Nota dell’autore
ix–x

Nota dell’autore.

Nel licenziare questa seconda parte del terzo volume dobbiamo innanzitutto ai lettori una spiegazione. Secondo il piano originario dell’opera, Il duce si sarebbe dovuto concludere con il 1939 e, piú precisamente, con la firma del «patto d’acciaio», il 22 maggio. Le vicende successive a questa data sarebbero dovute essere trattate ne L’alleato. Contrariamente a quanto pensavamo quando iniziammo quest’opera, nel corso delle nostre ricerche ci siamo convinti che la firma del «patto d’acciaio» ha significato per Mussolini e soprattutto per l’effettivo dispiegarsi della sua politica meno di quanto spesso si crede e noi stessi, appunto, inizialmente credevamo. Fissare date veramente spartiacque è sempre difficile, per non dire impossibile; rimane comunque il fatto che, in base alle nostre ricerche, siamo giunti alla conclusione che il 10 giugno 1940, data dell’entrata in guerra dell’Italia, è assai piú significativa di quella della firma del «patto d’acciaio», sia per una compiuta ricostruzione della biografia di Mussolini, sia come termine ad quem degli avvenimenti trattati in questo tomo. Da qui la nuova periodizzazione adottata.

Messo in chiaro questo punto, ben poco ci resta da dire, salvo rinviare a quanto già scritto nella Nota premessa alla prima parte e avvertire che in questo volume abbiamo volutamente non trattato tutto il complesso dei problemi relativi alla politica militare di Mussolini e del fascismo, alla preparazione militare e all’industria bellica. Di tutti questi problemi tratteremo ampiamente nel prossimo volume dedicato agli anni della partecipazione italiana alla seconda guerra mondiale. Ad altri minori problemi pure rinviati a L’alleato si fa riferimento di volta in volta nel testo o nelle note.

E, infine, due precisazioni di ordine tecnico. Tra le fonti di questo volume ricorre spesso il diario di Giuseppe Bottai che abbiamo potuto consultare nel suo manoscritto originale. Tutti i riferimenti e le citazioni sono tratti da questo manoscritto (conservato nell’Archivio Bottai), anche quelli che già apparivano nella parte del diario edita dallo stesso Bottai nel suo Vent’anni e un giorno. E ciò sia per evitare possibili confusioni, sia perché tra i passi editi a suo tempo da Bottai e il manoscritto originale vi sono talvolta alcune discordanze. Altra fonte da noi piú volte utilizzata sono le memorie di Dino Grandi. Come il lettore vedrà, i rinvii e le citazioni da esse non recano altra indicazione che quella delle Memorie stesse. E ciò perché i fogli dell’originale manoscritto di esse non sono stati numerati dall’autore e l’ordinamento dell’Archivio Grandi non è stato ancora completato e, dunque, non si è provveduto a dar loro una numerazione.

Come nel passato e ancor piú, numerosi sono coloro che dovremmo ringraziare per i documenti, le testimonianze, i suggerimenti, gli spunti per ulteriori ricerche fornitici. Nella impossibilità di ringraziare tutti, vogliamo – al solito – ringraziare la giunta e il consiglio superiore degli Archivi, il sovraintendente dell’Archivio Centrale dello Stato, professor Renato Grispo, e tutti i suoi collaboratori. Analogo ringraziamento dobbiamo al professor Ruggero Moscati, presidente della commissione per la pubblicazione dei documenti diplomatici, e al professor Fabio Grassi-Orsini, direttore dell’Archivio storico del Ministero degli Affari Esteri. Molte altre persone che piú dovremmo ringraziare sono in questi anni scomparse; sentiamo per questo doppiamente il dovere di ricordarle insieme alle altre alle quali piú va il nostro ringraziamento: Bruno Bottai, Leone Cattani, Vittorio Cini, Riccardo Del Giudice, Emilio Faldella, Giuseppe Attilio Fanelli, Ferdinando Gerra, Foschetta Giuriati, Cesare Gori, Bernardino Osio, Camillo Pellizzi, Giorgio Pini, Gastone Silvano Spinetti, Fulvio Suvich, Leonardo Vitetti. Un ringraziamento dobbiamo anche alle Edizioni Rizzoli per aver potuto leggere prima della loro pubblicazione le memorie di Tullio Cianetti.

x

Un ringraziamento particolarissimo dobbiamo poi al conte Dino Grandi. La liberalità, la fiducia e la signorilità, veramente uniche, con le quali ci ha affidato tutto il suo archivio e le sue carte personali (diari, memorie, ecc.) e ci ha autorizzato a servircene per questo e altri lavori ci hanno permesso di sostanziare questo volume di una documentazione preziosa e di far luce o mettere a fuoco aspetti degli anni 1936-40 che altrimenti avremmo ignorati o avremmo potuto solo sfiorare.

Né, infine, possiamo dimenticare gli amici Ennio Bozzetti, Lucio Ceva, Luigi Cucci, Luciano Fassari, Emilio Gentile, Luigi Goglia, Michael A. Ledeen, Andrea Manzella, Francesco Margiotta Broglio, Massimo Mazzetti, Mario Missori, Enrico Serra e Alessandra Staderini.

Anche questo volume, come i precedenti, è dedicato alla memoria di Delio Cantimori.

R. D. F.