934 è stata inaugurata solennemente al Teatro San Carlo di Lisbona la nuova Associazione studentesca portoghese (Associacao Escolar Vanguardia) che, sorta ad imitazione dei G.U.F., si propone di svolgere la sua attività tra l’elemento studentesco, ingaggiando decisamente la battaglia contro il comunismo e la massoneria. La cerimonia ha assunto un carattere di notevole importanza per la presenza del Capo del Governo, dott. De Olivira Salazar, di altri membri del Governo e delle Rappresentanze delle Università di Lisbona, Coimbra ed Oporto alle quali è stato consegnato in forma solenne il nuovo gagliardetto.
Hanno pure assistito, espressamente invitati, i Ministri d’Italia e di Germania e una rappresentanza del Fascio italiano di Lisbona, pregata di intervenire in camicia nera.
La manifestazione si è svolta in un’atmosfera di caldo entusiasmo, tra vibranti acclamazioni che hanno sottolineato i passaggi piú notevoli dei discorsi del Presidente della nuova Associazione e del Capo del Governo. La gioventú portoghese ha ripetutamente inneggiato al Duce e all’Italia nuova.
Entusiastici evviva partirono dalla folla all’indirizzo dell’Italia quando il Segretario della propaganda nazionale parlò dell’opera del «Grande Mussolini» mentre il Presidente del Consiglio Salazar dette il segnale dell’applauso. Il nome di Hitler passò sotto silenzio. L’organo del movimento giovanile è il giornale «Avante» che conduce vibrate campagne antimassoniche.
Romania
Il movimento delle «Guardie di Ferro» nacque il 24 giugno 1927 con la Legione che si intitolò all’Arcangelo Michele. Il 1º agosto 1927 si pubblicò «La terra degli Avi»; nel 1929 si ebbe la prima riunione politica, e il 1º giugno 1931 il movimento ha partecipato alle elezioni in 17 distretti senza risultati positivi. Nel 1932 i legionari ottenevano alle elezioni generali 70 000 voti e 4 mandati, e controllavano 17 giornali.
La «Guardia di Ferro» è organizzazione basata sulla disciplina di tipo fascista; «retta da un nazionalismo puro, vuole svegliare le energie della nazione, difendere gli altari della chiesa, fare scudo al trono, e ricostruire la nazione». Agisce per mezzo di «nidi» nei villaggi sotto il controllo di un capo-legione.
I deputati legionari versano due terzi dello stipendio al partito. Essi sono a completa disposizione del capo e se occorre debbono dormire nelle caserme dei legionari, dove vi sono giacigli gratuiti e semi gratuiti per gli iscritti poveri.
Nel novembre 1933, l’On. Eugenio Coselschi, quale Presidente dei Comitati d’Azione per l’Università di Roma, si recò a Bucarest dove tenne conferenze di cultura fascista e prese contatto con l’organizzazione delle «Guardie di Ferro». Al momento della partenza le «camicie verdi» consegnarono all’On. Coselschi 156 messaggi firmati contenenti espressioni d’omaggio a S. E. il Capo del Governo, ammirazione per il Fascismo e per l’Italia, affermazioni d’identità di vedute nella lotta contro il comunismo e la socialdemocrazia, esortazioni a non coltivare l’amicizia con l’Ungheria, a combattere gli ebrei e a non indurre la Romania a cedere nemmeno un palmo di legittimo territorio. Una forte corrente delle «Guardie di Ferro» nutre sentimenti di odio contro l’«imperialismo e panslavismo» della Jugoslavia.
È da segnalare qualche contatto tra il Fascismo delle «Guardie di Ferro» e il «cusismo» movimento antisemita capeggiato dal Cusa discendente dal Principe Alessandro che nel 1859 fu eletto Principe di Valacchia e Moldavia. Il Cusa ha ormai 75 anni e i suoi seguaci unicamente dediti alla propaganda antisemita, si orientano verso Hitler e avrebbero ricevuto sussidi dalla Germania. Essi portano la «camicia azzurra» con la croce uncinata ed usano altri emblemi hitleriani.
Qualche propaganda hitleriana e antisemita penetra attraverso i «cusisti» nelle file delle «Guardie di Ferro», ma è opinione generale che il movimento cusista si estinguerà presto e che i migliori elementi verranno assorbiti e inquadrati dalle camicie verdi che hanno un senso mistico e idealista di tipo squadrista.
Le «Guardie di Ferro» sono contro ogni corruzione politica, ogni degenerazione democratica. Esse contano 100 000 iscritti con 10 000 squadristi «pronti a tutto», i quali prestano un giuramento in tre tempi, dopo difficili prove. Il terzo giuramento lega definitivamente alla volontà del Capo e viene prestato in ginocchio sopra un sacchetto che contiene terra tratta dalle tombe sacre dei grandi eroi romeni. Patrono protettore della Legione delle «Guardie di Ferro» è l’Arcangelo Michele la cui immagine campeggia nella casa delle Camicie Verdi insieme al ritratto di Mussolini.
Il Capo Codreanu è stato assolto dall’imputazione di aver ucciso un poliziotto che lo aveva insultato. Questo episodio fa ritenere che la Magistratura abbia forti simpatie pel movimento.
Nelle istruzioni ai legionari delle «Guardie di Ferro» la questione ebraica romena è definita nei seguenti termini: «Il problema ebraico, visibile solo nella metà settentrionale dello Stato, invisibile ma esistente anche nell’altra metà, costituisce per la nazione romena il piú grande pericolo che abbia conosciuto dal principio della storia fino ad oggi. Il legionario è il solo in grado di risolvere questo problema cui egli guarda con coraggio e con serietà, e che risolverà un giorno insieme con la soluzione di altri problemi dello Stato che s’impongono oggi con altrettanta necessità».
Subito dopo la costituzione del Gabinetto Duca (14 novembre 1933), il Governo decretava lo scioglimento dell’organizzazione. Il provvedimento, preso alla vigilia delle elezioni, colpiva gravemente il movimento, costringendolo a ritirare i propri candidati, mentre esso contava di portare da quattro ad almeno dodici i propri seggi. La misura sembra sia stata voluta da Titulescu, ma la responsabilità fu attribuita al Duca, contro cui si rivolsero gli odi degli aderenti. Il 29 dicembre 1933, alla stazione di Sinaja, il Presidente Duca rimaneva vittima di un attentato ad opera di un giovane studente, membro di una disciolta organizzazione antisemita. Le repressioni che seguirono all’assassinio, attribuito alle «Guardie di Ferro», di cui numerosi capi furono arrestati, costrinsero alla fuga il Codreanu, il quale per ben tre mesi è riuscito abilmente a sottrarsi all’arresto. Alla fine però egli ha compiuto il nobile gesto di presentarsi spontaneamente col proprio avvocato e di costituirsi.
Gli imputati erano 52 divisi in quattro gruppi a seconda della gravità dei capi d’accusa e il dibattito giudiziario davanti al Tribunale Militare ebbe la piú alta importanza politica. Tre imputati, e cioè l’autore materiale dell’attentato e due studenti suoi complici, furono condannati all’ergastolo a vita, gli altri 49 vennero assolti tra cui Codreanu. L’assoluzione fu interpretata come un irreprovabile scacco per il Governo liberale che ne fu assai scosso. Lo scioglimento delle «Guardie di Ferro» è stato stigmatizzato da numerosi autorevoli testimoni al processo come atto arbitrario e illegale suggerito o imposto da influenze straniere. L’atteggiamento sereno del Tribunale Militare che non si fece influenzare da pressioni governative è stato notato nel Paese, e le correnti di destra simpatizzanti per il Fascismo sembrano rafforzate.
Tra gli accusati appartenenti alle Guardie di Ferro, il Generale Cantacuzeno è stato prosciolto. Appena terminato il processo e riavuta la libertà il vice-capo delle «Guardie di Ferro» ha sfidato tre soci di un elegante circolo di Bucarest che avevano proposto la sua espulsione «per indegnità». Nonostante la sua tarda età il generale battutosi con uno di essi, lo ha ferito con una sciabolata. Dopo questi fatti, nuovi commenti sono ispirati a maggiori e piú numerose simpatie per le «Guardie di Ferro». Circola inoltre la voce che il Re protegga il movimento per sbarazzarsi del partito liberale tuttora al potere e condannato a sparire.
Siria
I sistemi fascisti si sono diffusi in questa parte dell’Oriente arabo. La «Lega dell’Azione Nazionale» ha nominato un comitato di uomini illustri con l’incarico di studiare l’ordinamento fascista e di fondare un partito fascista arabo che avrà come emblema la camicia «Verde». È molto probabile che i «Boy Scouts» della Siria siano aggregati a questo partito fascista.
La Lega dell’Azione Nazionale ha inviato alcuni suoi membri nei paesi arabi vicini per indurre la gioventú araba, del Libano, dell’Irak e della Palestina, ad assistere al congresso che dovrebbe aver luogo in località finora non determinata, per occuparsi specialmente dell’attuale situazione politica della Siria, ed elaborare un programma di unione dei paesi arabi contro la colonizzazione delle Potenze imperialistiche.
Le autorità ostacolano molto la convocazione di tale congresso. Il «Falastin» di Giaffa (quotidiano nazionalista arabo indipendente) del 25 agosto 1933 sotto il titolo: «Il fascismo arabo e il fascismo occidentale», descrive le origini e le cause determinanti del fascismo in Europa, ed afferma che scopo principale del regime fascista è quello di por fine alle lotte e alle rivoluzioni sociali. Ma mentre in Europa il regime fascista fu creato per reprimere le violenze, in Oriente invece i promotori dell’idea fascista si propongono di scuotere dal torpore i capi del movimento nazionalista arabo e di intraprendere un’attiva azione politica.
Il «Giamia Al Islamia» di Giaffa (organo del comitato esecutivo del congresso panislamico) del 28 gennaio 1933, afferma che la maggior parte dei Paesi Europei incomincia ad abbandonare il regime democratico e si sente attratta dall’idea fascista. Il giornale raccomanda ai popoli orientali di servirsi della dottrina fascista unicamente per il conseguimento della propria indipendenza, per la glorificazione del passato e per la mutua cooperazione avvenire.
Spagna
Hanno orientato il Paese verso il Fascismo le dichiarazioni dell’ex Presidente delle Cortes, il socialista riformista Besteiro, intese a propugnare una profonda trasformazione del Paese conferendo al socialismo, mediante la creazione di un nuovo organismo corporativo, un senso e un contenuto costruttivo.
Tale organismo dovrebbe avere funzioni di iniziativa e consultive, e successivamente legislative attraverso una legale riforma costituzionale.
Dice il Besteiro che questa «sarebbe una vera rivoluzione». Il movimento ha assunto il nome di «Falange Española» che ha intensificato la campagna fascista sul giornale F. E.
Articoli come: «La muerte es un acto de servicio» (pag. 10 del n. 5 febbraio 1934) e «Los Martires Inocentes» (pag. 12 id.) denotano come si vada facendo strada lo spirito d’azione. Primo De Rivera figlio del defunto dittatore, si rende interprete in Parlamento, nei Comizi pubblici e sulla stampa di queste nuove correnti.
Il fascismo spagnuolo ha proseliti specialmente tra i giovani universitari. Tra gli scrittori Gimenez Caballero s’è dato allo studio e alla propaganda delle dottrine fasciste. È di lui la bella frase: «Mussolini ha già acquistato quanto di piú eccelso si possa raggiungere colla politica nella storia: la patriarcalità, il significato di padre».
A Barcellona, nel gennaio 1934, la «Falange Española» ha intensificato la propaganda tra gli Ufficiali dell’Esercito e gli Agenti del «Cuerpo de Seguridad» e «Guardie de Asalto», distribuendo manifesti segretamente stampati, in cui si invitano tanto gli operai a non ostacolare l’avvento dello Stato Fascista che offrirà loro lavoro ben remunerato e miglioramenti sociali, quanto le autorità ad aiutare l’avvento del nuovo ordine di cose.
Nei primi mesi del 1934 vi furono parecchi conflitti di piazza tra fascisti e antifascisti con vari feriti, e l’assassinio di un giovane fascista venditore del giornale F. E. della «Falange Española».
Nel febbraio 1934 si verifica l’unione, già da tempo allo studio, della «Falange Española» con la «Giunta di offensiva Nazional-sindacalista (J.O.N.S.)» costituendo un nuovo partito sotto la denominazione di «Falange Spagnuola della JONS». Il programma che viene pubblicato nella stampa si compendia nelle parole: Difesa dell’Unità della Patria, antimarxismo, antiparlamentarismo e rivoluzione economica a favore dei contadini, degli operai e dei piccoli produttori.
La fusione di questi due gruppi fascistizzanti, capitanati rispettivamente da José Antonio Primo de Rivera e dal giovane Professor Ledesma Ramos, pare sia stata imposta oltre che da motivi di comunanza di ideali, anche da necessità economiche derivanti dagli scarsi mezzi finanziari di cui tali associazioni dispongono per la loro propaganda.
Il movimento fascista spagnuolo ha avuto immediate ripercussioni fra le collettività della zona di Tangeri e nei centri piú popolari del nord Marocchino, dove, sotto il nome di «Falange Española» vanno organizzandosi, piú o meno clandestinamente, i primi nuclei di Fasci di combattimento. Il Fascio tangerino, che conta circa 300 soci dell’elemento migliore della collettività, ha lanciato un manifestino in cui sono indicati lo statuto e le finalità del movimento tendente «all’abolizione di ogni forma di parlamentarismo, alla creazione di un governo autoritario, all’abolizione della lotta di classe e alla creazione di uno Stato unitario, eliminando tutte le forme di regionalismo».
Le tendenze naziste spagnuole si volgono invece ai cattolici non liberali ed il loro organo è «El Debate» di Madrid sul quale influiscono elementi tedeschi.
I primi di aprile all’uscita dal Tribunale di Madrid dove si era recato a testimoniare una causa fascista, il De Rivera fu ferito da due petardi lanciati contro la sua automobile. Gli aggressori affrontati dai fascisti sopravvenuti, si dettero alla fuga.
Stati Uniti
Il movimento delle Camicie d’Argento è impostato su principî d’ispirazione fascista. Ne è capo William Dudley Pelley, americano d’origine irlandese, che si dichiara «contro le corruzioni del bolscevismo e del liberalismo». Il movimento afferma la necessità di radicali mutamenti nella costituzione politica ed economica da attuarsi con mezzi legislativi. Industria, agricoltura e commercio dovrebbero essere controllati dallo Stato, la proprietà privata rispettata ma coordinata ad interessi nazionali, la stampa posta a servizio della comunità. La lotta deve essere dichiarata al capitalismo internazionale.
Il movimento agli inizi del 1934 era in decadenza e in febbraio poteva dirsi tramontato. Esso fu screditato dai dirigenti sospettati di volerlo sfruttare col vendere stoffe per la confezione delle speciali camicie d’argento.
Nel febbraio 1934 si è costituito nelle Filippine un movimento giovanile con programma molto simile a quello fascista, a capo del quale si trova Manuel Roxsas, e che ha adottato il saluto romano.
All’inizio del 1934 negli Stati dell’est e del sud, sopratutto sulle coste del Pacifico, sotto il nome di «Giovani Guardie» sono stati formati, in seno ai partiti democratico e repubblicano, gruppi di uomini e di donne dai 20 ai 40 anni, per «porre il bene pubblico al disopra di ogni considerazione di partito». Negli Stati del Centro e del Nord ovest l’idea guadagna terreno.
Una milizia stradale, con compiti analoghi a quelli della milizia fascista, è stata creata da alcuni enti privati.
Sud Africa
Secondo la «Morning Post» il movimento fascista nel Sud Africa guadagna terreno specialmente nell’elemento boero. Le forze del movimento fascista nella Colonia del Capo, sarebbero molto superiori a quanto si creda.
Da qualche tempo esiste una milizia portuale e ferroviaria sotto il nome di «guardia nazionale».
Svezia
Per iniziativa del Sig. Gunar Dahlin, ex-redattore del giornale «Fäderneslandet», si è costituito a Stoccolma, il 13 giugno 1933, un partito nazionalsocialista. Una frazione di questo nuovo gruppo politico ha già formato una sezione dissidente, di cui è capo un certo Sig. Lindholm. Il movimento ha ancora importanza secondaria e di recente ha perduto la popolarità del primo momento.
D’ispirazione fascista è un programma stradale e di lavori pubblici per dare lavoro ai disoccupati e lottare contro la crisi.
Nel febbraio 1934 si è formata intanto l’Associazione della giovinezza nazionale, con elementi del partito conservatore diventati autonomi, sotto la direzione del Colonnello Estroem. Il movimento ha tendenze dichiarate fasciste, ma l’emblema è la croce uncinata, diversa da quella tedesca, col simbolo scandinavo del Sole.
Le tre frazioni del movimento intitolate ai capi: Lindholm, Furugaard e Estroem risultano però in strette relazioni col nazismo tedesco. Piú intime di tutte sarebbero proprio quelle che corrono fra la frazione Estroem e la Germania. In realtà questa frazione sarebbe diretta dal Conte Von Rosen, cognato di Goering, secondo quanto ha informato il deputato Karl Kilbom, comunista, redattore capo del giornale svedese: Jolkets Dajblad.
Il Colonnello Estroem però è popolare; ha preso parte alla guerra finlandese ed estone contro il bolscevismo, ed ha prestato servizio nella gendarmeria persiana; molti ufficiali dell’esercito lo seguono.
Il Governo ha dichiarato di voler difendere lo Stato democratico contro ogni tentativo di trasformazione.
Svizzera
Il Fascismo svizzero è all’inizio della sua attività; ne è Capo il Colonnello Arturo Fonjallaz, Comandante delle Heimwehren; organo del movimento è il «Fascista Svizzero» (Der Schweizer Fascist), di cui è uscito il primo numero, in 50 000 esemplari, il 12 ottobre 1933. Il giornale sarà settimanale e stampato in due edizioni, una in francese edita a Losanna, e una in tedesco edita a Zurigo. Il primo numero, inviato a tutte le personalità del mondo politico, industriale e sociale, contiene il programma del partito, gli scopi del fascismo e il programma dell’«Associazione per l’universalità di Roma». Contiene inoltre un breve accenno alla nazione Svizzera fondata sul campo di battaglia di Sempach, destinato a far comprendere quale posizione netta assuma il fascismo di fronte all’Anschluss.
Il movimento diretto dal Colonnello Fonjallaz, con la collaborazione del Sig. Rezzonico, ha preso nome di «Fasci della Svizzera Italiana», ed ha sede principale a Lugano: nel febbraio 1934 contava 300 iscritti. Alla fine del 1933 una delegazione del partito fascista svizzero presieduta dal Colonnello C. Fonjallaz, e composta dei signori Bader ed Helmer si è recata a Roma ed è stata ricevuta da S. E. il Capo del Governo.
La «Gazzetta di Losanna» difende i Fasci del Ticino dall’accusa d’irredentismo, ma critica la simpatia e l’ammirazione che essi dimostrano per il sistema governativo di uno Stato straniero.
A metà gennaio 1934 i Fascisti svizzeri, capitanati dall’Ing. Rezzonico, si riunirono in un locale pubblico a Melide, a pochi chilometri di distanza da Lugano, per procedere alla fondazione di una sezione in quella località. Il 24 gennaio 1934 fu inaugurata a Locarno la sede locale dei fascisti ticinesi con la partecipazione dei fascisti di Lugano. Nella notte una comitiva di alcuni sovversivi e facinorosi si abbandonarono a manifestazioni ostili. L’Ing. Rezzonico, capo del Fascismo Ticinese, che si trovava a Milano durante gli incidenti, venne fermato dalla polizia a Chiasso e tradotto a Bellinzona, dove, dopo un lungo interrogatorio da parte del Pubblico Procuratore, venne rilasciato a tarda ora.
Il Fonjallaz in una riunione a Zurigo ha preso contatto con Helmer, capo delle Heimwehren e Huni, uno dei dirigenti hitleriani del «fronte nazionale», col proposito di combattere la massoneria ciò che ha provocato qualche dissenso nelle file fasciste di cui è esponente il Rezzonico, il quale pensa che l’azione contro la massoneria è destinata ad insuccesso se non è ben diretta.
Secondo il Rezzonico occorrerebbe che l’Helmer con le Heimwehren si unissero al Fascismo accettandone in pieno la disciplina e il programma, e il pericolo maggiore risiederebbe nella stampa controllata dalla massoneria che denuncia i fascisti come traditori della Patria.
In seguito all’azione fascista nel Canton Ticino il partito liberale si è scisso con l’espulsione degli elementi di sinistra, e si è delineata una tendenza ad un accordo liberale-conservatore per fronteggiare i socialisti. I fascisti ticinesi hanno protestato contro il progetto di legge d’ordine pubblico poi respinto dal referendum popolare che intendeva limitare la libertà di riunione e vietava il porto d’armi, esponendo cosí i fascisti ad aggressioni isolate.
Intanto nel gennaio 1934 si è formato a Milano il primo Fascio svizzero sotto la Presidenza di Otto Büehler, presidente della Camera di Commercio svizzera di Milano. Per la Lombardia è stato nominato rappresentante dei Fasci Svizzeri il Sig. Arrigo Giambonino. Alla riunione presero parte il Colonnello Fonjallaz e il suo braccio destro Nino Rezzonico. Tale iniziativa ha avuto la piú vivace ripercussione nella stampa elvetica.
È stato posto in luce che il Ministro di Svizzera a Roma ha fatto di tutto per scongiurarla, nonché il timore che i fasci svizzeri in Italia dividano le colonie elvetiche e ne pongano una parte contro le autorità diplomatiche e consolari. È stato anche criticato: «l’intervento di cittadini svizzeri negli affari interni dell’Italia». Il 24 gennaio 1934 la «Nouvelle Société Helvetique» che raggruppa gli svizzeri in Italia e in Germania ha diramato da Berna una vibrante circolare ponendo in ridicolo il tentativo del Fonjallaz.
Malgrado tutto ciò, un secondo Fascio Svizzero si è costituito a Firenze e nel gennaio 1934 se ne è costituito un terzo a Roma, composto di elementi elvetici residenti nella capitale. La propaganda fascista si intensifica anche a Bologna e nell’Emilia con appelli antimassonici diretti dai dirigenti svizzeri ai connazionali residenti nella regione.
Il Signor Tomarkin incaricato dell’organizzazione nell’Italia centrale e meridionale, ha affermato nella sua seduta costitutiva, il valore universale dell’idea fascista, che ha dinanzi a sé una meta sicura e che il fascismo svizzero vuole muoversi nell’ambito della Costituzione elvetica e giungere al potere per risolvere la situazione politico-economica creata dal sistema parlamentare odierno.
Dopo la lettura di un telegramma augurale dell’Ing. Rezzonico, Vice Capo della Federazione fascista svizzera, è stato compilato un ordine del giorno in cui è fra l’altro detto che il Fascismo svizzero è «fascismo mussoliniano nel senso romano».
In seno al Fascismo Ticinese l’opera del Rezzonico è stata però oggetto di critiche e ha prodotto qualche impressione la spiegazione data sulla stampa della necessità dei fasci svizzeri in Italia, dove gli svizzeri «possono cosí meglio tutelare i propri interessi economici e ottenere migliore considerazione». Tale spiegazione materialista di un movimento che dovrebbe ispirarsi a piú alti ideali ha provocato una crisi nelle cariche direttive.
A proposito della costituzione di Fasci svizzeri in Italia la «Tribune de Lausanne» rileva che le colonie svizzere all’estero non hanno nulla da guadagnare arruolandosi sotto bandiere politiche di partiti; ma a proposito di una deliberazione del Consiglio Federale che disapprova la costituzione di questi gruppi, il giornale fa un confronto con la tolleranza che viene usata verso i comunisti svizzeri organizzati all’estero, e gli stranieri organizzati in Svizzera che prendono apertamente ordini da Mosca senza essere disturbati. Analogamente si esprime il «Luzerner Tageblatt».
L’architetto Fischer organizza in Svizzera il «nazionalsocialismo» ma sembra che il movimento fascista abbia nei confronti di quello nazista terreno piú libero, e che mentre il reclutamento procede bene per il primo, non resta al secondo che l’assorbimento dell’elemento oriundo del Reich e dei pochi svizzeri assimilabili, mentre la maggioranza elvetica è irritata per i metodi nazisti seguiti in Austria e teme un sistema di «Comitagi» tedeschi.
Circa le formazioni hitlero-svizzere sorte in Germania, il corrispondente berlinese della «Neue Zürcher Zeitung» dice che si tratta piú precisamente di una sezione d’assalto creata in seno alla sezione nazionalsocialista di Berlino-Brandeburgo, che secondo il suo capo, lo svizzero May, si proporrebbe di combattere la corruzione politica della Svizzera e soprattutto la massoneria e il giudaismo suo alleato. Data l’opposizione del Governo, il Sig. May intende muovere dalla Germania, dopo seria preparazione, all’assalto delle posizioni svizzere. Egli si propone inoltre di effettuare una intensa propaganda tra le colonie svizzere di Danzica, delle città Anseatiche, dello Sleswig, del Mecklemburgo, dell’Oldemburgo e di Hannover, anche a mezzo di conferenze che sarebbero tenute dal Fischer.
La stampa svizzera prevede che verrà fatalmente a crearsi un dualismo fra fascisti e nazionalsocialisti svizzeri e si domanda se gli autori di questa impresa si rendono ben conto della delicatezza estrema della situazione nella quale si troveranno un bel giorno i fascisti svizzeri d’Italia di fronte al Fascismo italiano, ed i Nazi svizzeri di Germania nei riguardi delle camicie brune.
D’accordo con le Legazioni svizzere a Roma e a Berlino, i Consolati svizzeri in Italia e in Germania hanno diretto ai concittadini stabiliti nei due Stati una circolare per sconsigliarli di aderire alle organizzazioni fasciste di recente creazione. L’adesione a tali organizzazioni, è detto nella circolare, sarebbe inopportuna e di natura tale da portare la discordia in seno alle colonie svizzere all’estero.
Tuttavia parallelamente a questa azione delle autorità Diplomatiche e Consolari, nel gennaio 1934 è stato reso pubblico un progetto legislativo che dovrà essere discusso in seno al Gran Consiglio Cantonale e col quale il Governo intende far riconoscere nel Cantone di Friburgo le organizzazioni corporative, cui sarà affidato il compito di promuovere e salvaguardare gli interessi materiali e sociali dei diversi corpi e gruppi professionali.
Intanto il giornale del fronte nazionale «Die Front» di Zurigo sarà quotidiano dal 1º aprile, e qualche tempo fa un altro organo del fronte nazionale «Grenzbote» era già diventato quotidiano. Questi fatti stanno a testimoniare della crescente potenza dei frontisti e i progressi del fascismo in Isvizzera. I mezzi si sono rafforzati per combattere l’attuale stato di cose, per una piú valida propaganda e per una nuova costituzione corporativa.
Ungheria
I tre gruppi socialnazionalisti ungheresi in contrasto fra loro sembrano volersi unificare. L’atteggiamento del conte Festetich fa pensare che egli si prepari ad assumere la direzione del movimento. Nel gennaio 1934 è stato diramato infatti un comunicato che annunzia la costituzione di un «Direttorio del movimento socialnazionalista ungherese» del quale fanno parte, oltre al Deputato Mesko, che ne è il capo, il conte Fidel Palffy e il Festetich. Gli attacchi del Presidente Gömbös si appuntano ora principalmente contro questi due ultimi, non tanto per l’importanza politica delle loro persone, quanto perché egli teme che l’apporto finanziario ed il lustro dei due magnati possano dar nuovo impulso al partito che fino ad oggi almeno, per deficienza di coesione, di direzione e di prestigio, non costituiva elemento rilevante nella politica ungherese.
Due tendenze sono finora apparse nel programma di questo socialnazionalismo: guerra senza quartiere agli ebrei e riforma agraria radicale.
In una conferenza del Prof. Bela Kovric su «Fascismi e Hitlerismo» per iniziativa dell’Ordine degli avvocati di Budapest è stata illustrata la diversità dei due movimenti, culminante nella diversa concezione dello Stato che per Hitler è un mezzo di potenziamento della razza.
Quanto al sunnominato Conte Palffy egli è stato uno dei primi fautori del socialismo cristiano, ed è anche uno dei dirigenti dell’«Actio Cattolica» nonostante sia tra i capi del «movimento della croce uncinata». Come socialnazionalista si è distinto nell’organizzazione dei contadini di Györ, regione dove egli ha possedimenti. Ha fatto alcune pubblicazioni sulla Germania di Hitler ed è considerato il piú germanofilo tra i dirigenti nazionalsocialisti.
Estremista antisemita è meno conciliante di Mesko e Festetich. L’organizzazione di Györ ha una fanfara e una squadra d’assalto e solo formalmente fa parte del movimento nazionalsocialista.
Urss
Da Kharbin (Manciuria) è segnalato lo sviluppo del Russki Fascism diretto da un Consiglio Esecutivo di cui è segretario il Generale Rodzajevsky, uomo d’ingegno ed energico. Il reclutamento della gioventú continuerebbe attivamente in tutta la regione.
Note
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Vedi l’Irlanda. ↩